mercoledì 8 luglio 2015

Keep calm, perché abbiamo finito con Come Together



E siamo all'ultima parte della nostra analisi di Come Together, una delle canzoni più misteriose dei Fab Four. Per chi ha già letto le prime tre parti, sto per affrontare la quarta strofa; per chi non le avesse ancora lette, i post da leggere sono quiqui e qui: se fate veloci vi aspettiamo.

Quarta strofa.
"He roller coaster, He got early warning, He got muddy water, He one Mojo filter. He say one and one and one is three. Got to be good looking, cause he's so hard to see".

Il personaggio più ignorato nella storia che raccontiamo è sicuramente George Martin, eppure, come ho fatto notare più volte, doveva avere una grossa parte nella questione. Quest'ultima strofa secondo me è dedicata a lui.

Riassunto delle puntate precedenti. Apollo dice che tutti partecipano e si danno da fare per la sostituzione di Paul, ma qualche anno dopo, quando il bassista rivuole il suo posto, gli animi sono agitati e nessuno è più disposto a fare i salti mortali per un'altra sostituzione. George Martin, lo abbiamo dedotto da diversi indizi, solidarizza e sostiene Bill, che tuttavia non è mai diventato un Beatles a tutti gli effetti. Stando così le cose, il produttore si sarà opposto alla nuova sostituzione, suscitando così le ire di John, che non poteva essere certo troppo benevolo nei suoi confronti.

In questa situazione a me sembra giustificato il riferimento alle montagne russe (roller coaster), che fanno su e giù e non sono lineari, e alle acque torbide (muddy water), magari riferite alla scarsa trasparenza del comportamento di Sir George con loro. Piuttosto facile che Lennon abbia visto nel suo comportamento un vero e proprio tradimento.

Lui è un filtro magico (mojo filter). Un filtro è qualcosa che sta in mezzo tra una sostanza e un'altra. Questa ce la teniamo da parte, a futura memoria.

E poi arriva lei: la frase più famosa tra i fautori della PID. One and one and one is three. Anche tra i fautori dell'aritmetica: uno e uno e uno fa tre.

Ok, siamo seri.

Una frase simile detta da George Martin ha molto senso. Sa che Paul è uscito dal gruppo, Bill non è mai stato considerato un Beatles dagli altri e il rientro di Paul viene impedito. Quanto fa? Per me, fa tre. E lo possiamo ricondurre anche dallo stemma araldico di sir George, lo ricordate? In quell'occasione il produttore decide di includere nello stemma tre scarafaggi invece che quattro. Eppure il riferimento ai Beatles è scontato.

Got to be good looking cause he's so hard to see.
Deve essere di bell'aspetto perché è così difficile da vedere. O deve essere guardato bene (andandoci un po' larghi, lo ammetto). In ogni caso non si può negare che il ruolo di George Martin è decisamente difficile da vedere. E da capire.

Per ora abbiamo finito con Come Together ma sicuramente non con Abbey Road. Ci sono ancora parecchie tessere da aggiungere. Vi aspetto...

41 commenti:

  1. Ciao. Vedo che il blog è fermo da tempo, ma io mi sono iscritto da poco. Volevo sottoporti questo video su YOUTUBE https://www.youtube.com/watch?v=GeA9ZHCu2kA

    Mi pare che sia un elemento in più a supporto della teoria "Sono sempre stati due" che a me, man mano che curioso per il web, sembra sempre la più verosimile. Un caro saluto a tutti

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  2. Ciao Mauro, in effetti il blog è fermo da un po' ma conto di dedicarmici un po', appena mi sarà possibile.
    Ti ringrazio per il video, è molto interessante e porta decisamente acqua al mio mulino :o)
    Mentre andava il video notavo come in effetti nella maggior parte delle immagini il Paul con i denti allineati aveva anche le sopracciglia più lunghe piuttosto che il mento più pronunciato e il sorriso più aperto. E altre immagini in cui il Paul con i denti più storti aveva anche la faccia più tonda o la fossetta sul mento.

    In alcuni video poi, trovo particolarmente coerente che ci sia Paul: I am the walrus per esempio (non a caso "the walrus was Paul")come pure l'ultimo concerto, quello sul tetto, in cui i quattro Beatles (gli originali) davano l'addio al pubblico.

    Qualche altro frame mi lascia perplessa, come quello di With a little luck. Io direi che dovrebbe essere Bill, con la cicatrice sul sopracciglio particolarmente evidente. Mi sembra che però l'autore del video lo metta tra quelli con Paul con i denti storti. Non so. Chiunque sia, in quel periodo aveva bisogno di un dentista, sicuro :-)

    A presto...

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  3. Salve! La sua disamina è molto suggestiva e circostanziata; non ho ancora un'opinione definita in merito (anche se il rasoio di Occam porterebbe a dubitare assai di una messa in scena così articolata eppure così efficace), ma vorrei proporle una piccola variante interpretativa del verso "Got to be good lookin', 'cause it's so hard to see: c'è un'itervista di George Martin riguardante le sessioni dell'album "The Beatles" del 1968, in cui egli ricorda come John gli rimproverò l'esitazione nel valutare l'ennesima replica del medesimo brano "You're no fu*#in' good", cioè "non sei buono a nulla, non sei capace, non capisci un'acca".
    Ebbene il "good" del verso in discorso potrebbe voler dire "bisogna essere buoni di guardare, capaci di vedere, perché è così difficile capire". E', me ne rendo conto, un'interpretazione utile alla sua tesi, con buona pace del suddetto rasoio, ma la ritengo funzionale a un'argomentazione più "piana" sulla presunta macchinazione, con tutte le perplessità che ancora nutro al riguardo. E ora vado subito a leggere gli altri articoli; grazie per l'attenzione e, prima ancora, per i suoi articoli e scusi tanto se scrivo da anonimo: è un dannato vizio (i miei amici mi chiamano "l'oscuro") :-[

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    1. Ciao e benvenuto!! Nessun problema né con l'oscurità, né con l'anonimato. E'interessante questo riferimento, la parola viene utilizzata grosso modo con lo stesso senso e (secondo me) per la stessa persona.
      Per il resto, mi rendo conto che la teoria è complessa ma è comunque un punto di partenza per vedere le cose da una prospettiva che non sia la versione ufficiale, con tutte le sue contraddizioni.
      Perciò ben vengano idee e contributi!!!

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  4. E rieccomi! [Parte prima]
    Forse dovrei rileggermi più attentamente tutta la disamina - ma denoterei sistematicità e, siccome sono affezionato alle caratteristiche negative che, giust'appunto, mi caratterizzano, rischio la grigia e procedo. Non ricordo accenni al ritornello e, dunque, procedo a tentoni come se non ci fossero: spero di ricordare bene, come ricordo bene tutta la tua disamina (e posso provarlo in interrogazione orale e scritta ;-))

    All'atto di partire per la tangente, premetto, ribadendole, le perplessità rasoiali di cui prima, ma facciamo conto di interpretare un "Piano" in stile "Pendolo di Foucault" (certo, in sedicesimo, data la portata meno universale di questo nostro) e proviamo a trovare conferme dove meno si sospettano.
    Parto dal principio portante del racconto "La lettera rubata" di E.A. Poe (che, a questo punto, ha fatto appena il suo dovere a comparire in "I am the walrus"): se vuoi nascondere qualcosa, mettilo ben in vista.

    Secondo me, un buon candidato per "il punto più in vista" è il ritornello.

    Se ne consideriamo le parole (come together, right now, over me) alla luce della sua elaborazione iniziale (la campagna elettorale di Timothy Leary), non possiamo che riconoscerne la connotazione sessuale fin troppo spinta... Peraltro, che cosa c'entrerebbe mai col resto della canzone l'invito del cantante agli ascoltatori a venire insieme? E non parliamo poi del "dove" - quell'"over me" che qualcuno pudicamente/forzatamente traduce "da me, vicino a me" e che, invece, per la gioia delle lavanderie, molto più prosaicamente... ehm, tralasciamo)!
    Certo, se seguiamo le indicazioni verso "Nonsense Lane(1)", sono poche le canzoni che abbiano meno senso di Come together! Anzi, preciso meglio: sono poche le canzoni che in maniera più appariscente e dichiarata di Come together vogliano essere prive di senso; la maggioranza delle canzoni soliste di McCartney (escludo quelle coi Beatles per pura affezione), per esempio, sembrano dire qualcosa, anche se poi, stringi stringi, va bene quando questo "qualcosa" è "pochino"... Per citare qualcosa di estraneo, "Bohemian Rhapsody" dei Queen, all'opposto, si presenta come una spezzatura di senso e di situazioni, ma lascia ben intuire la presenza di un robusto sfondo concettuale (problemi di identità, sensi di colpa, suicidio e rinascita - qualcosa che rimanda al morire e dover rinascere di cui parlava De André a proposito del suo "Tutti morimmo a stento" ecc.).

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  5. [Parte seconda]
    Ma non divaghiamo: "Come together", dunque, arriva dichiarando "non ho alcun senso"; poi, però, l'autore stesso dichiara che il senso c'è e dà una traccia interpretativa (i riferimenti autobiografici a sé e al gruppo).
    Se, dunque, siamo nell'ottica che la canzone descriva persone e situazioni (e, avendo innanzi i tuoi scritti, possiamo quasi sfiorare la convinzione), be' allora deve avere un significato coerente anche il ritornello!
    E allora? Proviamo, se mai è possibile, a metterci nei panni del suo autore, che, al momento, è
    - confuso (per la paura di non essere più un Beatle e il desiderio di liberarsi da ciò che questo comportava, umanamente e artisticamente)(2)
    - stressato (divorzio dalla prima moglie, rimprovero mediatico per essersi allontanato da un rassicurante cliché, campagna di odio a sfondo anche razziale verso Yoko - ricordiamo le apostrofi "yellow" e "monkey" fra le tante)(3)
    - nervoso (stile di vita a dir poco irregolare, uso e abuso di eroina)(4)
    - e pure "aggressivamente soddisfatto" (per la campagna di "advertising for peace", far pubblicità alla pace)(5).

    Se contiamo che tutto questo complesso groviglio emozionale si verificava in una situazione in cui
    - "arriva il Re Sole", che ha passato un sacco di tempo a farsi i fatti suoi trascinandosi lentamente,
    - uno è un santone schiacciasassi;
    - uno ha la moglie con le basette ("Ono sideboard" - da ricordare come Peter Brown motteggiò Neil Aspinall che sia stava facendo crescere la barba: "Un'altra barba! Se la stanno facendo crescere tutti... perfino Yoko ci sta provando!"(6)), si spara cocaina (la Coca-Cola, nella quale la BBC vide un riferimento, appunto, alla droga) e si lascia andare da far schifo ("to let one's hair down" significa lasciarsi andare; l'accenno c'era già in gennaio, nella canzone "I've got a feeling" e può essere un riferimento a due, il famoso sfaccendato Re Sole e l'autore medesimo, che non mancava di obiettività nel considerare la propria situazione - vedasi "help!");
    - e un altro dice "ora siete in tre e ci restate!":
    ebbene, dopo tutto questo sforzo introspettivo, non avremmo voglia di sbottare dicendo che tutte queste cose "ci stanno dando addosso"?

    Sintetizzando, c'è un elenco di situazioni che, nell'insofferenza dell'autore, "vengono insieme, proprio adesso / tutte adesso, SU DI ME" (chiedo scusa per il maiuscolo, non è per urlare in un blog altrui ;-) ). Fila?
    Ancora grazie per l'attenzione e scusa (scusate tutti!) se sono stato prolisso: ho la febbre di "Come together" da quando l'ho sentita la prima volta :-[




    (1) Storpiatura del modo di dire "to stroll down Memory Lane", passeggiare giù per Via dei Ricordi, ossia rievocare il passato;
    (2-6) I riferimenti che ho messo sono tratti da "Shout!" di Philip Norman e da Live!, raccolta di interviste di John Lennon dall'epoca dei Beatles al 1980.

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  6. [Parte terza]

    Ahimè, la grafomania non mi ha salvato dalla sbadataggine: aggiungo una piccola notazione sul "monkey finger": può darsi benissimo che si riferisca alle dita dei piedi, ma allora sarebbe più appropriato toe (certo, sarebbe anche più scoperto, ciò che confligge con l'intento di dire e non dire, parlando per enigmi); in ogni caso, il riferimento alle dita dei piedi di uno che attraverserà scalzo le strisce pedonali mi sembrerebbe un po' troppo pianificato: "Come toghether" viene registrata a fine luglio, la foto di copertina viene scattata in agosto. Potrebbe anche darsi che il burlone Bill, colto l'accenno di John, avesse deciso di spiattellare la sua confessione plantare sulla copertina, la cosa è suggestiva, ma, fino a prova contraria, questo è un "Piano" foucaultiano in sedicesimo che noi stiamo rendendo plausibile... e il signor Occam mi sta dicendo che, non bastasse il rasoio, sta arrotando la mannaia :-D

    Ancora grazie + le scuse!
    Tuttavia, in slang, avere monkey finger significa avere le dita ingiallite a seguito di sfumacchiamento seriale di canne; lo vedo più in tema con uno che è un Re Sole fannullone, che si trascina lentamente e si rimbambisce di canne dalla mattina alla sera - specie se è la stessa persona che ha scritto "got to get you into my life" per le canne e che poco più in là scriverà la (interminabile) Monkberry Moon Delight... (Cioè, se Paul è stabilmente stonato, in senso cannabinolico, Bill non scherza)!

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  7. Grazie a te per il contributo. Sempre interessante e circostanziato. Anche se a tratti mi sono venute le vertigini :)

    - Condivido quanto dici sul titolo. Può essere un'affermazione di sfida verso gli eventi e le persone che gli si sono messe di traverso. Ricordo che il punto di partenza di Abbey Road è sempre che i Beatles stanno dando il giro al tavolo, stanno lasciando le scene e ci stanno spiegando perché. Ma, come dici bene tu, tutto è posto sotto forma di enigmi e forse un po' troppo, per essere casuale. E' decisamente tutto troppo appariscente.

    - Non mi trovi d'accordo sul fatto che le canzoni di McCartney dicano pochino... Sono convinta che Bill racconti nei versi dei pezzi importanti della storia in cui è rimasto coinvolto.

    - Non conoscevo la storia della barba, e nemmeno i termini in slang (let one's hair down e monkey finger) Ci stanno ma dovrei ragionarci meglio: in questo punto della storia, Lennon difende, non solo sé o Yoko ma anche l'intero gruppo. Lui spiega perché vanno via, sta dando delle giustificazioni perciò non so se affonderebbe il colpo sui "suoi", compreso Paul. Lo farebbe invece contro Bill e George Martin. E lo fa abbondantemente anche dopo.

    - una precisazione: l'uomo che attraversa scalzo, e di conseguenza i riferimenti alla sua presenza, sono stati necessariamente pianificati. Sono convinta che quello sia Paul e non Bill e ha un senso ben preciso... Su questo devo chiedere pazienza ma giuro che darò una spiegazione più soddisfacente perfino del funerale :)

    -Monkberry Moon Delight. Apollo dice che l'ultima parte di quella canzone è di Paul e la prima di Bill. Lui da importanza agli ultimi versi in una diatriba post Beatles che si sviluppa tra John e Bill.
    Comunque sono d'accordo che, di canne, si stonavano entrambi ;)

    A presto e grazie ancora.

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    1. - parte seconda -



      - “to have muddy waters / to muddy waters”, sempre in espressione idiomatica, significa effettivamente, “rendere la situazione più confusa, più complicata” e il fatto che la locuzione segua la citazione del roller-coaster è coerente
      *sia con gli alti e bassi della borsa (la Northern Songs era quotata in borsa dal '65 e in contemporanea alle registrazioni di abbey Road erano iniziate le trattative commerciali per il controllo della ATV di Allen Klein, allora manager dei Beatles, trattative che Lennon mandò a monte dichiarando di “essere stufo di essere fottuto da individui in giacca e cravatta seduti su loro grassi c##i nella City” - cito a braccio ancora da “Shout!”)
      * sia nel riferirsi a sbalzi emozionali e tortuosità comportamentali – ma, quanto a ciò, il ritratto del testo può richiamare non solo il produttore, ma lo stesso McCartney (che in estate chiede a Lennon di non ufficializzare l'allontanamento dai Beatles, per non turbare altre trattative commerciali sui diritti d'autore, ma utilizzerà poi il proprio, nella primavera del '70, per pubblicizzare il disco “McCartney”: sempre in “Live!”, Lennon accenna alla doppiezza di McCartney riferendosi a episodi precedenti al '69, quindi si può ammettere questo, della cui esasttezza le vicende del '70 saranno una semplice conferma);

      - il “Mojo filter” sarebbe forse da considerare un po' più... stereoscopicamente: con Mojo si intende
      * il sacchetto magico dello Hoodoo (che richiama New Orleans, il sud degli Stati Uniti in genere, ma che potrebbe riferirsi anche a vicende originatesi in quiei luoghi, dal boicottaggio dei Beatles nella “Bible belt” del '66 a vecchie ruggini commerciali, relative alla società Seltaeb, tornate brevemente d'attualità nel '67a margine del presunto suicidio di Brian Epstein: sono sicuro che, nel ricostruire il pendolino di Foucault, qualcosa di sensato lo troviamo!)
      * l'organo sessuale maschile;
      * ma attenzione: Mojo potrebbe essere anche un mero riferimento alla canzone “Got my Mojo working on you”, un vecchio standard simil-jazz. E chi lo cantava, se non Muddy Waters? E allora, retrospettivamente: qualcuno aveva una predilezione per Muddy Waters, tra i Beatles o nel loro immediato éntourage?

      [Proposta]
      Dunque, dato che l'analisi si ingarbuglia, per colpa del dannato slang di Lennon e della sua oscurità nella scrittura (e sì che la rimprovererà a McCartney a proposito delle frecciate contenute in “Ram”), che ne dici di stendere una versione complessiva di “Come together”? Una versione riveduta, corretta, ma provvisoria e passibile di aggiustamenti man mano che le “indagini” proseguono...

      Bene, siccome non voglio rischiare che dalle vertigini si passi alla labirintite ;-) mi fermo qui.
      Grazie dell'attenzione e à la prochaine!


      P.S.: A proposito: leggendo gli interventi di Apollo sui blog citati, non ho trovato il punto in cui salta fuori che si tratta di Neil Aspinall. Me lo potresti indicare? Grazie e di nuovo à la prochaine!

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    2. Ciao!! Scusa il ritardo.. Molto interessanti gli input. Trovo la proposta allettante, possiamo provare a rifare il quadro generale di Come Together qui nei commenti e se riusciamo ad arrivare a qualcosa di coerente potremo raccogliere i risultati in un nuovo post.
      Non escludendo alcuna ipotesi, provo ad inserire i tuoi indizi seguendo la pista già tracciata cioè la divisione delle strofe tra quattro personaggi (Paul, Bill, John e George Martin) e il messaggio di fondo, cioè mostrare la situazione che porta il gruppo a sciogliersi.

      Sul titolo siamo d'accordo: John è esasperato da tutto quello che gli si è messo di traverso e COME TOGETHER è il suo sfogo o la sua sfida ad andare con (o contro di) lui.

      HERE COMES OLD FLAT-TOP, GROOVING UP SLOWLY.
      Introduce Paul riferendosi alla chitarra, primo strumento di Paul e alla vecchia gloria (OLD TOP), e poi, al crescere (GROW UP) lentamente, incidendo dischi e divertendosi (GROOVING).
      JOO JOO EYEBALL
      (letteralmente occhiata malevola) Potrebbe riferirsi alla rogna della Apple (assonanza tra pronuncia di eyeball e apple).
      HE ONE HOLY ROLLER. (???)
      HE GOT HAIR DOWN TO HIS KNEE.
      Lui si è lasciato andare perchè il suo "erede" è morto.

      GOT TO BE A JOKER HE JUST DO WHAT HE PLEASE.
      Deve essere un buffone, fa solo quello che gli va.

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    3. HE WEAR NO SHOE SHINE, HE GOT TOE JAM FOOTBALL. HE GOT MONKEY FINGER.
      E qui sappiamo pochino. Lui non indossa scarpe (riferimento alla copertina) o non indossa scarpe lucide (è povero). I richiami alle dita dei piedi potrebbero indirizzare ai piedi diversi tra i due. Ma secondo me c'è qualche altro gioco di parole a cui non siamo arrivati (ancora) Lui ha le dita ingiallite dalle canne (valutiamo).
      HE SHOOT COCA COLA.
      Non sono sicura si riferisca alla cocaina. Mi chiedo: ne facevano uso? perchè io ho sempre sentito sulla marijuana e sull'LSD ma sulla cocaina non ricordo nulla.

      HE SAYS I KNOW YOU, YOU KNOW ME. ONE THING I CAN TELL YOU IS YOU GOT TO BE FREE.
      Ha detto io ti conosco e tu mi conosci. Una cosa ti posso dire: devi essere libero. Fanno evadere Bill per entrare nel gruppo.

      HE BAG PRODUCTION.
      Lui abbandona la produzione per dedicarsi alla Bag Production.
      HE GOT WALRUS GUMBOOT
      Lui tira le fila della storia (è il tricheco). Ma gli stivali di gomma potrebbero nascondere altro.
      HE GOT ONO SIDEBOARD.
      Lui ha Yoko Ono al suo fianco (a bordo).
      HE ONE SPINAL CRACKER. HE GOT FEET DOWN BELOW HIS KNEE. (???)
      HOLD YOU IN HIS ARMCHAIR YOU CAN FEEL HIS DESEASE.
      Questo mi fa pensare a qualcosa tipo: se ti metti al suo posto (se ti siedi sulla sua poltrona) puoi sentire il suo disagio.

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    4. HE ROLLER COASTER.
      George Martin. Ha fatto su e giù come le montagne russe.
      HE GOT EARLY WARNING.
      Sta per preallarme. Si è allarmato troppo presto?
      HE GOT MUDDY WATER. HE MOJO FILTER.
      Ha complicato la situazione. (non escludo l'interesse per Muddy Waters ma non riesco a legarlo)
      HE SAYS ONE AND ONE AND ONE IS THREE.
      Ha detto che uno e uno e uno sono tre. Ha impedito a Paul di tornare nel gruppo e sono rimasti in tre.
      GOT TO BE GOOD LOOKING CAUSE IT'S SO HARD TO SEE.
      Bisogna essere capaci di guardare perchè è cosi' difficile da vedere. Si riferisce all'ingerenza di George Martin ma può riferirsi anche alla verità su come sono andate le cose.

      OK. Mi scuso se c'è qualche inesattezza nel testo e ti chiedo se vuoi aggiungere o correggere qualcosa o se qualcosa secondo te è rimasto indebitamente fuori.

      Per quanto riguarda il post in cui si annuncia la morte di Apollo e la sua identità, ho cercato il link nel forum Nothing is real ma non ho trovato nulla. In quel forum da tempo hanno cancellato i post di Apollo e quelli lasciati da A Pinch Of Vermouth, che per un po' ha continuato a scrivere per conto di Apollo.
      Certo il fatto che abbiano cancellato i suoi indizi a me fa supporre che ci fosse qualcosa di importante da eliminare.
      Ho trovato in questo blog i riferimenti ad Apollo e alla sua partecipazione ai forum:
      http://iamaphoney.blogspot.it/2008/04/eulogy-for-apollo-c-vermouth.html

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    5. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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    7. [spero sia un errore del mio navigatore, ma mi accorgo con orrore del fatto che due tronconi del mio commento-fiume sono andati persi e riestano solo il primo e il quarto... che da soli non hanno senso. Spero che il disguido sia solo momentaneo, in ogni caso cerco di riscrivere la parte mancante prima che posso. Scusa l'inconveniente, a prestissimo!]

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    8. Ciao!!
      Non so come si è creato l'inconveniente e non voglio farti fare lavoro doppio. Nella casella di posta collegata ai commenti ci sono i tronconi mancanti ma io non li posso integrare nella posizione giusta. Li posso copiare e incollare qui di seguito numerandoli... e specificando l'autore.. dimmi tu.

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    9. Grazie del pensiero, ma avevo già lavorato :-D
      Non preoccuparti, dunque, dei tronconi perduti e, se vuoi, cancella i due pubblicati: posto ora il commento completo.

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    10. Assumo come punto di partenza la tua argomentazione sulla corrispondenza strofa-personaggio e parto con la prima, il cui tono medio appare costruttivo-amichevole anche quando si conceda uno sfottò in cifra.

      Here come old flat-top he come grooving up slowly
      Anzitutto, il termine “come” sembrerebbe una sgrammaticatura in luogo di “comes”, ma potrebbe essere benissimo un congiuntivo esortativo. Ne risulterebbe:

      Venga qui il vecchio cassa-piatta, venga, lui, crescendo (se si accetta la contaminazione con to grow, ma considererei anche “risalendo in superficie” – ossia “riprendendosi”, se intendiamo to groove nell'accezione specifica, mineraria, di “scavare” - qui “scavare /up/, verso l'alto) lentamente


      He got joo joo eyeball
      Eyeball, come da te argomentato, ha pronuncia simile a Apple; siccome la Apple è stata principalmente un'idea di Paul (la definiva “una stravaganza controllata, un comunismo occidentale”) è logico pensare che il verso fosse un rinfaccio per come era andata a finire e, quindi, la parola joo joo, “magia/vibrazione” in senso positivo o neutro (thesaurus.com), diverrebbe “malocchio/disgrazia” secondo la sfumatura negativa attestata da urban dictionary. Perciò:

      lui ha un (mal)occhio magico/una mela avvelenata (tra l'altro, questo potrebbe essere uno sfottò di John al Paul-felice-possessore-di-un-quadro-di-Magritte, raffigurante un tizio con una mela al posto del viso)


      He one holy roller
      Per questo verso, onestamente non mi sento di ribadire la mia prima traduzione di “santone schiacciasassi”, riferibile a George. “Holy roller” sta per beghino/pinzochero invasato; l'apostrofe non farebbe che confermare lo scetticismo di John sulle impennate mistiche in genere (crf. La canzone “God” del suo primo album solista) e di Paul in fattispecie. Per esempio, sul riesumato progetto “Get back”/“Let it be” del 1970, la canzone eponima viene introdotta da un beffardo falsetto di John “...and now we'd like to do 'Ark the angels come'” (“...e ora vorremmo eseguire 'Ascoltate, arrivano gli angeli'”: la canzone, infatti, parla di una “madre Mary”, che sarebbe la mamma di McCartney, ma che, anche per intento dell'autore, è un richiamo alla Madonna).
      In un significato dello slang ancora più... “pulp” ;-) “holy roller” indicherebbe un cannone arrotolato con una pagina della Bibbia. Che ne diresti, dunque, di tradurre:

      Buono lui, il cannonico (calcando sul ironia di “he one” e col calembour riassuntivo di “canonico fumato”)?


      He got hair down to his knee
      Qua il difficile sta nel raccordare il gioco di parole che richiamavi, “hair/heir”, con l'espressione idiomatica “to let one's hair down”, lasciarsi andare; atteso che, secondo Mr. Apollo, il Paul originale è rimasto devastato dalla morte dell'amico (/amato?), il “down to his knee” potrebbe significare “perdere completamente la trebisonda”, “andare sottozero”, “sprofondare”. Quest'ultima possibile traduzione offrirebbe un appiglio per riprendere l'accenno all'erede seppellito e si potrebbe rendere la frase con un “è sprofondato come un'erede”... Obietterai, magari, che “sprofondarsi come un erede” non ha significato e non è un modo di dire; be', da ora può diventarlo [Aneddoto sul formarsi di un modo di dire: quando, per migliorare il mio inglese, presi a scrivere e tradurre i versi delle canzoni che mi piacevano, su “don't stop me now” dei Queen fraintesi “atom bomb” per “iron board”; siccome condividevo le traduzioni con amici vari, ancora adesso qualcuno esprime soddisfazione dicendo “ci godo come un'asse da stiro”]. quindi, ereditiero/amante che sia...

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    11. [segue da "ereditiero/amante che sia"]

      Tuttavia, se si accetta il “lasciarsi andar giù come un morto”, questo brutale, cinico accenno alla causa di sofferenza di un (sia pure ex) amico, suona un po' stonato rispetto alla temperie generale della strofa, che mi pare benevola e, pur quando che sia, benevolmente canzonatoria (non è sarcasmo feroce nemmeno il “cannonico” del verso precedente). In considerazione di ciò, e molto liberamente, tradurrei:

      L'ha perso davvero, ha perso l'aplomb
      [L'inizio verso riecheggia “E Andrea l'ha perso, / ha perso l'amore”, dalla canzone “Andrea” di Fabrizio De André, molto pertinente quanto all'argomento; il significato complessivo del verso diventa, così, un invito a rialzarsi ricordando, con sollecitudine appena colorita di affettuosa celia, il motivo della caduta: ricordarlo così è un po' aiutare a superarlo. Molto più da amico leale, no?]

      Got to be a joker, he just do what he please
      Altri congiuntivi esortativi (do) ed eventuali (please) dopo l'introduttivo “got to be a joker”, in cui ravviserei l'accenno a una tematica sviluppata meglio in “Working class hero”: se si appartiene alla classe lavoratrice, l'unico modo in cui il potere consenta di uscirne è “fare il pagliaccio”, cioè intrattenere un pubblico pagante - anche smisurato, come quello dei Beatles. A quel punto, però, “bisogna” continuare a fare i pagliacci e a essere una macchina da soldi, per continuare a distrarre dalla propria condizione chi è rimasto nella working-class e non ha avuto scappatoie per “sfondare”: non è consentita deviazione da questo canovaccio. Ecco, allora, un'esortazione opposta:

      Bisogna essere pagliacci, lui faccia solo quello che gli piaccia

      Elimina
    12. (segue da "lui faccia solo quel che gli piaccia")

      La strofa successiva non è così empatica e accomodante: anzi, per come la interpreto ora, soprattutto alla luce delle tue circostanziate argomentazioni, è pervasa da risentimento e asprezza.

      He wear no shoe shine
      “Shoeshine” può significare calzolaio, ma ha anche un'accezione gergale di albagìa; quindi, con “wear” nuovamente congiuntivo esortativo, il verso sarebbe un ammonimento a non fare troppo il prezioso o la primadonna (concetto poi ripreso in “Gimme some truth” del 1971: “I'm sick and tired of watching scenes of tight-lipped, egocentric paranoiac primadonnas”, “sono stanco e stufo di guardare scenate da schifiltose, egocentriche, paranoiche prime-donne”).
      Fra i vari significati idiomatici di “shoeshine”, ho trovato un riferimento all'abbigliamento appropriato per un agente dell'F.B.I. e questo rimanderebbe sia alla, presunta, mezza-confessione di Bill in “she came in through the bathroom window” (cfr. il verso “and so I quit the police department / and got myself a steady job”), sia al solito commentino di John fra i brani di “Let it be” - quello in cui ricorda che la “Regina dice no ai membri dell'F.B.I. che si fanno le canne” - e perciò

      - si levi le arie da divo/sbirro perfettino

      He got toe jam football
      Ora, “toe jam football” sarebbe una pallina fatta della materia sudicia che si accumula fra le dita dei piedi. Stando sempre a siti vari di idioms, pare che fra anglosassoni sia uno scherzo gustosissimo farsi fermentare i piedi, fare palline della materia ottenuta con tanta dedizione e poi tirarla agli esilarandi amici. Magari non suonerà come passatempo molto compassato e british, ma non mi stupisce, avendo io malauguratamente assistito a prodezze analoghe negli spogliatoi di una piscina, in Inghilterra. Comunque, avendo purtroppo anche esperienza di amici finiti in brutti giri, ho potuto apprendere che in gergo le sostanze si chiamano con nomi di secrezioni o escreti corporali, per cui fare palline con quella roba potrebbe stare benissimo per

      lui fa palline di hashish/oppio

      He got monkey finger
      Lennon prosegue ribattendo sullo stesso tasto, come in un elenco:

      lui ha il dito da scimmia (si ricordi che nell'argot dei tossicodipendenti la “scimmia” è la dipendenza dalla sostanza; in questo caso particolare il dito da scimmia denota la presenza di macchie brunastre dei polpastrelli, sulle dita che abitualmente stringono la sigaretta/canna)

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    13. (segue da "sigaretta/canna")

      He shoot coca-cola
      lui “si spara” cocaina (come Lennon dichiarò in un'intervista del 1980 a Playboy: "I've had cocaine […] The Beatles had lots of it in their day” e, da qualche parte, lo stesso Paul, o chi per lui, ne parla - cfr. www.beatlesbible.com/features/drugs/7/)

      He say “I know you, you know me” / One thing I can tell you is you got to be free
      Questo verso mi pare una richiesta di fiducia cui corrisponde un diniego. Lennon si era già lamentato più volte del suo dover lottare per avere uno spazio sui singoli e per il clima di scarsa collaborazione e serietà nel cercare l'arrangiamento e l'esecuzione giusta per le sue canzoni; a un certo punto, iniziò a subodorare qualcosa di intenzionale in tutto ciò. "Subconscious sabotage. I was too hurt... Paul will deny it, because he has a bland face and will say this doesn't exist. This is the kind of thing I'm talking about where I was always seeing what was going on and began to think,
      Well, maybe I'm paranoid. But it is not paranoid. It is the absolute truth. The same thing happened to 'Across the Universe.' The song was never done properly. The words stand, luckily." A quel punto si tira fuori dal gruppo:

      - lui dica pure “Io ti conosco, tu mi conosci” / una cosa che posso dirti è “devi essere libero/bisogna essere liberi” (con “you” = tu generico)!

      Retrospettivamente la cosa è coerente con l'interpretazione che John dava di "Hey Jude": Paul inconsciamente dice a John di "andare via con lei" (Yoko), mentre consciamente cerca di tenerlo nel gruppo, dissuadendolo con rassicurazioni ("Io ti conosco, tu mi conosci" - da integrarsi a piacere con il "non ti farò mai del male" in "Oh! Darling", invocazione pronunciata abbastanza similmente a un "Oh! Johnny")... Be', salvo poi fregarlo sul tempo nell'ufficializzazione della rottura, per pubblicizzare l'album "McCartney". Questo, però, accadde nel 1970; per quanto riguarda il verso considerato, si vede che nell'estate 1969 la risposta di John taglia corto con qualsiasi rassicurazione, affermando che il gruppo è finito e ognuno deve andarsene, libero, per la sua strada.

      Bene, confido che stavolta tutto funzioni... a presto per le strofe successive e ancora grazie per l'attenzione!

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    14. Ciao! Riprendo da dove ero rimasto!

      La nuova strofa è chiaramente autobiografica ed è interpretabile un misto di dichiarazioni d'intenti, rivendicazioni, autoironia e insofferenza.

      He bag production
      in proposito, una frase idiomatica interessante (dizionario Hazon) è “bags I!” (“piglio tutto io/me lo prendo io!”); nei mesi di gestazione del “White Allbum”, da un lato Lennon aveva provato a riaffermare il proprio ruolo-guida nei Beatles, ma dall'altro aveva constatato come il controllo vero fosse ormai appannaggio di altri (McCartney e il produttore George Martin, per la musica, anonimi azionisti, brokers, parassiti e profittatori vari, per l'amministrazione finanziaria della Northern Songs e della Apple). Da qui il suo progressivo disinteressarsi alle sorti del gruppo e l'inizio di una carriera indipendente. “Break out the Palace”, fuggire dal Palazzo, cioè dalla prigione del cliché da Beatle e dalle restrizioni/censure artistiche, era diventato il suo imperativo per liberarsi come individuo e come artista. La creazione con Yoko Ono della Bag Productions andava proprio in questa direzione e, se sicuramente richiamava gli eventi di comunicazione-totale (bagism, dal sacco di tela in cui si entrava per liberare la comunicazione dalle difficoltà dovute alle apparenze), a mio avviso giocava anche sul significato di “pigliarsi/avere di nuovo il controllo della produzione”. Su queste basi, però, tradurre senza fare del verso un'orazione sarà un problema; per ora, che ne dici di

      produce un Sacco di suoni solo suoi
      (“solo suoi” per richiamare il verbo “to bag”, “produce” per “productions” e “suoni” come rimando al primo risultato di questa nuova consapevolezza, ossia gli album solisti di “Unfinished music” noti come "Two Virgins" e “Life with the lions”)

      He got walrus gumboot
      Su questo in internet si legge una pletora di interpretazioni tutte accomunate da un'argomentazione presuntiva e, dunque, precaria: in genere, anche considerando varie interviste di John, si cita “the walrus and the carpenter” di Lewis Carrol. Ma, se la storia che stiamo postulando non è mera invenzione, un tale, limpido suggerimento da uno che si è fatto un dovere di parlare per mezze frasi e fuorviare (col famoso verso “the walrus was Paul” nella canzone “Glass onion”, per esempio) è quantomeno sospetto. Per dire, verrebbe voglia di sederlo su una sedia in una stanza buia e vuota e, puntandogli in faccia la luce di una lampada, domandargli a brutto muso: “E che mi dici allora del Walrus, il veliero del pirata Flint nell'”isola del Tesoro” di Stevenson?
      Comunque, nell'impossibilità tanto di ciò quanto del propendere per un'interpretazione specifica, mi atterrei a quel poco di “certo” che l'autore medesimo ha fornito nella sua produzione immediatamente successiva. Nella già citata “God”, Lennon scrive: “I was the dreamweaver, / but now I'm reborn. / I was the walrus, / but now I'm John” (ero il tessitore di sogni,/ ma ora sono rinato. / Ero il tricheco, / ma ora sono John"): tralasciamo che il tricheco fosse o meno un simbolo di morte in qualche cultura ancestrale, che fosse Paul nella foto sulla copertina di “Magical Mystery Tour” (dopo un possibile cambio integrale di vestiti, si direbbe), o qualsiasi altra cosa. Qualunque cosa fosse, per John è passata, aliena ("_now_ I'm _John_"),morta e sepolta (non si rinasce se non si muore un po': cfr. ancora Fabrizio De André, intervista con Enza Sampò a proposito di “Tutti morimmo a stento”) ed egli ormai la riguarda con risentito straniamento. Proporrei, perciò

      Del tricheco ne fa stivali / Ha un tricheco dei suoi stivali
      (non “nei”, perché corrisponderebbe a “in his boots” e ciò ricorda troppo l'immedesimante “in your shoes”, che identificherebbe John e il tricheco e forzerebbe il testo: walrus gumboot, non walrus in his gumboot)... Tuttavia mi riservo di pensarci ancora un po' su.

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    15. He got Ono sideboard
      Qui il riferimento mi sembra abbastanza immediato: si tratta della mostra Half a room, di Yoko Ono, in cui erano esposti mobili, suppellettili e oggetti comuni, tagliati a metà e verniciati di bianco: simboleggiava la rottura di un rapporto di coppia (la Ono si era separata dal primo marito), un taglio brutale che divideva in due una famiglia e, per estensione, un intero mondo di cose comuni. Anche nei Beatles era in atto un processo simile ed è chiaro il riferimento dell'autore al taglio che si sta operando in un mondo fino ad allora coeso. Tradurrei, perciò

      Ha un cassettOno a metà
      (il calembour è volto a ricordare come la Ono fosse ritratta come elemento di disturbo, spinta centrifuga, e via colpevolizzando; siccome Lennon si è sempre cavallerescamente e doverosamente schierato in sua difesa, mi piacerebbe mantenere qui un accenno allo stesso gesto che, nel White Album, gli fece scrivere che tutti avevano qualcosa da nascondere, tranne lui e la sua scimmia - scimmia era un'altra gentile apostrofe usata da alcuni commentatori molto british)

      He one spinal cracker
      lui che si è sempre rotto la schiena
      Riferimento, ironico per antifrasi, alla propria pigrizia (svelata, in una famosa intervista, dalla giornalista Maureen Cleave e celebrata nella canzone “I'm only sleeping”): ci vedrei anche un accenno alla canzone “Girl”: la strofa alla cui stesura contribuì McCartney recita “that a man must break his back / to earn his day of leisure”; dopo anni persi “living … with eyes closed”, vivendo con gli occhi chiusi (abbagliati dalla chimera del successo) e “misunderstanding”, senza capire o capendo male, ecco che adesso bisogna rompersi la schiena per lo spazio sui dischi, per starsene in pace con la moglie, per non essere controllati da borsaioli (di Borsa) di borsa in giacca e cravatta ecc., ecc.
      Be', “rompersi la schiena” resta una locuzione grossa... ma rapportiamola per carità di patria solo alla situazione, va', altrimenti va a finire che, invece di un tormentato e sensibile poeta e compositore calembourista, si vede solo un viziato milionario egocentrico da gratificare con un solenne calcio nel sedere – altro che lambiccarsi sulle sue "oscurezze"!

      He got feet down below his knee
      Qua ravviso ancora il tema della ricerca di onestà/semplicità (motore dell'abortito progetto “Get back”): il punto d'arrivo del descrivere la semplice realtà e basta sarà raggiunto e compendiato solo un anno più tardi nella frase “and that's reality” (sempre “God”), che chiuderà il cerchio aperto dal “nothing is real” di “Strawberry Fields forever”. Qui, invece, leggo un contrasto con “he got hair/heir down to his knee”: là qualcuno ha “qualcosa di più” nascosto – nascosto nel testo oscuro, nascosto in un'omosessualità celata ecc.; qui, al contrario, non c'è nulla di nascosto e l'autore, sotto il ginocchio, non ha crisi esistenziali o amori perduti, ma semplicemente i piedi (che, evidentemente, qualcuno è riuscito a “get … back on the ground”, giusto per chiudere anche il cerchio con “Help!”). Dunque,

      sotto i ginocchi ha solo i piedi

      Hold you in his armchair you can feel his disease
      restaci tu al suo posto, puoi accorgerti del suo disagio.
      Questo verso non ha bisogno di interpretazione, penso: sta dicendo che, per quanto sembri comodo soffice e invidiabile come un'ampia poltrona, il suo posto/ruolo non è così agevole da gestire, sul piano emotivo ed esistenziale ed è, anzi, fonte di disagio, vera e propria malattia.
      (Sta di fatto che, fosse stato minimamente attuabile, l'invito avrebbe messo in fila legioni di volontari disposti a sperimentare sulla propria pelle quanto possa essere difficile e stressante guadagnare miliardi senza scavare miniere, respirare vernici, ripetere gesti stereotipati in un ambiente alienante e, in genere, farsi torchiare quintali di plusvalore in cambio di una castagna bausata <- locuzione ligure).

      Bene... in mancanza di espliciti contrordini, io continuo, ochei? Alla prossima per l'ultima strofa e buon prosieguo di Luglio!!!

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    16. Devo dire che il tuo contributo è davvero interessante, grazie ancora. Temo che non riuscirò a rispondere a tutto... nel caso mi sfuggisse qualcosa puoi riproporre.

      PRIMA STROFA.
      Here come old flat-top he come grooving up slowly.
      Ok per "come” come congiuntivo esortativo.

      Venga qui il vecchio cassa-piatta, riprendendosi lentamente.
      (Per me Paul, a questo punto, si riprende dai suoi problemi e rivuole il suo posto nel gruppo. Perciò ci sta).

      He got joo joo eyeball.
      Lui ha un (mal)occhio magico/una mela avvelenata.
      (rinfaccio per come è andata a finire la vicenda della Apple).

      He one holy roller.
      “Holy roller” sta per beghino.
      Buono lui, canonico fumato.
      (Io qui però non ci vedo molta connessione con quello che è successo a Paul. Nel contesto, era importante fare riferimento a fanatismo o all'uso di droghe? Erano importanti per loro in quel momento? Dubbi miei. Per me questa canzone spiega, nelle intenzioni, il perchè loro stanno chiudendo la loro carriera.)

      He got hair down to his knee.
      Per me ci sta il gioco di parole “hair/heir” e l'espressione idiomatica “to let one's hair down”, lasciarsi andare. Senza cercare una interpretazione letterale (impossibile) possiamo arrivare a "si è lasciato andare per la morte dell'erede".

      Got to be a joker, he just do what he please.
      Ok per "Bisogna essere pagliacci, lui faccia solo quello che gli pare". Ma terrei anche "deve essere un pagliaccio, faccia etc.....

      Ho provato a semplificare... Divido le risposte per strofe così è più semplice portare avanti il discorso.

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    17. SECONDA STROFA:

      He wear no shoeshine
      Ci sta l'ammonimento a non fare troppo la primadonna:
      - si levi le arie da divo.
      Il riferimento allo sbirro mi sembra troppo dettagliato, anche se ci sarebbe il collegamento col dipartimento di polizia.

      He got toe jam football
      Avevo letto di questa discutibile occupazione degli inglesi e non invidio la tua esperienza :D Non so se Lennon si potesse riferire a questo... certo lo disprezzava... E per questo forse qui terrei anche il riferimento all'hashish. (Non sono convinta completamente, però).
      Lui fa palline di hashish/oppio.

      He got monkey finger
      Lui ha il dito da scimmia, ha le dita macchiate dalle canne.
      He shoot coca-cola
      Lui “si spara” cocaina.

      Insomma Lennon ci sta dicendo in tutti i modi possibili che la persona a cui si riferisce, teniamo Bill, è un drogato. Potrebbe tranquillamente anche essere uno sfogo contro chi secondo lui ha causato lo scioglimento del gruppo (se dovessi aver ragione). Cosa che John fa con più chiarezza con Crippled Inside e How do you sleep che, sempre secondo Apollo, sono dirette a Bill.

      He say “I know you, you know me” / One thing I can tell you is you got to be free
      Ok per - lui dica pure “Io ti conosco, tu mi conosci” / una cosa che posso dirti è che bisogna essere liberi”





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    18. TERZA STROFA
      He bag Production
      Mi piaceva anche l'altro riferimento. Può starci anche - lui abbandona la produzione per creare suoni solo suoi?

      He got walrus gumboot
      Per me il riferimento al tricheco è sempre stato a chi conduce le fila del gioco in quel momento, tanto che quando John dice di essere solo John, è perchè è fuori dai giochi e non ha più motivi di reggere il teatrino.
      In questo caso "lui ha gli stivali da tricheco" potrebbe indicare che ne ha vestito i panni ma per me c'è qualcosa di più, magari un doppio significato per gumboot. Solo una sensazione purtroppo.

      He got Ono sideboard
      Qui resto convinta che sia un tributo al fatto che lui ha Yoko al suo fianco On his side e On board (al suo fianco e a bordo).

      He one spinal cracker
      lui che si è sempre rotto la schiena.
      Qui penso che tu abbia fatto centro. Capisco le tue osservazioni sul fatto che facesse un lavoro da privilegiato, ma credo anche che Lennon pensasse di sè che il grosso del lavoro per arrivare al successo lo aveva fatto lui. E vedersi scippare il merito o il ruolo deve avergli dato parecchio fastidio.

      He got feet down below his knee
      Plausibile il contrasto con “he got hair/heir down to his knee”: tra Paul che deve nascondere qualcosa e lui che non ha nulla da risolvere.
      Lui sotto i ginocchi ha solo i piedi. Si.

      Hold you in his armchair you can feel his disease
      restaci tu al suo posto, puoi accorgerti del suo disagio.
      Ottima anche questa interpretazione. Tanto di cappello :)

      Attendo l'ultima strofa e poi decidiamo cosa fare.
      Nel frattempo, buon fine settimana e buon caldo :)

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    19. [Acc...! Ho impiegato troppo a gingillarmi con l'ultima strofa! Ti mando l'interpretazione dell'ultima strofa e inizio a considerare le tue risposte di oggi. Ricambio intanto l'augurio!]

      Quarta strofa
      Questa strofa mi è risultata un po' ostica... ostica rispetto alle altre, intendo – e, trattandosi di questa canzone specifica, è tutto dire! Come ti sarà risultato da subito, dopo aver considerato meglio le parole, alla luce di tue considerazioni sulla traduzione, ho rivisto alcune mie interpretazioni (il “santo tritasassi”, per esempio) – ciò sarà più evidente per la resa del ritornello, di cui mi occuperò per ultimo. Fra le interpretazioni da rivedere, però, includo anche quella su questa strofa, che, finora, mi era sembrata piuttosto chiara nel suo riferirsi in toto al produttore, George Martin.
      Alcune perplessità, però sorgono da quanto segue:

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    20. 1) He roller-coaster
      Lui ha continui alti e bassi (umorali / economici / borsistici)

      2) He got early warning
      ha avuto un avviso tempestivo / è stato avvertito per tempo / era in pre-allarme o in allerta → ha agito tempestivamente

      3) He got muddy water
      Ha acque torbide / intorbida le acque / si muove nel torbido

      4) He one Mojo filter
      Ha un filtro per la magia / è un filtro per la magia (la blocca) / è insensibile alla magia

      5) He say one and one and one is three
      Dica che uno più uno più uno fa tre

      6) Got to be good looking 'cause he's so hard to see
      Bisogna essere capaci di guardare, perché è così difficile da vedere / capire

      Sul verso 1)
      Ora, di George Martin si possono dire tante cose, ma non sembra giustificato né l'accenno a una sua fragilità psicologica , né ad una sua gestione caotica di alcunché, dalla propria vita, a qualcos'altro, come, che so?, i fondi stanziati per prove e registrazioni delle sempre più complesse canzoni del quartetto. Naturalmente, va esclusa da subito qualsiasi influenza sulla Apple, dato che non ne faceva parte e non ne era coinvolto, come sulla Northern Songs. In più, qualsiasi “maneggio” implicherebbe tortuosità: le montagne russe, però, per quanto sia tortuoso il loro tracciato, hanno un elemento di dinamicità e caos incompatibile con la cautela, la callidità e il procedere senza farsi scoprire che la tortuosità richiede.
      Semmai, data la particolare metafora degli sbalzi selvaggi d'umore, sarebbe più logico pensare al “broken-hearted” Paul, a Paul dal cuore spezzato. Ma a me sembra che, ancor più che di Paul, qui si parli di Brian Epstein, il manager morto due anni prima. Non erano noti i suoi picchi di euforia e gli abissi di disperazione dovuti sia a problemi connessi sia con l'omosessualità, vissuta clandestinamente e con senso di colpa (all'epoca la società britannica non era così aperta come si potrebbe supporre e lo era ancor di meno verso un omosessuale che fosse anche ebreo), sia con l'abuso di medicinali, calmanti, ipnotici e droghe varie (il tutto facilitato, se non reso necessario dalla non facile gestione di una doppia-vita)?
      Ma perché mettere qui un riferimento a lui, proprio qui, dopo tanto tempo dalla sua scomparsa? Temo che, per cassare l'ipotesi o motivarla, sarà necessario attendere il momento di tirare le somme su questa strofa. Per ora lasciamo la questione in sospeso.

      Sul verso 2)
      Qui tutto sta a intendere l'ambiguo “early warning”: è possibile interpretarlo come accennno a qualcuno che “la sapeva lunga”, che era “ben informato”.

      Il problema è risalire non solo a chi, ma anche a quale riguardo fosse “informato”.
      Del fatto che Paul fosse stato affiancato da un sostituto? Bene, ma che cosa avrebbe comportato ciò? La possibilità di ricattare i Beatles, il loro management o che?
      Un ricatto non sembra plausibile, a posteriori, perché il gruppo si sciolse da lì a poco: chi ricatta, in genere, vuole mantenere la propria posizione di forza, profittarne a lungo; qui sarebbe stato un ricattatore ben malaccorto, tanto da portare a esaurimento in pochi mesi la fonte del proprio potere e del proprio profitto, quale che fosse.
      Chi sarebbe potuto essere, poi, l'ipotetico ricattatore? Uno o più rivali?
      Difficile crederlo, perché, chi più, chi meno, in quel milieu tutti avevano collezioni di armadi per scheletri e profusioni di scheletri per armadi.
      Magari poteva essere uno fra i tanto odiati tizi in giacca e cravatta della City?
      Be', anche questa ipotesi non sembra solida, per i motivi già visti: non avrebbero lucrato a lungo, giocandosi come dilettanti una forza contrattuale immensa e potenzialmente duratura... E, da ultimo, da degli squali di Borsa ci si aspetta che agiscano come tali e dunque un antipatizzante come Lennon non avrebbe probabilmente scritto un verso che risuona più di sarcasmo che di denuncia.

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    21. Per quel che ne so, c'è un'unica persona che si può dire abbia beneficiato di informazioni privilegiate: Dick James, il creatore della Northern Songs, che aveva una grossa quota di partecipazione nella società titolare dell'intero catalogo firmato Lennon/McCartney.
      Man mano che il successo del gruppo cresceva, crescevano i malumori riguardo all'entità dei diritti che James incassava senza fatica; l'offerta che nel 1962 sembrava una fortuna a un gruppo di squattrinati e al loro semi-disperato manager, nel 1969 risultava quasi un furto. James sapeva di queste tensioni (non ultime, fra quelle sorte intorno alla scadenza, nel 1967, del contratto di management che legava i Beatles ad Epstein) e sapeva dei dissidi interni al gruppo; in più, egli aveva il polso della situazione e, usando del medesimo “fiuto” che nel '62 gli fece intuire il colpaccio, capì che le cose si sarebbero deteriorate, come fecero già a ridosso della pubblicazione di “Hey, Jude”, il singolo di maggior successo del gruppo. Così, in quattro e quattr'otto vendette la propria quota della Northern Songs – a una società di broker di borsa – e tanti saluti a tutti!
      Lennon e McCartney si sentirono traditi, oltre che esposti a potenziali condizionamenti compositivi, e misero momentaneamente fine alle ostilità per cercare di ottenere il controllo dei diritti sulle proprie canzoni. Dell'esito sappiamo già, ricordando l'uscita di John “stufo di essere fottuto”.

      Secondo un'altra interpretazione, d'altronde, “early warning” potrebbe essere benissimo il condensato del proverbio “uomo avvisato, mezzo salvato”: in tal caso, il qualcuno del verso avrebbe ricevuto una minaccia. Ma quale, e formulata a quale riguardo? Nella mia impossibilità, almeno per il momento, di immaginare persone e situazioni, non posso che ritornare all'obiezione già sollevata per l'ipotesi del ricatto. Magari, però, tu hai maggiori elementi...

      Sul verso 3)
      Il tizio che intorbida le acque e, magari, nel torbido ci pesca pure, lo vedo come un rafforzativo delle immagini dei due versi precedenti: è un affarista spregiudicato... Potrebbe essere un riferimento a chiunque, persino a Paul (che era notoriamente un micragnoso plutocrate manipolativo – vedi il tentativo di far amministrare i Beatles dal suocero e dal cognato), al suo doppio o a entrambi (data la loro situazione di obbligata solidarietà). Per me, comunque, ha senso anche genericamente inteso, come sto per motivare.

      Sul verso 4)
      L'immagine del filtro è anch'essa ambigua: è qualcosa che filtra nel senso di purificare o in quello di tagliar fuori, escludere, eliminare? E il Mojo è “magia” o “iattura”? Questa distinzione non è di poco conto: da un lato il filtro del Mojo sarebbe un individuo molesto e d'influenza negativa, dall'altro sarebbe il contrario. Secondo me, tuttavia, hanno senso entrambe le varianti, per la stessa ragione per cui aveva senso l'interpretazione generica del verso 3) – perciò aggiungo anche qui il rimando a un successivo chiarimento.

      Sul verso 5)
      Qui il verso è chiaro: per qualunque motivo, ora i Beatles sono tre. Ma da chi viene la constatazione?
      Potrebbe essere John che se ne vuole andare; ma non sarebbe molto “John” il proclama a fine luglio di ciò che sarebbe stato chiaro, a lui principalmente, solo dopo l'esibizione a Toronto della Plastic Ono Band (John Lennon, Klaus Voormann, Eric Clapton e Alan White), cioè a settembre.
      Se non John, allora Paul? Impossibile, dato che, secondo quanto ipotizzato, egli avrebbe anzi voluto rientrare a pieno titolo nei ranghi del gruppo.
      Forse il doppione? Men che meno, dato che, a quanto traspariva sino a quel momento, il quarto era lui.

      E, allora, dato che non sarebbero potute essere molte le persone coinvolte, se non altro musicalmente, nel decretare chi fosse dentro e chi fuori, il cerchio si restringe: salvo la sempre incombente ignoratio elenchi, non resta che George Martin.

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    22. Sul verso 6)
      Tanto premesso, questo verso indica sia chi possa essere l'ultimo elemento coinvolto e coimputato nella fine dei Beatles: l'entourage.
      Bisogna essere capaci di guardare, perché non è facile accorgersi del fatto che esista un fantomatico, plurale “He” che rende possibile che i Beatles esistano come entità, finché sono una macchina da soldi e finché il loro disordine compositivo, le loro mutevolezze possano essere incanalate in un sistema coerente. I quattro spiantati di Liverpool sono diventati quel che sono – e si avviano a non esserlo ancora per molto – anche perché alle loro spalle è stata creata una struttura portante di manager, editore, produttore musicale ecc. Per qualche motivo, a un certo punto, la macchina si è bloccata: all'insaputa di tutti ha perso un pezzo; il rimpiazzo si è rivelato forse altrettanto buono rispetto all'originale, ma ciò non è bastato a mantenere l'amalgama e le singole creatività sono divenute spinte centrifughe.
      Ma da chi è venuta l'idea del rimpiazzo? E chi l'ha attuata? Da quanto sappiamo, nessuna delle due cose è stata iniziativa di un Beatle, perciò deve venire da “fuori”, e un “fuori” non troppo lontano: l'immediato entourage!
      Quando, poi, l'elemento centripeto (il progettato rientro di Paul) si è riaffacciato, era ormai tardi: forse il gruppo non era ormai davvero che uno più uno più uno, ma il momento decisivo del suo scioglimento è stato proprio l'intervento esterno - impossibile da accettare, in quanto sarebbe stato solo il primo di una serie potenzialmente lunghissima di condizionamenti compositivi, musicali e no. L'ultima strofa è, dunque, impersonalmente dedicata agli estranei che hanno cercato di diventare... “intranei” e che, di fatto, sono entrati nelle dinamiche del gruppo e ci sono rimasti fin troppo: essi hanno messo su strutture commerciali, lucrato su diritti, trovato sostituti, intorbidato le acque, buttato fuori la magia della musica, sostituendola col frusciare dei dividendi azionari, o magari hanno solo filtrato via la confusione per far brillare nella sua purezza la musica (alimentando però una menzogna – si ricordi come Lennon avesse proposto di far uscire “Get Back” nella sua forma squallidamente caotica come a dire “questi siamo noi senza pantaloni”). Ebbene, tutti costoro devono stare fuori: nessuno può dire ai Beatles quanti debbano essere i Beatles e, se qualcuno si è messo nella condizione di poterlo fare, l'unico modo per rendere nulla tale usurpata prerogativa è ridurla a zero. Così, il gruppo si scioglie e niente potrà impedirlo. Qualcuno vuole provarci? Paul, il doppio, gli uomini d'apparato dei Beatles o quelli della City? Bene, vengano insieme a provarci!

      Mi sembra, quindi, che l'elemento da te suggerito sia determinante a darmi di “Come together” il senso di una canzone oscura quanto si vuole (anche troppo!), ma dal carattere di sfida: non un lamento su come le cose stessero dando addosso tutte insieme all'autore, ma un guanto lanciato (“fatevi sotto tutti insieme, proprio adesso; provateci, a darmi addosso!”) e un bilancio circostanziato per strofe:

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    23. Strofa 1
      Il pigro “Re Sole” (che nella canzone “Sun King” “here comes”, cioè arriva effettivamente) vuole tornare ma è un ritorno effimero, perché ormai è fuori (in molti sensi) ed è finita;

      Strofa 2
      Il doppio arrivista cerca di manipolare e di tenersi ben stretto il posto anche con assicurazioni mano-sul-cuore, ma il tentativo è inutile, perché ormai è finita;

      Strofa 3
      L'iniziatore del gruppo si è creato finalmente una propria consapevolezza, una propria direzione artistica e politica per la quale è disposto a combattere (e il “crack his spine” del 1969 riecheggia il “break his back” del '65) e con la quale prende ora l'unica possibile, irrevocabile decisione: “break out the Palace”, sciogliere i Beatles, per i quali, dunque, è finita;

      Strofa 4
      I Beatles non erano solo i Beatles: dietro al gruppo si sono sempre mossi tizi che non c'entrano niente con la musica (manager, editori, borsaioli di Borsa) e tizi che c'entravano con la musica (il produttore), ma non col gruppo: e, siccome quest'ultimo, pur da guscio vuoto com'è, diventerebbe loro ostaggio, esso deve sciogliersi e, dunque, è finita!

      Ritornello
      Come together, right now, over me!
      Venite addosso a me insieme, adesso, fatevi sotto!

      Mi pare proprio questo il senso del ritornello: l'eco dello slogan di Timothy Leary non è altro che un'eco, appunto. In realtà, con questa canzone, Lennon ricapitola la situazione, decide di reagire e, per rafforzare il proprio proposito, sfida tutti (vecchio sodale, nuovo doppione, controllati e controllori) a fare massa, ad andare tutti insieme a fargli cambiare idea: il sottinteso era che non ci sarebbero riusciti!

      E infatti non ci riusciranno!
      Il mondo musicale, poetico e politico di Lennon si esprimeranno già subito, tra fine 1969 e inizio1970, in canzoni come “Cold Turkey” e “Instant Karma” e poi in album come “John Lennon Plastic Ono Band”, “Imagine” e “Sometimes in New York City”, senza più mediazioni o ripieghi di facciata, per non scontentare nessuno con qualcosa di men che commerciale, seppure di altissimo livello e professionalmente confezionato.

      “Come together” è una canzone di liberazione: mi è sempre piaciuta musicalmente, mi piaceva anche quando pensavo fosse uno sproloquio surrealista, un cadavre esquis in forma di canzone, ma ora ti voglio ringraziare per avermi dato gli spunti necessari a poterla interpretare così: ora sì, è bellissima!

      [Postilla I: una cosa curiosa è che tutto torna anche senza che Paul sia morto o sia stato sostituito; la seconda strofa si può riferire benissimo al suo lato più oscuro, suadente, manipolativo e improntato alla malafede.

      Postilla II: Beninteso, questa traduzione che ti propongo non è lo “stato dell'arte” per quel che mi riguarda; magari esso ti suggerirà qualche nuova prospettiva e, magari, la nuova prospettiva che troverai mi sembrerà più convincente, come quando un santo tritasassi è diventato un cannonico. Questo, dunque, è solo una tappa di uno “work in progress” del quale attendo i nuovi sviluppi. E anzi, nella loro attesa, lascia che chieda venia, se ho abusato della tua gentilezza con la prolissità delle mie intepretazioni!]

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    24. ERRATA CORRIGE: nella traduzione del verso "He bag production" ho trascurato il congiuntivo esortativo, che invece considero necessario come nella prima strofa; non ho trovato il significato "lasciare", ma il senso non cambia granché fra lasciare la produzione dei dischi dei Beatles e assumere il controllo della produzione musicale facendo musica in prima persona. Quindi per me rendono l'idea sia "produca un Sacco di suoni solo suoi", sia "abbandoni la produzione per creare suoni solo suoi" - metterei comunque "un Sacco" a richiamo della società creata con la Ono.

      Nell'ultimo commento alla quarta strofa, invece, ho sbagliato a scrivere il nome del gioco surrealista: è "cadavre exquis". Grazie ancora e a presto!

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    25. [ERRATA CORRIGE]
      Il verso “One thing I can tell you is you got to be free” lo tradurrei con
      l'invito in seconda plurale
      Una cosa che posso dirVI è “si deve essere liberi”; vorrei correggere la prima
      traduzione in questo senso, perché la strofa è dedicata a Bill, verso il quale
      non ci sarebbe nessuna empatia e col quale, dunque, viene più logico rifiutare
      il contraddittorio, rispondendo a un tu generico (che potrebbero essere gli
      altri Beatles - Paul compreso - come pure chiunque ascolti la canzone).
      Pertanto, si potrebbe pensare di sopprimere addirittura il primo “you”,
      ottenendo, così

      - una cosa che posso DIRE è “si deve essere liberi”

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    26. [risposta al tuo riepilogo]

      Sul canonico fumato: capisco la tua perplessità, effettivamente la frecciata sulla religione non ha molta attinenza su ciò che è capitato a Paul; tuttavia, per come vedo io l'autore John Lennon e per come intendo "holy roller", questo potrebbe essere un modo per fare coraggio a una persona anche senza dimenticarne le mancanze/doppiezze e i lati sgradevoli. Già in passato il Lennon-rocker si era scagliato contro la "musica da nonnina" del sodale, specie negli ultimi tempi, quando alla povertà concettuale e alla "melodicità esasperata" (traduco così in maniera striacchiata la parola "muzak") si erano aggiunti accenti mistici (la "mother Mary", appunto, di "Let it be"). Perciò mi sembra molto "lennoniano" l'incoraggiamento ("come old flat-top" e "you got to be free") pur temperato dal rimprovero per il casino della mela avvelenata e dalla critica agli accenti mistici che fuoriescono dalla penna di un perenne fumato.

      Sulla lettera della traduzione, invece, so che può sembrare fuorviante l'adozione di una certa grafia (canNonico, qui, cassettOno altrove) e improba la fatica di rendere in italiano dei giochi di parole intraducibili, almeno letteralmente; e però, scusami questo momentaneo accesso da intellettuale, mi solleticava l'idea di tradurre i versi con un approccio analogo a quello che
      alcuni traduttori di Joyce hanno adottato per le opere del Maestro. Con questo non voglio uguagliare Lennon a Joyce, né viceversa, ma, si parva licet...

      E per questo, riguardo al verso “hair/heir down to his knee”, mi sta ronzando il termine “diseredato”, nel doppio significato di “privo di proprietà e ricchezze” da un lato → quindi (vulgo) anche malvestito e trasandato; “privato dell'erede” dall'altro. Come dico, è solo un abbozzo di idea, ma, se trovassi coinvolgente
      il tentativo di traduzione in stile joyciano, be' in due ci si lavora meglio che da soli (o almeno, io mi trovo meglio in compagnia che non lasciato in balia di me stesso :-D )!

      Sulla Ono sideboard: in barba all'assertività con cui è venuta fuori, la mia traduzione è parziale e provvisoria; le sfumature che tu ravvisi nella vertiginosa sintesi del verso ci sono tutte, mi convincono, e, proprio per questo, sto pensando a come riunire il tutto per proporti un'ipotesi di resa a tutto tondo. Naturalmente questo sempre a patto che la cosa sia fattibile e che il riferimento che ho trovato io ti sembri calzante; a questo proposito, ti segnalo uno fra i tanti link in tema
      http://66.media.tumblr.com/ab8de8b71d7966ef16192040d886a434/
      tumblr_mlw6bv5ATg1rgzr7mo2_500.jpg

      (avrai notato come stiamo parlando di sideboard e io ti mandi una foto con armchair: è una pura coincidenza ed è anche fuori tema, ma mi richiamava con maggiore evidenza la scomodità che ciascuno potrebbe sperimentare sedendosi al posto di Lennon, come da suo invito pochi versi più avanti)

      Infine, piccolo spunto a corredo del tuo “by side, on board”: non suonerebbe ancora più appropriata e motivata questa interpretazione se, lavorando sulle assonanze come per “hair/heir”, intepretassimo “Walrus gumboot” come “War has come but”. Intorno s'è scatenata la guerra (e le sessioni di “Get back/Let it be” guadagneranno pure la
      definizione coniata da George Harrison di “winter of dicontent”, presa in prestito nientemeno che da Riccardo III – tragedia in cui si sprecano bassezze, tradimenti, imboscate, ecc.), ma, in quel bel clima, nelle difficoltà di darci un taglio e del sentirsi dimezzato come Beatle, autore, musicista e artista in generale, Lennon ha al suo fianco la Ono. Che ne dici, ci si può lavorare?

      In attesa di nuovi sviluppi, buona estate e a presto!!!

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  8. Grazie a te per la pazienza... e le vertigini! Alcune precisazioni e una proposta:
    [Precisazioni]

    - Sul fatto che dicano "pochino", forse sono stato un po' troppo sbrigativo; giusto per rendere l'idea che mi sono fatto della profondità di significato media della produzione post-Beatles, già a partire da "McCartney" del 1970 si vedono parole affastellate senza filo logico ("Junk" - ma ce lo si aspetta da un brano sulla "robaccia"), affermazioni smozzicate ("Maybe I'm amazed" - alla fine della quale resta la domanda se, con tutto ciò che ha detto, l'autore sia veramente stupito o no - e ciò a prescindere dal considerare che cosa comporterebbe l'acclarando stupore). Passando agli anni '80 "Once upon a long ago", ossia "C'era una volta" prosegue sullo stesso irrisolto filone, "This one" "Figure of eight" e la stessa "My brave face" ribadiscono il cliché e via così in leggerezza. Tornano in mente le parole di John Lennon a proposito persino di "Yesterday" (intervista acclusa nel già citato "Live!"): alla fine, manco qui si capisce che cosa sia successo, forse lui ha detto qualcosa di sbagliato, forse per questo lei se n'è andata, ma forse doveva andarsene ("why she _had_ to go...") e, insomma, un vero nucleo concettuale e narrativo non c'è. Se facciamo un confronto con "Plastic Ono Band", penso sia immediatamente ravvisabile come, a parità di ispirazione "ristretta" (Lennon che scrive della propria situazione personale), balzi agli occhi la corposa differenza di significati: l'invito all'introspezione (a livello personale - con "I found out", "Remember" e "Isolation" - come di classe, con "Working class hero"), ad affrontare il dolore (tramite il Primal Scream di Janov - "Mother" e "Well well well") a ricercare la propria affermazione personale, tralasciando ciò che è superfluo/dannoso ("I found out", "God"), e ad avere aspirazioni "cosmiche" a livello sociale e personale. A questo proposito, vorrei segnalarti la densità di significato dei versi "love is free, free is love/Love is living, living love/Love is needing to be loved": in un post a parte, se ti va, potremmo parlare delle implicazioni libertà-gratuità insite nell'aggettivo "free", come della struttura scarna, che rimanda agli haiku giapponesi... ma, insomma, qui volevo solo rendere l'idea del “pochino”. Certo, se nelle canzoni di McCartney ci focalizziamo sugli accenni al “plot”, ecco che il “pochino” diventa forse meno inconsistente. E, allora, adottando da qui in avanti questo focus, ecco un altro spunto.

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    Risposte
    1. Capisco le tue perplessità. Però penso che Lennon, McCartney e WIllie Campbell (se esiste) abbiano tre personalità diverse e tre approcci alle cose del mondo diverse perciò è normale che i contenuti abbiano profondità e contenuti differenti. Interessante il discorso su love is free etc... certo possiamo parlarne.

      Delle canzoni che hai citato secondo me ce ne sono di Paul (Yesterday e This One) e di Bill (Maybe I'm Amazed, Figure of Eight, My Brave Face) Sono indecisa su Once Upon A Long Ago. A parte quest'ultima, le altre si collocano in un contesto nella storia che racconto anche se qui mi dilungherei un po' troppo.

      Certo, anche se hanno un senso per me, ammetto che lo spessore sia altro da quelle di Lennon.

      Ora. Senza voler approfondire troppo l'argomento. Ma se Paul avesse avuto dei dubbi sui propri orientamenti sessuali e avesse detto "Yesterday, love was such an easy game to play, now I need a place to hide away", la reazione di lei che deve andare via perchè lui ha detto something wrong avrebbe più senso?

      A presto...

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  9. Allora il blog e' definitivamente morto?
    Peccato.
    Comunque complimenti per l'ottimo lavoro, Consuelo, sei riuscita a far venire piu' di un dubbio anche ad un anti-complottista viscerale come me.
    Un saluto.
    H.

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  10. Ciao Hunter! Benvenuto.

    Il blog non gode di salute florida al momento ma non mi metto fretta a dichiararlo morto. Non fosse altro che per il fatto che in questa storia non si è mai sicuri se qualcuno sia veramente morto o no. :)
    Scherzi a parte, spero di poterci lavorare ancora con ritrovato entusiasmo. Nel frattempo ti ringrazio per il complimento, ancora più prezioso se proviene da un anti-complottista. Lo scetticismo serve a bilanciare ogni ipotesi.

    Un saluto a te!

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  11. Ho scoperto da un paio di mesi il tuo blog è la terza volta che rileggo tutto e non vedo l'ora di prendere il tuo libro, non ho mai creduto alla teoria del P.I.D. anche se la puntata di Mistero che ho visto mi ha fatto venire qualche dubbio, sono rimasta affascinata dalla tua spiegazione e spero che continuerai con il blog. Sei bravissima.

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  12. Altra cosa stavo riascoltando Hey Jude (è sempre stata la mia canzone preferita), ho aperto tre o quattro video su youtube di vari concerti live e si sentono benissimo le differenze di tonalità, in alcune inquadrature riesci anche a capire chi è Paul e chi è Bill.

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  13. Ciao!!! Grazie per i commenti e i complimenti e per la pazienza per la mia risposta. Spero il libro ti sia piaciuto, qualora poi abbia deciso di leggerlo. Per quel che riguarda Hey Jude sono d'accordo, nei concerti secondo me è più facile identificare le differenze a livello fisico, non tanto dai particolari che vengono sempre sottolineati nei confronti tra le foto ma piuttosto dalla conformazione del fisico, uno più slanciato e uno più tozzo, dai movimenti e dall'atteggiamento.
    A presto,
    Consuelo

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I commenti sono graditissimi!!!