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mercoledì 8 luglio 2015
Keep calm, perché abbiamo finito con Come Together
E siamo all'ultima parte della nostra analisi di Come Together, una delle canzoni più misteriose dei Fab Four. Per chi ha già letto le prime tre parti, sto per affrontare la quarta strofa; per chi non le avesse ancora lette, i post da leggere sono qui, qui e qui: se fate veloci vi aspettiamo.
Quarta strofa.
"He roller coaster, He got early warning, He got muddy water, He one Mojo filter. He say one and one and one is three. Got to be good looking, cause he's so hard to see".
Il personaggio più ignorato nella storia che raccontiamo è sicuramente George Martin, eppure, come ho fatto notare più volte, doveva avere una grossa parte nella questione. Quest'ultima strofa secondo me è dedicata a lui.
Riassunto delle puntate precedenti. Apollo dice che tutti partecipano e si danno da fare per la sostituzione di Paul, ma qualche anno dopo, quando il bassista rivuole il suo posto, gli animi sono agitati e nessuno è più disposto a fare i salti mortali per un'altra sostituzione. George Martin, lo abbiamo dedotto da diversi indizi, solidarizza e sostiene Bill, che tuttavia non è mai diventato un Beatles a tutti gli effetti. Stando così le cose, il produttore si sarà opposto alla nuova sostituzione, suscitando così le ire di John, che non poteva essere certo troppo benevolo nei suoi confronti.
In questa situazione a me sembra giustificato il riferimento alle montagne russe (roller coaster), che fanno su e giù e non sono lineari, e alle acque torbide (muddy water), magari riferite alla scarsa trasparenza del comportamento di Sir George con loro. Piuttosto facile che Lennon abbia visto nel suo comportamento un vero e proprio tradimento.
Lui è un filtro magico (mojo filter). Un filtro è qualcosa che sta in mezzo tra una sostanza e un'altra. Questa ce la teniamo da parte, a futura memoria.
E poi arriva lei: la frase più famosa tra i fautori della PID. One and one and one is three. Anche tra i fautori dell'aritmetica: uno e uno e uno fa tre.
Ok, siamo seri.
Una frase simile detta da George Martin ha molto senso. Sa che Paul è uscito dal gruppo, Bill non è mai stato considerato un Beatles dagli altri e il rientro di Paul viene impedito. Quanto fa? Per me, fa tre. E lo possiamo ricondurre anche dallo stemma araldico di sir George, lo ricordate? In quell'occasione il produttore decide di includere nello stemma tre scarafaggi invece che quattro. Eppure il riferimento ai Beatles è scontato.
Got to be good looking cause he's so hard to see.
Deve essere di bell'aspetto perché è così difficile da vedere. O deve essere guardato bene (andandoci un po' larghi, lo ammetto). In ogni caso non si può negare che il ruolo di George Martin è decisamente difficile da vedere. E da capire.
Per ora abbiamo finito con Come Together ma sicuramente non con Abbey Road. Ci sono ancora parecchie tessere da aggiungere. Vi aspetto...
sabato 9 maggio 2015
COME TOGETHER, PAUL
E sia. Cominciamo con Come Together.
Prima strofa.
"Here come old flat top, he come groovin' up slowly, He got joo-joo eyeball, He one holy roller;
He got hair down to his knee, got to be a joker he just do what he please".
Negli ultimi post (QUI e QUI) abbiamo introdotto qualche informazione preliminare su questa canzone e i suoi protagonisti. Abbiamo precisato che a questo punto della storia, con John molto arrabbiato, Paul che rivuole il suo posto nel gruppo e George Martin che difende Bill, i personaggi sono esattamente questi e sono gli stessi che troviamo in Come Together: Paul, Bill, John e Sir George.
Here come old flat-top, Groovin' up slowly.
E cominciamo proprio con Paul. Abbiamo visto che in Abbey Road altre due canzoni cominciano con here come: Here come the sun e Here come the Sun King e abbiamo anche visto come in tutti e due i casi i riferimenti portassero a Paul, sia con riguardo al sole sia al Re Sole.
In questa canzone John usa diversi giochi di parole, mischiando i vari significati che possono essere loro attribuiti, proprio come fa l'Uomo uovo. Così verosimilmente flat-top è un riferimento alla chitarra a cassa piatta (si chiama così? Mi scuso con chi è competente in materia per l'eventuale imprecisione).
Ma old top a me ricorda la "vecchia gloria"... ma andiamo avanti.
Groovin'up è un altro gioco di parole: groove è divertirsi, ma significa anche incidere dischi. E non possiamo ignorare quell'up e l'assonanza con growing up: crescendo. Ricordate l'Uomo uovo? Ecco.
He got joo joo eyeball.
Joo joo indica qualcosa di malevolo. L'intera locuzione è stata interpretata come occhiata malevola, che "porta male", ma eyeball (globo oculare?!) si pronuncia in modo molto simile a Apple.
Quindi siamo partiti dalla vecchia gloria che arriva (il primo strumento di Paul è la chitarra), crescendo, divertendosi e incidendo dischi e arriviamo al disastro della Apple. Al tempo di Come Together i nostri avevano già capito che creare la Apple era stata una pessima idea.
He got hair down to his knee, got to be a joker he just do what he please.
Lui ha i capelli sotto il ginocchio, deve essere un buffone, fa solo quello che gli va.
Mr. Apollo spiegò l'abitudine dei Beatles di ricorrere alle "assonanze" proprio riferendosi alla parola hair (capelli) nella canzone Don't Pass me by. In quest'ultima, si parla di una persona che ha perso i suoi capelli in un incidente stradale. Mr. Apollo spiega invece che hair si pronuncia allo stesso modo di heir (erede) e così la persona della canzone, nell'incidente, ha perso il "suo" erede, non i suoi capelli. Abbiamo già detto che l'erede a cui ci si riferisce è Tara Browne, l'erede della famiglia Guinness, morto in un incidente stradale il 18 dicembre 1966 e caro amico di Paul McCartney.
Anche in questo caso il riferimento ai capelli potrebbe nascondere lo stesso trucco: lui ha l'erede sotto il ginocchio, che si giustifica facilmente visto che il poveretto è seppellito sotto terra. Il resto è quello che è successo: per la morte di Tara, Paul si allontana dalle scene e solo dopo qualche tempo partecipa di nuovo, ma a comodo suo, alla vita del gruppo. In altre parole fa solo quello che gli va di fare.
A questo punto mi avanza un holy roller che non so ancora collocare, proprio quello che si dava per scontato... Mettiamolo via, magari prima o poi ci servirà...
Ripassate per la seconda strofa? Vi aspetto tra qualche giorno...
Prima strofa.
"Here come old flat top, he come groovin' up slowly, He got joo-joo eyeball, He one holy roller;
He got hair down to his knee, got to be a joker he just do what he please".
Negli ultimi post (QUI e QUI) abbiamo introdotto qualche informazione preliminare su questa canzone e i suoi protagonisti. Abbiamo precisato che a questo punto della storia, con John molto arrabbiato, Paul che rivuole il suo posto nel gruppo e George Martin che difende Bill, i personaggi sono esattamente questi e sono gli stessi che troviamo in Come Together: Paul, Bill, John e Sir George.
Here come old flat-top, Groovin' up slowly.
E cominciamo proprio con Paul. Abbiamo visto che in Abbey Road altre due canzoni cominciano con here come: Here come the sun e Here come the Sun King e abbiamo anche visto come in tutti e due i casi i riferimenti portassero a Paul, sia con riguardo al sole sia al Re Sole.
In questa canzone John usa diversi giochi di parole, mischiando i vari significati che possono essere loro attribuiti, proprio come fa l'Uomo uovo. Così verosimilmente flat-top è un riferimento alla chitarra a cassa piatta (si chiama così? Mi scuso con chi è competente in materia per l'eventuale imprecisione).
Ma old top a me ricorda la "vecchia gloria"... ma andiamo avanti.
Groovin'up è un altro gioco di parole: groove è divertirsi, ma significa anche incidere dischi. E non possiamo ignorare quell'up e l'assonanza con growing up: crescendo. Ricordate l'Uomo uovo? Ecco.
He got joo joo eyeball.
Joo joo indica qualcosa di malevolo. L'intera locuzione è stata interpretata come occhiata malevola, che "porta male", ma eyeball (globo oculare?!) si pronuncia in modo molto simile a Apple.
Quindi siamo partiti dalla vecchia gloria che arriva (il primo strumento di Paul è la chitarra), crescendo, divertendosi e incidendo dischi e arriviamo al disastro della Apple. Al tempo di Come Together i nostri avevano già capito che creare la Apple era stata una pessima idea.
He got hair down to his knee, got to be a joker he just do what he please.
Lui ha i capelli sotto il ginocchio, deve essere un buffone, fa solo quello che gli va.
Mr. Apollo spiegò l'abitudine dei Beatles di ricorrere alle "assonanze" proprio riferendosi alla parola hair (capelli) nella canzone Don't Pass me by. In quest'ultima, si parla di una persona che ha perso i suoi capelli in un incidente stradale. Mr. Apollo spiega invece che hair si pronuncia allo stesso modo di heir (erede) e così la persona della canzone, nell'incidente, ha perso il "suo" erede, non i suoi capelli. Abbiamo già detto che l'erede a cui ci si riferisce è Tara Browne, l'erede della famiglia Guinness, morto in un incidente stradale il 18 dicembre 1966 e caro amico di Paul McCartney.
Anche in questo caso il riferimento ai capelli potrebbe nascondere lo stesso trucco: lui ha l'erede sotto il ginocchio, che si giustifica facilmente visto che il poveretto è seppellito sotto terra. Il resto è quello che è successo: per la morte di Tara, Paul si allontana dalle scene e solo dopo qualche tempo partecipa di nuovo, ma a comodo suo, alla vita del gruppo. In altre parole fa solo quello che gli va di fare.
A questo punto mi avanza un holy roller che non so ancora collocare, proprio quello che si dava per scontato... Mettiamolo via, magari prima o poi ci servirà...
Ripassate per la seconda strofa? Vi aspetto tra qualche giorno...
lunedì 25 agosto 2014
Via da Glasgow, Bill!!!!
Bentrovati!!
Pronti per riprendere il nostro puzzle?
Vediamo... qualcuno ricorda dove ci eravamo fermati? Meglio un ripasso?
Sono d'accordo anch'io.
Nell'ultimo post abbiamo fatto un giro di fantasia su un'ipotesi molto interessante, a mio parere: avevamo già visto come diverse canzoni di Bill parlassero di prigioni, sbarre, condanne e via così. Fino a Band On The Run, dove Bill afferma addirittura di essere stato sbattuto tra quattro mura e mandato dentro "per sempre". Questa canzone parla chiaramente di una evasione dal carcere e, abbiamo aggiunto, l'ultima versione del video, ci rende tutto ancora più chiaro.
Come ho raccontato l'ultima volta, a Band On The Run si lega Nineteen Hundred and Eighty Five, 1985. La prima canzone potrebbe segnare l'inizio della storia, con l'evasione di Bill, la sostituzione di Paul e, in definitiva, l'ingresso di Bill nei Beatles. Il 1985 potrebbe invece segnarne la fine. Il testo della canzone dice che nessuno arriverà vivo al 1985 e che lui non pensava di essere ancora in giro per vedere tutto quello diventare vero. Se il 1985 indica lo spirare di una prescrizione legale ventennale, come abbiamo avanzato, per quella data Bill sarà completamente libero da vincoli. Per ora questo concetto potrà non dire nulla, ma in futuro ci tornerà utile.
Ultima precisazione: in Inghilterra manca la prescrizione ventennale dei reati; ma siccome Bill ha parlato di altri luoghi nelle sue canzoni, io sono andata a verificare e, in Scozia, i reati si prescrivono proprio in vent'anni.
Ed ora la nostra tessera di oggi. C'è una canzone di McCartney che parla di un itinerario che parte proprio da una città della Scozia e si intitola Helen Wheel's [1973].
Vediamo il testo?
"Ho detto addio al mio ultimo albergo, non è mai stato un tipo di dimora troppo gentile. La città di Glasgow non mi ha piegato quando stavo partendo sulla strada".
Anche qui abbiamo qualche punto oscuro, ma andiamo con ordine. La prigione più importante della Scozia è a Glasgow e si chiama Barlinnie, è chiamata Bar-L, Bar-Hell, l'inferno nelle sbarre, nome piuttosto inquietante. Nella canzone di cui stiamo parlando viene fatto un gioco di parole simile: Helen, Hell on wheels, l'inferno sulle ruote.
Il viaggio di Bill parte da Glasgow, ha detto addio al suo ultimo albergo, che non era "troppo ospitale". Se si riferisce a una prigione definita come un inferno, mi sembra ragionevole e appropriato che non la trovasse troppo ospitale e, evadendo gli ha detto addio.
Facciamo un collegamento a un'altra stranezza? Il carcere di Barlinnie è stato aperto nel 1882 e nella discografia di McCartney troviamo una canzone intitolata 1882. Che fissazione quella di mettere le date nei titoli delle canzoni!!! Sapete di cosa parla 1882? Di un ragazzo che finisce in prigione per aver rubato del pane. Molto strano, ma molto interessante.
Per evitare di appesantire il post, io riprenderei Helen Wheel's al nostro prossimo appuntamento. Il discorso riserva ancora delle sorprese perciò state in campana, mi raccomando!!!
Pronti per riprendere il nostro puzzle?
Vediamo... qualcuno ricorda dove ci eravamo fermati? Meglio un ripasso?
Sono d'accordo anch'io.
Nell'ultimo post abbiamo fatto un giro di fantasia su un'ipotesi molto interessante, a mio parere: avevamo già visto come diverse canzoni di Bill parlassero di prigioni, sbarre, condanne e via così. Fino a Band On The Run, dove Bill afferma addirittura di essere stato sbattuto tra quattro mura e mandato dentro "per sempre". Questa canzone parla chiaramente di una evasione dal carcere e, abbiamo aggiunto, l'ultima versione del video, ci rende tutto ancora più chiaro.
Come ho raccontato l'ultima volta, a Band On The Run si lega Nineteen Hundred and Eighty Five, 1985. La prima canzone potrebbe segnare l'inizio della storia, con l'evasione di Bill, la sostituzione di Paul e, in definitiva, l'ingresso di Bill nei Beatles. Il 1985 potrebbe invece segnarne la fine. Il testo della canzone dice che nessuno arriverà vivo al 1985 e che lui non pensava di essere ancora in giro per vedere tutto quello diventare vero. Se il 1985 indica lo spirare di una prescrizione legale ventennale, come abbiamo avanzato, per quella data Bill sarà completamente libero da vincoli. Per ora questo concetto potrà non dire nulla, ma in futuro ci tornerà utile.
Ultima precisazione: in Inghilterra manca la prescrizione ventennale dei reati; ma siccome Bill ha parlato di altri luoghi nelle sue canzoni, io sono andata a verificare e, in Scozia, i reati si prescrivono proprio in vent'anni.
Ed ora la nostra tessera di oggi. C'è una canzone di McCartney che parla di un itinerario che parte proprio da una città della Scozia e si intitola Helen Wheel's [1973].
Vediamo il testo?
"Ho detto addio al mio ultimo albergo, non è mai stato un tipo di dimora troppo gentile. La città di Glasgow non mi ha piegato quando stavo partendo sulla strada".
Anche qui abbiamo qualche punto oscuro, ma andiamo con ordine. La prigione più importante della Scozia è a Glasgow e si chiama Barlinnie, è chiamata Bar-L, Bar-Hell, l'inferno nelle sbarre, nome piuttosto inquietante. Nella canzone di cui stiamo parlando viene fatto un gioco di parole simile: Helen, Hell on wheels, l'inferno sulle ruote.
Il viaggio di Bill parte da Glasgow, ha detto addio al suo ultimo albergo, che non era "troppo ospitale". Se si riferisce a una prigione definita come un inferno, mi sembra ragionevole e appropriato che non la trovasse troppo ospitale e, evadendo gli ha detto addio.
Facciamo un collegamento a un'altra stranezza? Il carcere di Barlinnie è stato aperto nel 1882 e nella discografia di McCartney troviamo una canzone intitolata 1882. Che fissazione quella di mettere le date nei titoli delle canzoni!!! Sapete di cosa parla 1882? Di un ragazzo che finisce in prigione per aver rubato del pane. Molto strano, ma molto interessante.
Per evitare di appesantire il post, io riprenderei Helen Wheel's al nostro prossimo appuntamento. Il discorso riserva ancora delle sorprese perciò state in campana, mi raccomando!!!
lunedì 21 luglio 2014
Billy Campbell: aspettando il 1985
Allora, se siamo tutti d'accordo io continuerei su questo lato della storia ancora per qualche post e poi torniamo ai Beatles.
QUI, QUI e QUI abbiamo visto come il passato di Willie Campbell, Bill per noi, non sia stato proprio limpido e come venga più di qualche dubbio sulla vita che conduceva prima di entrare a far parte dei Beatles. O meglio, prima di sostituire Paul, visto che Bill non sarà mai considerato un vero Beatles.
Quello a cui vi invito oggi è un giro di fantasia. Per ora solo questo, poi valuterete se ne possiamo tirar fuori qualcosa.
Il disco Band On The Run esce sul mercato come singolo nel 1973, e il lato B è occupato dalla canzone Nineteen Hundred And Eighty Five, 1985. Partiamo dal titolo. Non è strano, nel 1973, intitolare una canzone "1985"? Prima del 2000 tutti ci chiedevamo come sarebbe stato il mondo nel nuovo millennio, anche un po' intimoriti da ciò che vedevamo nei film di fantascienza. E' invece difficile che si scelga un anno in modo anacronistico per chiedersi cosa succederà. Tipo: mah, sono curioso, chissà cosa succederà nel 2024? Lo so che la prima risposta è "chi se ne frega!!" Ed è proprio questo il punto. Perchè nel 1973 McCartney doveva chiedersi cosa sarebbe successo nel 1985? Ecco, secondo me un motivo invece c'è. Quella data doveva avere una certa importanza per lui. Ma quale?
Nineteen Hundred And Eighty Five [1973]
"Nessuno potrà arrivare vivo al 1985. Lei forse è giusta, lei può andare bene, lei può avere amore ma non avrà i mio perché io ho te... Beh mia madre disse che il tempo sarebbe venuto quando mi sarei ritrovato innamorato di te, io non pensavo, non ho mai sognato di essere in giro per vedere tutto questo diventare vero".
Come possiamo vedere, l'unico riferimento al 1985 è all'inizio della canzone e non ci dice nulla di particolare, a parte un po' di pessimismo. Il resto del testo non sembra dire molto di più, a parte che non immaginava di essere in giro per vedere tutto questo diventare vero. Perché, dove doveva essere? Si, un'idea ce la siamo fatta, dai...
Alla fine della canzone poi, possiamo sentire il ritornello di Band On The Run. Da qui una mia ipotesi: se Band On The Run rappresenta l'evasione e l'inserimento di Bill nei Beatles, Nineteen Hundred And Eighty Five potrebbe rappresentare la fine di qualcosa.
Mi spiego. Se Bill nel 1966 era in prigione, poteva esserci per fatti compiuti non troppo tempo prima. So che è un volo pindarico, ma vale un po' di pazienza.
Si sa che in diritto le cifre tonde sono molto importanti. Le prescrizioni dei reati, ad esempio, vanno tutte per cifra tonda: dieci, venti o trent'anni. Ricollegando l'evasione alla data, con una semplice sottrazione arriviamo al 1965. Resta a questo punto da vedere se in Inghilterra esiste la prescrizione ventennale dei reati. La risposta è no, non esiste prescrizione. In Inghilterra, no, ma Bill parla spesso di altri luoghi e uno di questi è la Scozia. E guarda il caso, in Scozia i reati si prescrivono in vent'anni. E sapete quale canzone parla di un viaggio che parte proprio da...??
Ok, ok, vi aspetto per parlarne la prossima volta... Per ora ci godiamo Nineteen Hundred And Eighty Five.
QUI, QUI e QUI abbiamo visto come il passato di Willie Campbell, Bill per noi, non sia stato proprio limpido e come venga più di qualche dubbio sulla vita che conduceva prima di entrare a far parte dei Beatles. O meglio, prima di sostituire Paul, visto che Bill non sarà mai considerato un vero Beatles.
Quello a cui vi invito oggi è un giro di fantasia. Per ora solo questo, poi valuterete se ne possiamo tirar fuori qualcosa.
Il disco Band On The Run esce sul mercato come singolo nel 1973, e il lato B è occupato dalla canzone Nineteen Hundred And Eighty Five, 1985. Partiamo dal titolo. Non è strano, nel 1973, intitolare una canzone "1985"? Prima del 2000 tutti ci chiedevamo come sarebbe stato il mondo nel nuovo millennio, anche un po' intimoriti da ciò che vedevamo nei film di fantascienza. E' invece difficile che si scelga un anno in modo anacronistico per chiedersi cosa succederà. Tipo: mah, sono curioso, chissà cosa succederà nel 2024? Lo so che la prima risposta è "chi se ne frega!!" Ed è proprio questo il punto. Perchè nel 1973 McCartney doveva chiedersi cosa sarebbe successo nel 1985? Ecco, secondo me un motivo invece c'è. Quella data doveva avere una certa importanza per lui. Ma quale?
Nineteen Hundred And Eighty Five [1973]
"Nessuno potrà arrivare vivo al 1985. Lei forse è giusta, lei può andare bene, lei può avere amore ma non avrà i mio perché io ho te... Beh mia madre disse che il tempo sarebbe venuto quando mi sarei ritrovato innamorato di te, io non pensavo, non ho mai sognato di essere in giro per vedere tutto questo diventare vero".
Come possiamo vedere, l'unico riferimento al 1985 è all'inizio della canzone e non ci dice nulla di particolare, a parte un po' di pessimismo. Il resto del testo non sembra dire molto di più, a parte che non immaginava di essere in giro per vedere tutto questo diventare vero. Perché, dove doveva essere? Si, un'idea ce la siamo fatta, dai...
Alla fine della canzone poi, possiamo sentire il ritornello di Band On The Run. Da qui una mia ipotesi: se Band On The Run rappresenta l'evasione e l'inserimento di Bill nei Beatles, Nineteen Hundred And Eighty Five potrebbe rappresentare la fine di qualcosa.
Mi spiego. Se Bill nel 1966 era in prigione, poteva esserci per fatti compiuti non troppo tempo prima. So che è un volo pindarico, ma vale un po' di pazienza.
Si sa che in diritto le cifre tonde sono molto importanti. Le prescrizioni dei reati, ad esempio, vanno tutte per cifra tonda: dieci, venti o trent'anni. Ricollegando l'evasione alla data, con una semplice sottrazione arriviamo al 1965. Resta a questo punto da vedere se in Inghilterra esiste la prescrizione ventennale dei reati. La risposta è no, non esiste prescrizione. In Inghilterra, no, ma Bill parla spesso di altri luoghi e uno di questi è la Scozia. E guarda il caso, in Scozia i reati si prescrivono in vent'anni. E sapete quale canzone parla di un viaggio che parte proprio da...??
Ok, ok, vi aspetto per parlarne la prossima volta... Per ora ci godiamo Nineteen Hundred And Eighty Five.
lunedì 30 giugno 2014
Bill e la banda in fuga
Eccoci di nuovo.. Post ricco oggi!!!
Nella mia solita distrazione ho notato che, qui nel blog, non ho mai pubblicizzato seriamente la pagina Facebook di Seguendo Mr. Apollo. Poteva mancare una pagina ufficiale del libro? Qualcosa che consentisse il confronto flessibile delle idee e lo scambio delle intuizioni sulla sostituzione di Paul McCartney e sugli indizi lasciati dal buon Mr. Apollo? Certo che poteva mancare, ma è stata fatta comunque. E allora, perché non dare un'occhiata anche a quella? Per chi non vi fosse ancora passato, il link è questo. Se vi va di commentare, siete i benvenuti e ovviamente, non dimenticate di lasciare un like sulla pagina!!
Detto questo, proprio su Facebook, qualche settimana fa, un amico della pagina mi ha segnalato un nuovo video di Band on the Run molto intrigante.
Band on the Run è contenuta nell'omonimo album del 1973 ed è stata presa in considerazione dai teorici della PID solo per una frase: "Beh l'impresario di pompe funebri tirò un sospiro vedendo che nessun altro era venuto". Da qui è stato dedotto il riferimento ad un funerale falso, ovviamente quello di Paul.
Secondo me, c'è tanto altro di interessante e più passa il tempo, più mi sembra che venga aggiunto qualcosa. Non vi secca se approfondiamo un po'?
"Bloccato in queste quattro mura, spedito dentro per sempre, non ho mai visto nessuna dolce come te, mamma. Se mai uscirò da qui, ho intenzione di donare tutto a un ente di carità, tutto ciò di cui ho bisogno è una pinta al giorno, se mai uscirò da qui.
Beh, la pioggia esplose con un tuono fragoroso e noi cademmo nel sole, e il primo dice al secondo spero che ti stia divertendo là [...] E il secondino e il marinaio Sam stavano cercando tutti, per la banda in fuga".
Negli ultimi post, QUI e QUI, abbiamo analizzato l'ipotesi che Bill avesse un passato non proprio morigerato, perciò anche qui il riferimento alle quattro mura e a una condanna "lunga" non ci stupisce più di tanto. Dice che pur di uscire donerebbe tutto ciò che ha a un ente benefico, giacché ha bisogno solo di una pinta al giorno.
A questo punto lo scenario cambia e la canzone parla di un evasione durante un temporale. Qui troviamo una frase difficile da ignorare: "il primo dice al secondo spero che ti stia divertendo là". Solo a me viene da pensare che il primo è Paul e il secondo è Bill?
Alla fine della strofa facciamo la conoscenza di due personaggi: il secondino e il marinaio Sam. Tenete a mente il secondo, tornerà presto nei nostri discorsi.
"Bene, l'impresario di pompe funebri tirò un grosso sospiro vedendo che nessun altro era venuto, e una campana stava suonando nella piazza del villaggio per i conigli in fuga. Beh, la notte stava cadendo mentre il mondo deserto cominciò a tranquillizzarsi. Nella città ci stavano cercando ovunque, ma non saremo mai trovati. Banda in fuga... E il giudice di contea, che serba rancore, cercherà ancora a lungo la banda in fuga".
Dell'impresario abbiamo già detto: anche secondo me si tratta di una morte inscenata. Ma non penso si tratti di quella di Paul, ma di quella di Bill: tutta l'operazione sarebbe stata molto più semplice se Bill fosse stato considerato morto. Più avanti aggiungeremo altri indizi sulla finta morte ma per ora ci fermiamo a questo.
Ora torniamo al video più recente.
Il tema dell'evasione è chiarissimo. Ottima l'idea delle parole che compongono il paesaggio e gli oggetti. E proprio queste ci offrono qualche spunto: siccome nulla è più ingannevole dell'ovvio, il mio primo istinto è stato verificare se le parole quadravano col contenuto.
- Sulla strada che porta alla prigione, o via dalla prigione, c'è scritto Drive Way: indica una strada privata che connette una casa o un garage con la strada pubblica. La via di fuga? Mah.
- Dopo che si apre il cancello, si solleva il passaggio a livello per lasciar passare gli uccelli. E' una cosa che non ha molto senso perché gli uccelli passerebbero comunque, anche con la barriera abbassata. Che anche l'evasione sia stata "assistita"?
- Quando si vedono i tre omini che scappano, su tutto il corpo c'è scritto Band on the Run, nei piedi c'è scritto Running, e fin qui ci sta. Nelle mani, invece, troviamo 1st, first, primo. E se intendesse first hand, prima mano? Potrebbe significare che la storia arriva direttamente dalla fonte e che quindi viene raccontata un'esperienza vissuta e non una storia inventata.
Io direi che ce n'è abbastanza per avanzare nel nostro puzzle. Aspetto le vostre opinioni o intuizioni sul video di Band on the Run. O sul resto, fate voi.
Nella mia solita distrazione ho notato che, qui nel blog, non ho mai pubblicizzato seriamente la pagina Facebook di Seguendo Mr. Apollo. Poteva mancare una pagina ufficiale del libro? Qualcosa che consentisse il confronto flessibile delle idee e lo scambio delle intuizioni sulla sostituzione di Paul McCartney e sugli indizi lasciati dal buon Mr. Apollo? Certo che poteva mancare, ma è stata fatta comunque. E allora, perché non dare un'occhiata anche a quella? Per chi non vi fosse ancora passato, il link è questo. Se vi va di commentare, siete i benvenuti e ovviamente, non dimenticate di lasciare un like sulla pagina!!
Detto questo, proprio su Facebook, qualche settimana fa, un amico della pagina mi ha segnalato un nuovo video di Band on the Run molto intrigante.
Band on the Run è contenuta nell'omonimo album del 1973 ed è stata presa in considerazione dai teorici della PID solo per una frase: "Beh l'impresario di pompe funebri tirò un sospiro vedendo che nessun altro era venuto". Da qui è stato dedotto il riferimento ad un funerale falso, ovviamente quello di Paul.
Secondo me, c'è tanto altro di interessante e più passa il tempo, più mi sembra che venga aggiunto qualcosa. Non vi secca se approfondiamo un po'?
"Bloccato in queste quattro mura, spedito dentro per sempre, non ho mai visto nessuna dolce come te, mamma. Se mai uscirò da qui, ho intenzione di donare tutto a un ente di carità, tutto ciò di cui ho bisogno è una pinta al giorno, se mai uscirò da qui.
Beh, la pioggia esplose con un tuono fragoroso e noi cademmo nel sole, e il primo dice al secondo spero che ti stia divertendo là [...] E il secondino e il marinaio Sam stavano cercando tutti, per la banda in fuga".
Negli ultimi post, QUI e QUI, abbiamo analizzato l'ipotesi che Bill avesse un passato non proprio morigerato, perciò anche qui il riferimento alle quattro mura e a una condanna "lunga" non ci stupisce più di tanto. Dice che pur di uscire donerebbe tutto ciò che ha a un ente benefico, giacché ha bisogno solo di una pinta al giorno.
A questo punto lo scenario cambia e la canzone parla di un evasione durante un temporale. Qui troviamo una frase difficile da ignorare: "il primo dice al secondo spero che ti stia divertendo là". Solo a me viene da pensare che il primo è Paul e il secondo è Bill?
Alla fine della strofa facciamo la conoscenza di due personaggi: il secondino e il marinaio Sam. Tenete a mente il secondo, tornerà presto nei nostri discorsi.
"Bene, l'impresario di pompe funebri tirò un grosso sospiro vedendo che nessun altro era venuto, e una campana stava suonando nella piazza del villaggio per i conigli in fuga. Beh, la notte stava cadendo mentre il mondo deserto cominciò a tranquillizzarsi. Nella città ci stavano cercando ovunque, ma non saremo mai trovati. Banda in fuga... E il giudice di contea, che serba rancore, cercherà ancora a lungo la banda in fuga".
Dell'impresario abbiamo già detto: anche secondo me si tratta di una morte inscenata. Ma non penso si tratti di quella di Paul, ma di quella di Bill: tutta l'operazione sarebbe stata molto più semplice se Bill fosse stato considerato morto. Più avanti aggiungeremo altri indizi sulla finta morte ma per ora ci fermiamo a questo.
Ora torniamo al video più recente.
- Sulla strada che porta alla prigione, o via dalla prigione, c'è scritto Drive Way: indica una strada privata che connette una casa o un garage con la strada pubblica. La via di fuga? Mah.
- Dopo che si apre il cancello, si solleva il passaggio a livello per lasciar passare gli uccelli. E' una cosa che non ha molto senso perché gli uccelli passerebbero comunque, anche con la barriera abbassata. Che anche l'evasione sia stata "assistita"?
- Quando si vedono i tre omini che scappano, su tutto il corpo c'è scritto Band on the Run, nei piedi c'è scritto Running, e fin qui ci sta. Nelle mani, invece, troviamo 1st, first, primo. E se intendesse first hand, prima mano? Potrebbe significare che la storia arriva direttamente dalla fonte e che quindi viene raccontata un'esperienza vissuta e non una storia inventata.
Io direi che ce n'è abbastanza per avanzare nel nostro puzzle. Aspetto le vostre opinioni o intuizioni sul video di Band on the Run. O sul resto, fate voi.
lunedì 16 giugno 2014
Via dal Dipartimento di Polizia
Beh, bentornati!!!
Che ne dite di andare avanti con l'ultimo argomento trattato? Come, quale??
Ripassino in questo post sul passato di Bill. Che ci crediate o no, io trovo questa parte della storia davvero appassionante. Abbiamo detto che le canzoni di Bill sono colme di riferimenti a prigioni, galeotti, sbarre e via così. Decisamente troppi per considerare il tutto come mera coincidenza.
Oggi vediamo qualche altra canzone. Tranquilli, non tante come nell'altro post, ma c'è qualche riferimento interessante ancora da vedere.
Let's go.
Not Such a Bad Boy [Non un ragazzo così cattivo] è una canzone del 1984 e in questa "McCartney" racconta che rideva dei suoi professori, che loro tenevano le slot machine in piscina, che non lo capivano e non lo capiranno mai. Ma, se potesse, direbbe ancora loro che non è più un ragazzo così cattivo. Afferma poi di aver parlato col suo avvocato (di nuovo??!!), che ha pagato la sua cauzione. Chiede se qualcuno può farlo uscire da quella prigione orribile; sa che il crimine non paga e sarà fuori in un paio di giorni.
Si, decisamente ermetica, ma con qualche riferimento interessante. Il primo è quello alla scuola e agli insegnanti: ne avevamo già parlato QUI. In quell'occasione avevo anche sottolineato un fatto singolare. Bill in questa canzone dice che i suoi professori tenevano le slot machine in piscina e io avevo sottolineato come un fatto simile non potesse verosimilmente essere riferito ai professori della scuola canonica, ma potesse invece riferirsi ai Beatles o chi, in quel periodo, insegnava a Bill come essere Paul. Una conferma in questo senso l'avevo trovata nella biografia di John Lennon scritta da Philip Norman, dove si racconta che Lennon, nella sua tenuta di Weybridge, Surrey, aveva una piscina hollywoodiana e una stanza per le slot machine. Se colleghiamo i concetti espressi in questa canzone ne deduciamo che Bill vorrebbe dire agli altri che non è più un ragazzo così cattivo, con ciò implicando ovviamente che prima lo era.
Altra canzone: I Use to be Bad [Ero cattivo,1997]. Ahia.
Anche qui Bill torna sull'argomento: era cattivo ma ora non lo è più. Dice di essere stato messo su uno scaffale, cioè di essere stato messo da parte e tenuto senza fare nulla. Rivela che ha un carattere dolce e che gli piace divertirsi. Ribadisce anche qui di aver imparato la lezione tanto tempo fa.
Ed ora possiamo aggiungere qualcosa su una delle mie canzoni preferite: She Came in Through The Bathroom Window. Abbiamo più volte detto, a proposito della PID, che era stato dedotto che il sostituto di Paul McCartney fosse un ex poliziotto da una frase di questa canzone: "Così ho lasciato il Dipartimento di Polizia per trovarmi un lavoro fisso". E avevamo spesso commentato come in effetti fare il poliziotto fosse già un lavoro fisso. Ma qui il punto è un altro. Alla luce degli ultimi post, vien fuori una domanda: chi possiamo trovare in un Dipartimento di Polizia? Solo i poliziotti, o anche i criminali?
A me sembra che dire che ha lasciato il Dipartimento di Polizia e che non è più così cattivo, forse, in buona sostanza, hanno lo stesso significato.
Beh, vi aspetto per il prossimo giro. L'argomento si fa sempre più interessante, ve lo assicuro.
Ma io sono di parte.
Che ne dite di andare avanti con l'ultimo argomento trattato? Come, quale??
Ripassino in questo post sul passato di Bill. Che ci crediate o no, io trovo questa parte della storia davvero appassionante. Abbiamo detto che le canzoni di Bill sono colme di riferimenti a prigioni, galeotti, sbarre e via così. Decisamente troppi per considerare il tutto come mera coincidenza.
Oggi vediamo qualche altra canzone. Tranquilli, non tante come nell'altro post, ma c'è qualche riferimento interessante ancora da vedere.
Let's go.
Not Such a Bad Boy [Non un ragazzo così cattivo] è una canzone del 1984 e in questa "McCartney" racconta che rideva dei suoi professori, che loro tenevano le slot machine in piscina, che non lo capivano e non lo capiranno mai. Ma, se potesse, direbbe ancora loro che non è più un ragazzo così cattivo. Afferma poi di aver parlato col suo avvocato (di nuovo??!!), che ha pagato la sua cauzione. Chiede se qualcuno può farlo uscire da quella prigione orribile; sa che il crimine non paga e sarà fuori in un paio di giorni.
Si, decisamente ermetica, ma con qualche riferimento interessante. Il primo è quello alla scuola e agli insegnanti: ne avevamo già parlato QUI. In quell'occasione avevo anche sottolineato un fatto singolare. Bill in questa canzone dice che i suoi professori tenevano le slot machine in piscina e io avevo sottolineato come un fatto simile non potesse verosimilmente essere riferito ai professori della scuola canonica, ma potesse invece riferirsi ai Beatles o chi, in quel periodo, insegnava a Bill come essere Paul. Una conferma in questo senso l'avevo trovata nella biografia di John Lennon scritta da Philip Norman, dove si racconta che Lennon, nella sua tenuta di Weybridge, Surrey, aveva una piscina hollywoodiana e una stanza per le slot machine. Se colleghiamo i concetti espressi in questa canzone ne deduciamo che Bill vorrebbe dire agli altri che non è più un ragazzo così cattivo, con ciò implicando ovviamente che prima lo era.
Altra canzone: I Use to be Bad [Ero cattivo,1997]. Ahia.
Anche qui Bill torna sull'argomento: era cattivo ma ora non lo è più. Dice di essere stato messo su uno scaffale, cioè di essere stato messo da parte e tenuto senza fare nulla. Rivela che ha un carattere dolce e che gli piace divertirsi. Ribadisce anche qui di aver imparato la lezione tanto tempo fa.
Ed ora possiamo aggiungere qualcosa su una delle mie canzoni preferite: She Came in Through The Bathroom Window. Abbiamo più volte detto, a proposito della PID, che era stato dedotto che il sostituto di Paul McCartney fosse un ex poliziotto da una frase di questa canzone: "Così ho lasciato il Dipartimento di Polizia per trovarmi un lavoro fisso". E avevamo spesso commentato come in effetti fare il poliziotto fosse già un lavoro fisso. Ma qui il punto è un altro. Alla luce degli ultimi post, vien fuori una domanda: chi possiamo trovare in un Dipartimento di Polizia? Solo i poliziotti, o anche i criminali?
A me sembra che dire che ha lasciato il Dipartimento di Polizia e che non è più così cattivo, forse, in buona sostanza, hanno lo stesso significato.
Beh, vi aspetto per il prossimo giro. L'argomento si fa sempre più interessante, ve lo assicuro.
Ma io sono di parte.
martedì 3 giugno 2014
Bill e la vita spericolata
Alzi la mano chi ricorda di cosa abbiamo parlato l'ultima volta...
Ok, riprendiamo da lì: breve ripasso e poi si va avanti. Nell'ultimo post, cercavamo di capire di cosa si occupasse Bill prima di prendere posto nei Beatles e sostituire Paul McCartney. Dicevamo che probabilmente era un artista di strada e lo deducevamo dai vari indizi lasciati qua e là. Andiamo avanti?
Eeeeh si. Ma a questo punto mi corre l'obbligo di avvertirvi che nel post che segue analizzerò diversi testi e riferimenti delle canzoni del buon McCartney. In passato mi è stata rimproverata un'insana passione per gli indizi lasciati nei testi delle canzoni, ma ragioniamo: se dovesse risultare vera la mia teoria, per cui c'è un uomo che vive senza esistere; che per tutta la vita, con o senza la sua volontà, veste i panni di un cantante famoso; che vuole raccontare la sua storia e l'unico strumento ragionevole che ha per farlo sono le canzoni che scrive e canta. Beh, voi dove li cerchereste gli indizi?
Non vi faccio firmare una liberatoria, ma ritenetevi avvisati.
Allora. Abbiamo parlato del video When We Was Fab di George Harrison, in cui si vede il cantante, in versione busker che chiede, tra l'altro, l'elemosina ai passanti. Mentre passa un uomo, che getta qualche spicciolo nel bicchiere di Harrison, una mano esce dalla giacca di quest'ultimo per sfilargli il portafoglio dalla tasca. E qui arriviamo a toccare un altro argomento. Ricordate che abbiamo ricordato che Mr. Apollo disse che il passato di Bill era stato "imbiancato" e che erano stati fatti molti sforzi per tenerlo lontano dai suoi precedenti impegni?
Ecco, diciamo che forse Bill non conduceva proprio una vita morigerata e guarda il caso, tra i vari indizi che lascia nelle sue canzoni, quelli più ricorrenti sono proprio quelli che riguardano prigioni, sbarre, arresti e via così.
1882 [1970], parla di un ragazzo che viene arrestato e condannato perché ha rubato del pane per la madre malata.
In Give Ireland Back To The Irish [1972], troviamo un riferimento a un uomo chiuso in una prigione, che somiglia a lui e si chiede se dovrebbe reagire o impazzire.
In Band on the Run [1973], il protagonista si trova chiuso tra quattro mura e spedito dentro per sempre. Non sa se uscirà ma se mai succederà, promette di donare tutto a un ente di beneficenza, perché lui ha bisogno solo di una pinta al giorno.
Con The Note You Never Wrote [1976], afferma che è stato arrestato sulla spiaggia, portando un certo quantitativo di documenti governativi.
In Time to Hide [1976], ammette che sta scappando dalla legge perché altrimenti lo mettono dentro e che scappa da quando nemmeno Dio lo ricorda. Questa canzone è accreditata a Denny Laine, nel periodo dei Wings, perciò siamo tenuti a includerla ma con beneficio d'inventario.
Nell'ultima strofa di London Town [1978], racconta che una domenica pomeriggio, mentre camminava per strada, è stato arrestato da uno sbirro (la canzone usa il termine Rozzer).
E ancora. Il video di Ebony and Ivory è ambientato in un penitenziario; in Cage, Bill dice di essere in prigione e chiede alla sua donna di farlo uscire; in No Values, richiama Artful Dodger, celebre personaggio di Oliver Twist di Dickens, un borseggiatore, appunto. In Once Upon a Long Ago, si lamenta di suonare la chitarra su un palco vuoto, contando le sbarre di una gabbia di ferro.
Avete le vertigini? Se non passano entro tre minuti e mezzo, fatevi vedere da un otorino, potrebbe essere labirintite.
Mettiamola così. I puzzle di oggi servono per comporre qualcosa di uniforme ma imprescindibile, come il cielo, per esempio. Però, adesso ho io una domanda per voi: così tanti riferimenti a un singolo argomento, possono essere casuali?
Se vi va, mi trovate qui. Tornate pure, quando vi passano le vertigini...
Ok, riprendiamo da lì: breve ripasso e poi si va avanti. Nell'ultimo post, cercavamo di capire di cosa si occupasse Bill prima di prendere posto nei Beatles e sostituire Paul McCartney. Dicevamo che probabilmente era un artista di strada e lo deducevamo dai vari indizi lasciati qua e là. Andiamo avanti?
Eeeeh si. Ma a questo punto mi corre l'obbligo di avvertirvi che nel post che segue analizzerò diversi testi e riferimenti delle canzoni del buon McCartney. In passato mi è stata rimproverata un'insana passione per gli indizi lasciati nei testi delle canzoni, ma ragioniamo: se dovesse risultare vera la mia teoria, per cui c'è un uomo che vive senza esistere; che per tutta la vita, con o senza la sua volontà, veste i panni di un cantante famoso; che vuole raccontare la sua storia e l'unico strumento ragionevole che ha per farlo sono le canzoni che scrive e canta. Beh, voi dove li cerchereste gli indizi?
Non vi faccio firmare una liberatoria, ma ritenetevi avvisati.
Allora. Abbiamo parlato del video When We Was Fab di George Harrison, in cui si vede il cantante, in versione busker che chiede, tra l'altro, l'elemosina ai passanti. Mentre passa un uomo, che getta qualche spicciolo nel bicchiere di Harrison, una mano esce dalla giacca di quest'ultimo per sfilargli il portafoglio dalla tasca. E qui arriviamo a toccare un altro argomento. Ricordate che abbiamo ricordato che Mr. Apollo disse che il passato di Bill era stato "imbiancato" e che erano stati fatti molti sforzi per tenerlo lontano dai suoi precedenti impegni?
Ecco, diciamo che forse Bill non conduceva proprio una vita morigerata e guarda il caso, tra i vari indizi che lascia nelle sue canzoni, quelli più ricorrenti sono proprio quelli che riguardano prigioni, sbarre, arresti e via così.
1882 [1970], parla di un ragazzo che viene arrestato e condannato perché ha rubato del pane per la madre malata.
In Give Ireland Back To The Irish [1972], troviamo un riferimento a un uomo chiuso in una prigione, che somiglia a lui e si chiede se dovrebbe reagire o impazzire.
In Band on the Run [1973], il protagonista si trova chiuso tra quattro mura e spedito dentro per sempre. Non sa se uscirà ma se mai succederà, promette di donare tutto a un ente di beneficenza, perché lui ha bisogno solo di una pinta al giorno.
Con The Note You Never Wrote [1976], afferma che è stato arrestato sulla spiaggia, portando un certo quantitativo di documenti governativi.
In Time to Hide [1976], ammette che sta scappando dalla legge perché altrimenti lo mettono dentro e che scappa da quando nemmeno Dio lo ricorda. Questa canzone è accreditata a Denny Laine, nel periodo dei Wings, perciò siamo tenuti a includerla ma con beneficio d'inventario.
Nell'ultima strofa di London Town [1978], racconta che una domenica pomeriggio, mentre camminava per strada, è stato arrestato da uno sbirro (la canzone usa il termine Rozzer).
E ancora. Il video di Ebony and Ivory è ambientato in un penitenziario; in Cage, Bill dice di essere in prigione e chiede alla sua donna di farlo uscire; in No Values, richiama Artful Dodger, celebre personaggio di Oliver Twist di Dickens, un borseggiatore, appunto. In Once Upon a Long Ago, si lamenta di suonare la chitarra su un palco vuoto, contando le sbarre di una gabbia di ferro.
Avete le vertigini? Se non passano entro tre minuti e mezzo, fatevi vedere da un otorino, potrebbe essere labirintite.
Mettiamola così. I puzzle di oggi servono per comporre qualcosa di uniforme ma imprescindibile, come il cielo, per esempio. Però, adesso ho io una domanda per voi: così tanti riferimenti a un singolo argomento, possono essere casuali?
Se vi va, mi trovate qui. Tornate pure, quando vi passano le vertigini...
domenica 25 maggio 2014
Bill e i suoi precedenti impegni
Beh, vi va se ricominciamo a parlare di Bill?
Apollo C. Vermouth, in uno dei suoi interventi, dice che sono stati fatti molti tentativi per tenere Bill separato dai suoi precedenti impegni e che molto del passato di Bill è stato "imbiancato". Con questo post e con i prossimi, proveremo a capire quali sono questi impegni e che senso si possa attribuire al verbo "imbiancare" nel nostro contesto.
La mia prima ipotesi è che Bill fosse un cantante di strada, un busker. Move Over Busker, oltre ad essere il titolo di una canzone di McCartney del 1986, è anche un incoraggiamento ripetuto varie volte dai personaggi che Bill incontra sulla sua strada, nel brano. Gli dicono che il suo tempo arriverà e alla fine della canzone, lui risponde che il suo tempo è arrivato.
In London Town [1978], invece, ne incontra uno che suona il flauto. In questo caso, Bill trasforma la parola busker in burker, indicando con ciò che il musicista che incontra per le strade di Londra suona malissimo, e la sua musica somiglia al latrato di un cane.
In Man We Was Lonely [Eravamo soli, 1988], nella prima strofa, Bill parla di quando era solo e dice che di solito camminava sulla Fast City Line, cantando canzoni che, pensava, sarebbero rimaste solo sue. la City Line è il tratto di ferrovia accanto alla stazione, un buon posto per un artista di strada e il pensiero che le canzoni sarebbero rimaste solo sue, significa probabilmente che non si aspettava di cantare le sue canzoni per platee più vaste, diciamo così.
E arriviamo al video di When We Was Fab [Quando Eravamo Favolosi, 1988] di George Harrison. George canta appoggiato a un muro, come un artista di strada, mentre intorno a lui succedono un po' di cose strane. E così vediamo Ringo che trasporta un pianoforte e soprattutto troviamo il tricheco con le valigie intorno a sé: guarda il caso, qui il tricheco suona un basso mancino, confermando che il tricheco era Paul. Le valigie ci potrebbero invece indicare che il tricheco/Paul se n'era andato dai Fab Four. Ma quella è un'altra storia.
Per questa storia, di tanto in tanto, dalla tasca di George viene fuori una mano: ad un certo punto, questa mano scrive qualcosa sul muro e viene ammanettata alla chitarra. Poi, la stessa mano esce ancora dalla giacca, questa volta con un bicchiere per chiedere qualche moneta ai passanti; una persona gli getta qualche spicciolo, ma mentre questi fa un altro passo, un'altra mano ancora gli sfila il portafoglio dalla tasca.
Qualche anno fa, per vedere se veniva riconosciuto dai fan, Paul McCartney (ufficialmente) si è camuffato da cantante di strada. Suonava e cantava con una custodia di chitarra aperta davanti a sé per raccogliere le monete che gli gettavano. Potrebbe essere semplicemente una verifica, visto che qualche altro cantante ha avuto la stessa idea, ma potrebbe anche essere l'ennesimo indizio di Bill, per svelare un altro tassello della sua vita.
E con questo, vi do appuntamento per le prossime puntate. Qualora gradiate la compagnia, s'intende...
Apollo C. Vermouth, in uno dei suoi interventi, dice che sono stati fatti molti tentativi per tenere Bill separato dai suoi precedenti impegni e che molto del passato di Bill è stato "imbiancato". Con questo post e con i prossimi, proveremo a capire quali sono questi impegni e che senso si possa attribuire al verbo "imbiancare" nel nostro contesto.
La mia prima ipotesi è che Bill fosse un cantante di strada, un busker. Move Over Busker, oltre ad essere il titolo di una canzone di McCartney del 1986, è anche un incoraggiamento ripetuto varie volte dai personaggi che Bill incontra sulla sua strada, nel brano. Gli dicono che il suo tempo arriverà e alla fine della canzone, lui risponde che il suo tempo è arrivato.
In London Town [1978], invece, ne incontra uno che suona il flauto. In questo caso, Bill trasforma la parola busker in burker, indicando con ciò che il musicista che incontra per le strade di Londra suona malissimo, e la sua musica somiglia al latrato di un cane.
In Man We Was Lonely [Eravamo soli, 1988], nella prima strofa, Bill parla di quando era solo e dice che di solito camminava sulla Fast City Line, cantando canzoni che, pensava, sarebbero rimaste solo sue. la City Line è il tratto di ferrovia accanto alla stazione, un buon posto per un artista di strada e il pensiero che le canzoni sarebbero rimaste solo sue, significa probabilmente che non si aspettava di cantare le sue canzoni per platee più vaste, diciamo così.
E arriviamo al video di When We Was Fab [Quando Eravamo Favolosi, 1988] di George Harrison. George canta appoggiato a un muro, come un artista di strada, mentre intorno a lui succedono un po' di cose strane. E così vediamo Ringo che trasporta un pianoforte e soprattutto troviamo il tricheco con le valigie intorno a sé: guarda il caso, qui il tricheco suona un basso mancino, confermando che il tricheco era Paul. Le valigie ci potrebbero invece indicare che il tricheco/Paul se n'era andato dai Fab Four. Ma quella è un'altra storia.
Per questa storia, di tanto in tanto, dalla tasca di George viene fuori una mano: ad un certo punto, questa mano scrive qualcosa sul muro e viene ammanettata alla chitarra. Poi, la stessa mano esce ancora dalla giacca, questa volta con un bicchiere per chiedere qualche moneta ai passanti; una persona gli getta qualche spicciolo, ma mentre questi fa un altro passo, un'altra mano ancora gli sfila il portafoglio dalla tasca.
Qualche anno fa, per vedere se veniva riconosciuto dai fan, Paul McCartney (ufficialmente) si è camuffato da cantante di strada. Suonava e cantava con una custodia di chitarra aperta davanti a sé per raccogliere le monete che gli gettavano. Potrebbe essere semplicemente una verifica, visto che qualche altro cantante ha avuto la stessa idea, ma potrebbe anche essere l'ennesimo indizio di Bill, per svelare un altro tassello della sua vita.
E con questo, vi do appuntamento per le prossime puntate. Qualora gradiate la compagnia, s'intende...
domenica 18 maggio 2014
C'erano George Martin, il Re Sole e Mark Twain...
Eccomi, ancora qui!!!
Ho dato un'occhiata agli argomenti seguiti con gli ultimi post e mi sono accorta che manca ancora qualche elemento per far quadrare il cerchio. Abbiamo analizzato i legami tra Paul e il Re Sole, Sun King (QUI e QUI) e poi, i riferimenti al Codice presente nel disco Love, di George Martin (QUI).
Nel disco, Sir George mette, con grande evidenza, l'accento su Sun King e lo fa inserendo la canzone con il titolo alla rovescia: Gnik Nus. Il brano è riportato diviso in due parti ideali: la prima parte è mandata alla rovescia e la seconda, al dritto.
Piccola precisazione: avrete notato, nel blog (e chi lo ha letto, anche nel libro), che tra le mie considerazioni non ho mai dato tanta importanza alle registrazioni alla rovescia. Ciò perché ognuno, in virtù di suggestione, può sentirci dentro qualsiasi cosa. Esempio: se mandando il nastro alla rovescia sei convinto di sentire che Paul è morto, molto probabilmente sentirai che Paul è morto e anzi, anche che è morto squartato da un bufalo bianco mentre attraversava una strada poco trafficata nella periferia di Liverpool. Reso l'idea?
Cionondimeno i Beatles erano certamente in grado di inserire dei messaggi che potevano essere compresi solo mandando il disco alla rovescia e sicuramente lo hanno fatto. Il motivo per cui a un certo punto hanno negato la presenza degli indizi probabilmente l'ho già detto diverse volte: sono stati coinvolti nella follia di Charles Manson che, durante il processo per la strage di Malibù, di cui era colpevole, affermò di aver agito spinto dai messaggi presenti nelle canzoni dei Beatles. Brutta storia, quella. L'unica cosa saggia da fare era negare tutto, senza dubbio.
Detto questo, George Martin decide di puntare l'attenzione su Gnik Nus, in pratica specchiando la canzone. Mettiamo insieme i nostri addendi. Prendiamo la Maschera di Ferro e la storia del gemello nascosto. Aggiungiamo Paul, mancino, e uno che gli somiglia come fosse un gemello, che è destrorso o al massimo ambidestro. La canzone va prima in un verso e poi nell'altro: è la stessa, ma alla rovescia. E se volesse dirci che prima c'è Paul e poi continua un altro, uno che è uguale a lui, ma al rovescio?
Peraltro, l'idea del nome alla rovescia potrebbe essere mutuato da un film per la televisione girato da Ringo Starr nel 1978. In questo film, Ringo racconta la storia di un personaggio famoso: un batterista, casualmente. Stressato dal successo e dall'impossibilità di avere una vita tranquilla, l'uomo decide di lasciare le scene e farsi sostituire da un ragazzo che gli somiglia come una goccia d'acqua.
Il poveretto si chiama Ognir Rrats (Ringo Starr alla rovescia, se ce ne fosse bisogno) e se la passa male. Vive della vendita di cartine topografiche, ha un padre che lo maltratta e gli porta via i soldi che guadagna: uno sfigato. I due si scambiano i ruoli e da lì parte... la solita storia del principe e il povero, di Mark Twain.
Aldilà degli sviluppi e della qualità del film, possiamo badare al fatto che anche Ringo sceglie di raccontare una storia di sostituzione con un "gemello" povero.
Con questo post abbiamo completato un altro pezzo del nostro quadro, ma tranquilli, ce ne sono ancora tanti da scoprire... Nel frattempo, se vi va, lasciate pure i vostri contributi nella sezione commenti. Niente contributi? Una riflessione? Un'intuizione? Un'opinione? Vabè, nel caso, anche i saluti sono graditissimi.
Detto questo, George Martin decide di puntare l'attenzione su Gnik Nus, in pratica specchiando la canzone. Mettiamo insieme i nostri addendi. Prendiamo la Maschera di Ferro e la storia del gemello nascosto. Aggiungiamo Paul, mancino, e uno che gli somiglia come fosse un gemello, che è destrorso o al massimo ambidestro. La canzone va prima in un verso e poi nell'altro: è la stessa, ma alla rovescia. E se volesse dirci che prima c'è Paul e poi continua un altro, uno che è uguale a lui, ma al rovescio?
Peraltro, l'idea del nome alla rovescia potrebbe essere mutuato da un film per la televisione girato da Ringo Starr nel 1978. In questo film, Ringo racconta la storia di un personaggio famoso: un batterista, casualmente. Stressato dal successo e dall'impossibilità di avere una vita tranquilla, l'uomo decide di lasciare le scene e farsi sostituire da un ragazzo che gli somiglia come una goccia d'acqua.
Il poveretto si chiama Ognir Rrats (Ringo Starr alla rovescia, se ce ne fosse bisogno) e se la passa male. Vive della vendita di cartine topografiche, ha un padre che lo maltratta e gli porta via i soldi che guadagna: uno sfigato. I due si scambiano i ruoli e da lì parte... la solita storia del principe e il povero, di Mark Twain.
Aldilà degli sviluppi e della qualità del film, possiamo badare al fatto che anche Ringo sceglie di raccontare una storia di sostituzione con un "gemello" povero.
Con questo post abbiamo completato un altro pezzo del nostro quadro, ma tranquilli, ce ne sono ancora tanti da scoprire... Nel frattempo, se vi va, lasciate pure i vostri contributi nella sezione commenti. Niente contributi? Una riflessione? Un'intuizione? Un'opinione? Vabè, nel caso, anche i saluti sono graditissimi.
mercoledì 7 maggio 2014
Sconti di primavera
Bella domanda Mr. Holmes!!!
Per chi non lo avesse ancora letto e desiderasse farlo, sono iniziati gli sconti primaverili su Youcanprint. Potrete acquistare Seguendo Mr. Apollo con uno sconto del 25% fino al 31 Maggio 2014.
Come??? Digitate il codice sconto Maggio25 nel campo coupon al momento dell'acquisto sul sito (QUI). Poi dovrete solo attendere che vi consegnino il libro, leggerlo e parlarne con l'autrice sul suo blog. Cioè qui.
Vi aspetto!!!
martedì 29 aprile 2014
Il Codice LOVE
Eccomi!! Eh si, avrete certamente sentito la mia mancanza. Ma ora rimediamo.
Negli ultimi post abbiamo parlato di un personaggio di questa storia a me tanto simpatico: Sir George Martin. Nel primo post sull'argomento, abbiamo parlato del ruolo di Sir George nell'intera dinamica del gruppo e del suo peso nello svolgersi degli eventi. Nel secondo, invece, è stato analizzato lo stemma araldico scelto dal produttore quando fu insignito del titolo di Cavaliere dell'Ordine dell'Impero Britannico.
Oggi aggiungiamo ancora qualche tessera.
Nel 2006, George Martin pubblica una raccolta dei successi dei Beatles che si intitola LOVE. Il disco comprende varie canzoni rielaborate inserendo, al loro interno, stralci di altri pezzi. Un esempio: Strawberry Fields Forever include la sessione dell'orchestra di Sgt Pepper's Lonely Hearts Club Band, l'assolo di piano di In My Life, la tromba di Penny Lane, il violoncello e il clavicembalo di Piggies e il finale di Hello Goodbye. Insomma, un lavoretto semplice semplice. Ovviamente il risultato è straordinario e il disco, bellissimo.
Quando l'album venne pubblicato, George Martin disse che nel disco era nascosto un Codice e invitava i fan a interpretarlo. Qualora poi, disse, non vi fossero riusciti, dovevano chiedere spiegazioni a Paul McCartney perché lui, sicuramente, sapeva di cosa si stava parlando.
Partiamo dalla copertina: se posizioniamo uno specchietto a metà della scritta LOVE, indovinate cosa viene?
Negli ultimi post abbiamo parlato di un personaggio di questa storia a me tanto simpatico: Sir George Martin. Nel primo post sull'argomento, abbiamo parlato del ruolo di Sir George nell'intera dinamica del gruppo e del suo peso nello svolgersi degli eventi. Nel secondo, invece, è stato analizzato lo stemma araldico scelto dal produttore quando fu insignito del titolo di Cavaliere dell'Ordine dell'Impero Britannico.
Oggi aggiungiamo ancora qualche tessera.
Nel 2006, George Martin pubblica una raccolta dei successi dei Beatles che si intitola LOVE. Il disco comprende varie canzoni rielaborate inserendo, al loro interno, stralci di altri pezzi. Un esempio: Strawberry Fields Forever include la sessione dell'orchestra di Sgt Pepper's Lonely Hearts Club Band, l'assolo di piano di In My Life, la tromba di Penny Lane, il violoncello e il clavicembalo di Piggies e il finale di Hello Goodbye. Insomma, un lavoretto semplice semplice. Ovviamente il risultato è straordinario e il disco, bellissimo.
Quando l'album venne pubblicato, George Martin disse che nel disco era nascosto un Codice e invitava i fan a interpretarlo. Qualora poi, disse, non vi fossero riusciti, dovevano chiedere spiegazioni a Paul McCartney perché lui, sicuramente, sapeva di cosa si stava parlando.
Partiamo dalla copertina: se posizioniamo uno specchietto a metà della scritta LOVE, indovinate cosa viene?
Si, viene proprio Code, Codice. Io direi che merita proprio qualche approfondimento.
Altra cosa. Non siete curiosi di sapere a beneficio di chi è stato fatto questo disco?
Bill ci da una risposta nella sua canzone Feet in The Clouds, pubblicata nel disco Memory Almost Full. Apollo punta varie volte a Memory Almost Full e al fatto che si possono trovare, al suo interno, parecchi indizi. Questo disco, peraltro, è di appena un anno successivo al disco Love.
In Feet in The Clouds, Bill sostiene che l'amore (Love, se ce ne fosse bisogno) è favoloso e che è una pugnalata al cuore, che è il suo tesoro nascosto, fatto su misura per lui.
Per tutta la carriera "McCartney" ha considerato l'amore come il più alto dei sentimenti e non si riferirebbe ad esso come a una pugnalata al cuore. Potrebbe invece (Bill) riferirsi al disco di cui parliamo, come una pugnalata al cuore dell'intera faccenda, il suo tesoro nascosto, fatto per compiacerlo e aiutarlo.
Ovviamente, se riuscissimo a interpretarlo...
mercoledì 12 marzo 2014
Dove tutto cambia
Bentrovati!! Pronti per un altro giro?
Oggi voglio parlarvi di un avvenimento che segnò la vita dei Beatles in modo imprevedibile. Più dell'incidente che non avvenne in cui Paul non morì? Beh, più di quello non so. Vediamo, io vi racconto e poi decidete voi.
Fin qui abbiamo detto che alla fine del 1966, Paul si allontana dal gruppo per motivi di salute, diciamo così. Visto che nessuno si è accorto della sostituzione e Bill copre alla perfezione il suo ruolo, Paul non si mette premura a riprendere il suo posto. Lo rivorrà indietro, certo, dopo qualche anno, ma nel 1967 niente lo fa presagire. D'altro canto, non possiamo certo dire che Bill si sia integrato nel gruppo: lo capiamo da diversi fatti che vi spiegherò in futuro, promesso. Per ora vi rimando al post sulla visione che Bill ha della sua posizione all'interno della band. Ne abbiamo parlato qui.
Siamo al 1968. Anno importantissimo per i Beatles. Tutto cambia e nessuno se ne accorge. Non è una novità, questa. Lennon ha provato inutilmente a spiegare cosa stava succedendo per tutto il 1967. E invece, niente.
Nel 1968, i Beatles partono alla volta dell'India per trovare il guru Maharishi e si trattengono per diversi mesi. O meglio, Ringo e Paul tornano in patria quasi subito, mentre John e George restano in India più a lungo.
Qualche anno fa, la rivista Rolling Stone ha condotto un'inchiesta sui motivi che portarono allo scioglimento dei Beatles e ne hanno tirato fuori una versione un po' diversa da ciò che ci hanno sempre raccontato.
Ufficialmente è stato McCartney a mettere la parola fine ai Beatles, dopo che la situazione si era trascinata per mesi. Paul aveva preso in mano le sorti del gruppo alla morte di Brian Epstein e pretendeva di gestire tutto a modo suo. Gli altri membri mal sopportavano quelle che da un certo punto in poi venivano viste come "prevaricazioni" e, soprattutto Lennon, diventava sempre più insofferente. I due litigavano spesso per la leadership del gruppo. La tensione continuava a crescere e anche George e Ringo cominciarono a risentirne. Fu a questo punto, come un fulmine a ciel sereno, che McCartney dichiarò alla stampa di aver abbandonato il gruppo, senza dare alcun preavviso agli altri. Non basta. Pubblicò il suo primo disco solista intitolato McCartney, nello stesso periodo di Let It Be, entrando addirittura in competizione con loro. Tutto poi avrà un seguito in tribunale e l'intera faccenda assumerà il carattere del peggiore dei divorzi.
Questa è la storia ufficiale. Un po' semplificata, ovviamente. Ma qui non ci serve aggiungere altri particolari.
Tranne che Mikal Gilmore, il giornalista che ha condotto l'inchiesta per la rivista Rolling Stone, scrive che è andata pure peggio. Secondo la sua ricostruzione, già dal 1968, John e George boicottavano i Beatles per sabotare McCartney perché stava assumendo troppo potere all'interno del gruppo.
Dal '68, dal periodo in cui si trovavano da soli in India, probabilmente.
McCartney aveva troppo potere. Eppure, Apollo C. Vermouth assicura che il "McCartney" contro cui si accanisce Lennon non è Paul, ma Bill. Interessante vero?
Vi aspetto per la prossima puntata.
P.S. Poche settimane fa, il blog ha compiuto il suo primo anno di vita. Con una buona dose di cinismo, io avrei scommesso che sarebbe durato molto meno, ma devo ammettere che certo genere di sorprese mi rende molto felice. Questo primo compleanno non è stato festeggiato a dovere, ma vorrei fosse l'occasione per fare un ringraziamento affettuoso a chi ha preso l'abitudine di seguirmi nei miei ragionamenti. Qualcuno addirittura mi ha detto che aspetta con curiosità i nuovi post di Seguendo Mr. Apollo: dopo un primo momento, in cui ho pensato che davvero la gente non ha niente da fare, ho preso coscienza del complimento e ho assaporato un certo grado di soddisfazione. Si, va bene, ho gongolato apertamente. E allora?
Ecco. Volevo solo dire grazie a chi, in qualsiasi modo, sta facendo crescere Seguendo Mr. Apollo.
Oggi voglio parlarvi di un avvenimento che segnò la vita dei Beatles in modo imprevedibile. Più dell'incidente che non avvenne in cui Paul non morì? Beh, più di quello non so. Vediamo, io vi racconto e poi decidete voi.
Fin qui abbiamo detto che alla fine del 1966, Paul si allontana dal gruppo per motivi di salute, diciamo così. Visto che nessuno si è accorto della sostituzione e Bill copre alla perfezione il suo ruolo, Paul non si mette premura a riprendere il suo posto. Lo rivorrà indietro, certo, dopo qualche anno, ma nel 1967 niente lo fa presagire. D'altro canto, non possiamo certo dire che Bill si sia integrato nel gruppo: lo capiamo da diversi fatti che vi spiegherò in futuro, promesso. Per ora vi rimando al post sulla visione che Bill ha della sua posizione all'interno della band. Ne abbiamo parlato qui.
Siamo al 1968. Anno importantissimo per i Beatles. Tutto cambia e nessuno se ne accorge. Non è una novità, questa. Lennon ha provato inutilmente a spiegare cosa stava succedendo per tutto il 1967. E invece, niente.
Nel 1968, i Beatles partono alla volta dell'India per trovare il guru Maharishi e si trattengono per diversi mesi. O meglio, Ringo e Paul tornano in patria quasi subito, mentre John e George restano in India più a lungo.
Qualche anno fa, la rivista Rolling Stone ha condotto un'inchiesta sui motivi che portarono allo scioglimento dei Beatles e ne hanno tirato fuori una versione un po' diversa da ciò che ci hanno sempre raccontato.
Ufficialmente è stato McCartney a mettere la parola fine ai Beatles, dopo che la situazione si era trascinata per mesi. Paul aveva preso in mano le sorti del gruppo alla morte di Brian Epstein e pretendeva di gestire tutto a modo suo. Gli altri membri mal sopportavano quelle che da un certo punto in poi venivano viste come "prevaricazioni" e, soprattutto Lennon, diventava sempre più insofferente. I due litigavano spesso per la leadership del gruppo. La tensione continuava a crescere e anche George e Ringo cominciarono a risentirne. Fu a questo punto, come un fulmine a ciel sereno, che McCartney dichiarò alla stampa di aver abbandonato il gruppo, senza dare alcun preavviso agli altri. Non basta. Pubblicò il suo primo disco solista intitolato McCartney, nello stesso periodo di Let It Be, entrando addirittura in competizione con loro. Tutto poi avrà un seguito in tribunale e l'intera faccenda assumerà il carattere del peggiore dei divorzi.
Questa è la storia ufficiale. Un po' semplificata, ovviamente. Ma qui non ci serve aggiungere altri particolari.
Tranne che Mikal Gilmore, il giornalista che ha condotto l'inchiesta per la rivista Rolling Stone, scrive che è andata pure peggio. Secondo la sua ricostruzione, già dal 1968, John e George boicottavano i Beatles per sabotare McCartney perché stava assumendo troppo potere all'interno del gruppo.
Dal '68, dal periodo in cui si trovavano da soli in India, probabilmente.
McCartney aveva troppo potere. Eppure, Apollo C. Vermouth assicura che il "McCartney" contro cui si accanisce Lennon non è Paul, ma Bill. Interessante vero?
Vi aspetto per la prossima puntata.
P.S. Poche settimane fa, il blog ha compiuto il suo primo anno di vita. Con una buona dose di cinismo, io avrei scommesso che sarebbe durato molto meno, ma devo ammettere che certo genere di sorprese mi rende molto felice. Questo primo compleanno non è stato festeggiato a dovere, ma vorrei fosse l'occasione per fare un ringraziamento affettuoso a chi ha preso l'abitudine di seguirmi nei miei ragionamenti. Qualcuno addirittura mi ha detto che aspetta con curiosità i nuovi post di Seguendo Mr. Apollo: dopo un primo momento, in cui ho pensato che davvero la gente non ha niente da fare, ho preso coscienza del complimento e ho assaporato un certo grado di soddisfazione. Si, va bene, ho gongolato apertamente. E allora?
Ecco. Volevo solo dire grazie a chi, in qualsiasi modo, sta facendo crescere Seguendo Mr. Apollo.
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domenica 23 febbraio 2014
Chi è Sun King?
Oggi ci ho messo un po' a decidere di cosa parlare, poi ho riguardato gli ultimi post e ho pensato che fosse ora di approfondire qualche concetto. Tanto c'è tempo per parlare di tutto...
Qualche post fa, abbiamo visto come i Beatles avessero questa simpatica abitudine di usare i giorni della settimana come codice al posto dei loro veri nomi. Nell'articolo su Lady Madonna, abbiamo dedotto che Paul era la Domenica, Sunday, per via dei tanti riferimenti al sole. Probabilmente questo risale al fatto che una famosa canzone scritta da Paul McCartney è I'll Follow The Sun.
Uno dei riferimenti più clamorosi al sole è sicuramente la canzone Sun King.
Sun King è una canzone di John Lennon contenuta nel disco Abbey Road, del 1969. Quest'ultima informazione teniamola a mente, perché ci servirà in futuro. In sostanza, la canzone dice solo che è tornato il Re Sole, tutti sono contenti e ridono per il suo ritorno. La seconda strofa è un'accozzaglia di parole apparentemente senza senso. Dico apparentemente perché il fatto che io non le abbia capite non implica che siano prive di significato in assoluto.
Ma veniamo al Re Sole. Quel simpaticone di Luigi XIV. Quello della Maschera di Ferro, per intenderci.
La Maschera di Ferro è un individuo realmente esistito, ma di cui si ignora la reale identità. Alexander Dumas padre aveva inserito questo personaggio in un suo romanzo, ispirandosi alle ricerche a suo tempo fatte da Voltaire.
Durante una breve prigionia, una guardia aveva raccontato al filosofo di un prigioniero che indossava una maschera di velluto con i bordi di metallo, affinché rimanesse sconosciuta la sua identità, la Maschera di Ferro, appunto. Il poveretto, tuttavia, riceveva un trattamento privilegiato rispetto agli altri prigionieri, vestiva abiti lussuosi, riceveva del cibo raffinato e poteva tenere libri e strumenti musicali nella sua cella.
Una volta uscito dal carcere, Voltaire aveva continuato le sue ricerche e aveva scoperto che l'uomo era morto nel 1703 ed era stato seppellito sotto falso nome.Voltaire era giunto a qualche punto fermo sulla questione. In primo luogo, doveva trattarsi di una persona che sapeva qualcosa di grave: doveva portare la maschera perché già il suo aspetto era in grado di creare dubbi e sospetti. In secondo luogo, non poteva essere ucciso o eliminato per motivi di ordine politico o affettivo.
Voltaire ne dedusse che doveva trattarsi del gemello del re: non poteva essere eliminato ma doveva essere tenuto nascosto, per evitare che avanzasse pretese sul trono. Questa è solo una delle ipotesi sull'identità della Maschera di Ferro, ma a noi non occorre dilungarci oltre.
Chiusa la parentesi storica, spero non troppo noiosa, ci chiediamo come mai John Lennon abbia sentito la necessità di scrivere una canzone sul Re Sole che, detto tra noi, non era proprio l'anima della festa. E per lo più sono tutti contenti per il suo ritorno. Mah.
La cosa comincia ad avere senso invece se il Re Sole è Paul. Prendiamo gli altri riferimenti al sole e ci aggiungiamo la questione del gemello nascosto: Bill, non necessariamente è il gemello di Paul, ma gli somiglia come se lo fosse e deve rimanere celato. La sua identità deve essere tenuta segreta e i Beatles lo fanno nel modo più sicuro: tenendolo in piena vista, che è sempre il modo migliore.
Che ne dite, interessante? Pillole di cultura dove meno te le aspetti. Io, invece, vi aspetto qui per la prossima puntata.
Qualche post fa, abbiamo visto come i Beatles avessero questa simpatica abitudine di usare i giorni della settimana come codice al posto dei loro veri nomi. Nell'articolo su Lady Madonna, abbiamo dedotto che Paul era la Domenica, Sunday, per via dei tanti riferimenti al sole. Probabilmente questo risale al fatto che una famosa canzone scritta da Paul McCartney è I'll Follow The Sun.
Uno dei riferimenti più clamorosi al sole è sicuramente la canzone Sun King.
Sun King è una canzone di John Lennon contenuta nel disco Abbey Road, del 1969. Quest'ultima informazione teniamola a mente, perché ci servirà in futuro. In sostanza, la canzone dice solo che è tornato il Re Sole, tutti sono contenti e ridono per il suo ritorno. La seconda strofa è un'accozzaglia di parole apparentemente senza senso. Dico apparentemente perché il fatto che io non le abbia capite non implica che siano prive di significato in assoluto.
Ma veniamo al Re Sole. Quel simpaticone di Luigi XIV. Quello della Maschera di Ferro, per intenderci.
La Maschera di Ferro è un individuo realmente esistito, ma di cui si ignora la reale identità. Alexander Dumas padre aveva inserito questo personaggio in un suo romanzo, ispirandosi alle ricerche a suo tempo fatte da Voltaire.
Durante una breve prigionia, una guardia aveva raccontato al filosofo di un prigioniero che indossava una maschera di velluto con i bordi di metallo, affinché rimanesse sconosciuta la sua identità, la Maschera di Ferro, appunto. Il poveretto, tuttavia, riceveva un trattamento privilegiato rispetto agli altri prigionieri, vestiva abiti lussuosi, riceveva del cibo raffinato e poteva tenere libri e strumenti musicali nella sua cella.
Una volta uscito dal carcere, Voltaire aveva continuato le sue ricerche e aveva scoperto che l'uomo era morto nel 1703 ed era stato seppellito sotto falso nome.Voltaire era giunto a qualche punto fermo sulla questione. In primo luogo, doveva trattarsi di una persona che sapeva qualcosa di grave: doveva portare la maschera perché già il suo aspetto era in grado di creare dubbi e sospetti. In secondo luogo, non poteva essere ucciso o eliminato per motivi di ordine politico o affettivo.
Voltaire ne dedusse che doveva trattarsi del gemello del re: non poteva essere eliminato ma doveva essere tenuto nascosto, per evitare che avanzasse pretese sul trono. Questa è solo una delle ipotesi sull'identità della Maschera di Ferro, ma a noi non occorre dilungarci oltre.
Chiusa la parentesi storica, spero non troppo noiosa, ci chiediamo come mai John Lennon abbia sentito la necessità di scrivere una canzone sul Re Sole che, detto tra noi, non era proprio l'anima della festa. E per lo più sono tutti contenti per il suo ritorno. Mah.
La cosa comincia ad avere senso invece se il Re Sole è Paul. Prendiamo gli altri riferimenti al sole e ci aggiungiamo la questione del gemello nascosto: Bill, non necessariamente è il gemello di Paul, ma gli somiglia come se lo fosse e deve rimanere celato. La sua identità deve essere tenuta segreta e i Beatles lo fanno nel modo più sicuro: tenendolo in piena vista, che è sempre il modo migliore.
Che ne dite, interessante? Pillole di cultura dove meno te le aspetti. Io, invece, vi aspetto qui per la prossima puntata.
lunedì 23 dicembre 2013
Un regalo per Natale
E alla fine è arrivato Natale. O quasi. Potevano mancare gli auguri del blog Seguendo Mr. Apollo? Si, potevano mancare, ma era comunque una domanda retorica.
Per prima cosa vi consegno il mio regalo di Natale: lo trovate in questa pagina. Non c'è bisogno di scartarlo: come promesso, si tratta degli interventi di Apollo C. Vermouth nel forum Nothing is Real. Valgono di più, questi post, perché nel frattempo sono stati cancellati tutti dal forum, perciò è il caso di averne cura.
La seconda cosa, sono invece i miei auguri. Davvero, questa volta. A tutti quelli che passano da qui, auguro delle feste serene e uno scoppiettante 2014. Vi auguro di innamorarvi di un progetto che vi tenga svegli la notte. Vi auguro una valanga di entusiasmo e determinazione per realizzarlo, qualsiasi esso sia, se legale. E vi auguro di riempire di bellezza la vostra esistenza. Vi auguro un milione di buoni motivi per ridere di cuore e godervi la vita. Che per quante noie ci dia, è ancora l'unica che abbiamo. Tranne che per i poligami. E i truffatori. E chi soffre di personalità multiple. Vabè, ci siamo capiti.
In definitiva, voglio farvi gli auguri più ambiziosi del Web. E chissà che non siano anche i più efficaci.
Per prima cosa vi consegno il mio regalo di Natale: lo trovate in questa pagina. Non c'è bisogno di scartarlo: come promesso, si tratta degli interventi di Apollo C. Vermouth nel forum Nothing is Real. Valgono di più, questi post, perché nel frattempo sono stati cancellati tutti dal forum, perciò è il caso di averne cura.
La seconda cosa, sono invece i miei auguri. Davvero, questa volta. A tutti quelli che passano da qui, auguro delle feste serene e uno scoppiettante 2014. Vi auguro di innamorarvi di un progetto che vi tenga svegli la notte. Vi auguro una valanga di entusiasmo e determinazione per realizzarlo, qualsiasi esso sia, se legale. E vi auguro di riempire di bellezza la vostra esistenza. Vi auguro un milione di buoni motivi per ridere di cuore e godervi la vita. Che per quante noie ci dia, è ancora l'unica che abbiamo. Tranne che per i poligami. E i truffatori. E chi soffre di personalità multiple. Vabè, ci siamo capiti.
In definitiva, voglio farvi gli auguri più ambiziosi del Web. E chissà che non siano anche i più efficaci.
Buone Feste,
da
Consuelo Portoghese
mercoledì 27 novembre 2013
Mr. Apollo e i primi indizi
Qualche settimana fa, durante una discussione su Seguendo Mr. Apollo, da qualche parte sul Web, mi è stato chiesto come mai non avessi inserito i post di Apollo C. Vermouth nel libro. In lingua originale, ovviamente. La mia risposta, sul momento, è stata piuttosto concisa, ma è una questione che merita qualche parola in più.
Ho seguito gli indizi di Apollo C. Vermouth e sono arrivata a formarmi una mia opinione che, solo dopo, è confluita in un libro. I post di Apollo erano, per inciso, quelli lasciati da Neil Aspinall sui due forum The King is Naked e Nothing is Real. Ho sempre affermato che, non solo questi post, ma anche buona parte del materiale che ho usato per il libro, viene da questi forum, perciò ringrazio a titolo personale chi ci ha lavorato.
Certo, inserire i post di Apollo nel libro poteva essere interessante per quegli appassionati della materia desiderosi, probabilmente, di controllare la fonte di quanto da me sostenuto. Legittimo. Ad ogni buon conto, per quanto mi risulta, i post di Apollo sono ancora presenti nel forum The King is Naked, mentre sono stati cancellati quelli del forum Nothing is Real.
Siccome ci avevo già pensato anche io, alla fine ho deciso di inserire una pagina con i post. La prima parte, QUI, comprende i post lasciati sul forum The King is Naked, i primi lasciati da Apollo C. Vermouth.
Li ho copiati come erano sul forum, perciò comprendendo i riferimenti alle discussioni da cui sono estrapolati ed eventuali errori di battitura.
Dopo che avrete visto la mole dei post, non sarà difficile comprendere come mai non li ho inseriti. Pensate che uno dei miei scopi era quello di venderlo, il libro!!!
Ora, a chi ha un po' di tempo, voglia e interesse, auguro una buona lettura. Ne vale la pena. Vi aspetto per la prossima puntata.
Ho seguito gli indizi di Apollo C. Vermouth e sono arrivata a formarmi una mia opinione che, solo dopo, è confluita in un libro. I post di Apollo erano, per inciso, quelli lasciati da Neil Aspinall sui due forum The King is Naked e Nothing is Real. Ho sempre affermato che, non solo questi post, ma anche buona parte del materiale che ho usato per il libro, viene da questi forum, perciò ringrazio a titolo personale chi ci ha lavorato.
Certo, inserire i post di Apollo nel libro poteva essere interessante per quegli appassionati della materia desiderosi, probabilmente, di controllare la fonte di quanto da me sostenuto. Legittimo. Ad ogni buon conto, per quanto mi risulta, i post di Apollo sono ancora presenti nel forum The King is Naked, mentre sono stati cancellati quelli del forum Nothing is Real.
Siccome ci avevo già pensato anche io, alla fine ho deciso di inserire una pagina con i post. La prima parte, QUI, comprende i post lasciati sul forum The King is Naked, i primi lasciati da Apollo C. Vermouth.
Li ho copiati come erano sul forum, perciò comprendendo i riferimenti alle discussioni da cui sono estrapolati ed eventuali errori di battitura.
Dopo che avrete visto la mole dei post, non sarà difficile comprendere come mai non li ho inseriti. Pensate che uno dei miei scopi era quello di venderlo, il libro!!!
Ora, a chi ha un po' di tempo, voglia e interesse, auguro una buona lettura. Ne vale la pena. Vi aspetto per la prossima puntata.
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venerdì 8 novembre 2013
La cicatrice ignorata
Negli ultimi post abbiamo divagato un po' sul nuovo disco di Paul McCartney: ne è valsa la pena e non escludo di tornarci sopra in futuro, ma per ora direi che va bene così... Torniamo alla nostra storia?
Oggi volevo puntare l'attenzione su un elemento che è sempre stato sottovalutato. No, in realtà è sempre stato sonoramente ignorato. E non so perché, vista l'evidenza. Dai ditelo, siete sulle spine?
Ok, vi do un indizio: si tratta di una cicatrice sul viso di Paul McCartney.
L'unica cicatrice di Paul registrata dalle cronache, si trova sul labbro superiore ed è la conseguenza di un incidente in moto avvenuto il 26 dicembre del 1965. E' un incidente importante perché è servito ad aggiungere mistero alla leggenda PID. Ad ogni buon conto, oggi ci interessa solo sapere quali sono state le ferite riportate da Paul in quell'incidente.
Quella sera, Paul stava andando da Liverpool a Wirral, a trovare sua cugina, insieme al suo amico Tara Browne, in moto. All'improvviso, perde l'equilibrio e finisce con la faccia sul'asfalto. Nell'impatto si spezza un incisivo che va a tagliare il labbro. Annotiamo: dente spezzato e labbro ferito. Il dente spezzato lo vediamo nei video di Rain e di Paperback Writer. La cicatrice sul labbro la possiamo vedere ancora oggi.
Dall'immagine accanto possiamo registrare anche un'altra ferita appena sopra l'arcata sopraccigliare. Attenzione a questa ferita: si posiziona esattamente sopra il sopracciglio e non sembra recare alcun "taglio".
Ricordiamo che le cronache, riguardo a quell'incidente, non registrano altro danno se non quello al dente e al labbro. Eppure ci sono fotografie in cui "McCartney" ha una cicatrice sullo stesso sopracciglio, ma decisamente più evidente. Ne vediamo qualcuna?
Oggi volevo puntare l'attenzione su un elemento che è sempre stato sottovalutato. No, in realtà è sempre stato sonoramente ignorato. E non so perché, vista l'evidenza. Dai ditelo, siete sulle spine?
Ok, vi do un indizio: si tratta di una cicatrice sul viso di Paul McCartney.
L'unica cicatrice di Paul registrata dalle cronache, si trova sul labbro superiore ed è la conseguenza di un incidente in moto avvenuto il 26 dicembre del 1965. E' un incidente importante perché è servito ad aggiungere mistero alla leggenda PID. Ad ogni buon conto, oggi ci interessa solo sapere quali sono state le ferite riportate da Paul in quell'incidente.Quella sera, Paul stava andando da Liverpool a Wirral, a trovare sua cugina, insieme al suo amico Tara Browne, in moto. All'improvviso, perde l'equilibrio e finisce con la faccia sul'asfalto. Nell'impatto si spezza un incisivo che va a tagliare il labbro. Annotiamo: dente spezzato e labbro ferito. Il dente spezzato lo vediamo nei video di Rain e di Paperback Writer. La cicatrice sul labbro la possiamo vedere ancora oggi.
Dall'immagine accanto possiamo registrare anche un'altra ferita appena sopra l'arcata sopraccigliare. Attenzione a questa ferita: si posiziona esattamente sopra il sopracciglio e non sembra recare alcun "taglio".
Ricordiamo che le cronache, riguardo a quell'incidente, non registrano altro danno se non quello al dente e al labbro. Eppure ci sono fotografie in cui "McCartney" ha una cicatrice sullo stesso sopracciglio, ma decisamente più evidente. Ne vediamo qualcuna?
La cicatrice che vediamo in queste quattro foto, è decisamente incompatibile con la ferita che abbiamo visto nella foto in alto. In questo caso, si tratta di una cicatrice da "taglio" che inizia sopra il sopracciglio e lo attraversa formando un arco che, come vediamo dal frame di With a Little Luck, arriva fin sotto l'occhio. Non è sicuramente conseguenza di un'operazione di chirurgia plastica, più semplicemente direi che questa, Bill, se l'è portata da casa. Per sgomberare il campo dai dubbi, punterei poi, l'attenzione anche su qualcos'altro: che in tutte le foto si tratti di Bill, lo possiamo capire anche dal colore degli occhi nella terza e quarta foto, dalle sopracciglia arrotondate e il naso pronunciato, in tutte e quattro le immagini, dallo spazio tra gli incisivi nella terza fotografia.
Non so se su di voi farà lo stesso effetto, ma questa cicatrice, per me, è diventata il primo elemento che cerco per distinguere Paul McCartney da Willie Campbell. Che ne dite?
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domenica 3 novembre 2013
Che gioco, Queenie Eye!!!
L'ultimo post che ho scritto, era dedicato al video di Queenie Eye, dove abbiamo trovato ancora qualche richiamo a quella vecchia storia dei piedi scalzi di Paul McCartney.
Eppure, su Queenie Eye, a mio parere, c'è ancora qualcosa da dire. Per l'esattezza, due cose.
La prima: il titolo.
Queenie eye è un gioco per bambini, si gioca con la palla e un certo numero di giocatori. Uno di questi, the queenie, volta le spalle agli altri, lancia una palla sopra la spalla e uno degli altri giocatori deve afferrarla. Tutti nascondono le mani dietro la schiena e cantano "queenie eye, queenie eye chi ha la palla..." Chi l'ha lanciata deve indovinare chi la nasconde e se indovina, il giocatore con la palla deve ammettere di averla o è automaticamente fuori, OUT.
Si, sono sicura che sia più divertente giocarci che spiegarlo. Tuttavia, andava fatto. Da tre anni, guardo e riguardo i concerti e le apparizioni di Paul McCartney, cercando di capire chi in effetti appaia, se lui o Willie Campbell. Quando ho letto come si svolge questo gioco, ho capito che in realtà ci sto giocando fin dall'inizio, così come tutti quelli che stanno cercando di capire chi ha la palla. Chi è sulla scena? E' Paul? E' Bill? Per chi crede alla PID, è Faul, che ha sostituito Paul? Beh, poco importa, qualcuno "ha la palla" e gestisce il gioco e noi ci sforziamo di indovinare.
La seconda: la prima parte della canzone.
Dice: "C'erano regole che tu non mi hai mai detto, non hai mai messo insieme un piano. Tutte le storie che mi hai venduto non mi hanno aiutato a capire. ma io dovevo farlo funzionare. Non avevo nessuno che potesse aiutarmi, così alla fine è venuto fuori che dovevo farlo da solo".
Per chiunque se lo stia chiedendo, la risposta è: no, nel resto della canzone non spiega a cosa si riferisce. E non si capisce nemmeno come questo si possa collegare al riferimento al gioco, ovviamente se quella del gioco non è una metafora e McCartney si riferisce unicamente a quando da piccolo giocava a palla. Se invece quella è una metafora, possiamo provare a dare un senso anche a questi versi.
Riassunto. Bill sostituisce Paul qualche volta prima del '66 e stabilmente dopo il '66, sebbene da un certo punto in poi, anche Paul partecipi ai lavori del gruppo. Dopo lo scioglimento dei Beatles, la collaborazione tra Paul e Bill continua e, a mio parere, i due si sono divisi la scena fino ai nostri giorni.
Detto questo, dobbiamo tenere in considerazione che Bill, fin da principio prova a raccontare l'accaduto, "ciò che succedeva dietro le tende", come diceva Apollo C. Vermouth.
E adesso, possiamo vedere qualche collegamento.
In questo post, abbiamo visto come Bill abbia più volte usato il concetto della scuola e dei professori per riferirsi ai Beatles e al suo periodo nel gruppo. In particolare, in Feet in the Clouds, dice che i suoi professori lo dirigevano ma erano disconnessi e lui ha fatto a modo suo. In Queenie Eye afferma che non c'era un piano, che nessuno lo poteva aiutare e, alla fine ha dovuto fare da solo. Che dire?
Un'altro punto più volte ripreso da Bill è che lui non aveva capito qualcosa che lo ha messo nei guai. Un esempio è Maybe I'm Amazed: qui dice che forse è un uomo solo nel mezzo di qualcosa che non ha davvero capito e chiede alla sua donna di aiutarlo a capire.
Tanti anni dopo, in Ever present Past, dice che non aveva capito una parola di quello che gli altri dicevano ma è rimasto e alla fine ha capito, e ancora, che non voleva partecipare al "loro" gioco, ma è passato tutto in un flash. Ribadisco che ogni volta che ci sono questi concetti, nelle canzoni non si fa riferimento ad altro, non si può dedurre che si parli di qualcos'altro in particolare.
Riprendendo Queenie Eye, (io direi) Bill afferma che c'erano regole che non gli sono state rivelate, che non c'era un piano e che le storie che gli hanno venduto non lo hanno aiutato a capire (come in Maybe I'm Amazed), ma continua dicendo che non c'era nessuno che lo potesse aiutare e che alla fine ha dovuto far funzionare tutto da solo.
Che Bill stia continuando a raccontare ancora quella stessa storia? A me sembra di si, specie se consideriamo che, Maybe I'm Amazed è stata pubblicata nel 1970 e tutta la canzone è al presente: sta descrivendo una situazione in cui allora era coinvolto. Feet in the Clouds e Ever Present Past sono del 2007 e sono al passato, come se stessero raccontando fatti successi tempo fa, e lo stesso possiamo dire per Queenie Eye.
Per questa puntata abbiamo giocato abbastanza... Alla prossima!!!
Eppure, su Queenie Eye, a mio parere, c'è ancora qualcosa da dire. Per l'esattezza, due cose.
La prima: il titolo.
Queenie eye è un gioco per bambini, si gioca con la palla e un certo numero di giocatori. Uno di questi, the queenie, volta le spalle agli altri, lancia una palla sopra la spalla e uno degli altri giocatori deve afferrarla. Tutti nascondono le mani dietro la schiena e cantano "queenie eye, queenie eye chi ha la palla..." Chi l'ha lanciata deve indovinare chi la nasconde e se indovina, il giocatore con la palla deve ammettere di averla o è automaticamente fuori, OUT.
Si, sono sicura che sia più divertente giocarci che spiegarlo. Tuttavia, andava fatto. Da tre anni, guardo e riguardo i concerti e le apparizioni di Paul McCartney, cercando di capire chi in effetti appaia, se lui o Willie Campbell. Quando ho letto come si svolge questo gioco, ho capito che in realtà ci sto giocando fin dall'inizio, così come tutti quelli che stanno cercando di capire chi ha la palla. Chi è sulla scena? E' Paul? E' Bill? Per chi crede alla PID, è Faul, che ha sostituito Paul? Beh, poco importa, qualcuno "ha la palla" e gestisce il gioco e noi ci sforziamo di indovinare.
La seconda: la prima parte della canzone.
Dice: "C'erano regole che tu non mi hai mai detto, non hai mai messo insieme un piano. Tutte le storie che mi hai venduto non mi hanno aiutato a capire. ma io dovevo farlo funzionare. Non avevo nessuno che potesse aiutarmi, così alla fine è venuto fuori che dovevo farlo da solo".
Per chiunque se lo stia chiedendo, la risposta è: no, nel resto della canzone non spiega a cosa si riferisce. E non si capisce nemmeno come questo si possa collegare al riferimento al gioco, ovviamente se quella del gioco non è una metafora e McCartney si riferisce unicamente a quando da piccolo giocava a palla. Se invece quella è una metafora, possiamo provare a dare un senso anche a questi versi.
Riassunto. Bill sostituisce Paul qualche volta prima del '66 e stabilmente dopo il '66, sebbene da un certo punto in poi, anche Paul partecipi ai lavori del gruppo. Dopo lo scioglimento dei Beatles, la collaborazione tra Paul e Bill continua e, a mio parere, i due si sono divisi la scena fino ai nostri giorni.
Detto questo, dobbiamo tenere in considerazione che Bill, fin da principio prova a raccontare l'accaduto, "ciò che succedeva dietro le tende", come diceva Apollo C. Vermouth.
E adesso, possiamo vedere qualche collegamento.
In questo post, abbiamo visto come Bill abbia più volte usato il concetto della scuola e dei professori per riferirsi ai Beatles e al suo periodo nel gruppo. In particolare, in Feet in the Clouds, dice che i suoi professori lo dirigevano ma erano disconnessi e lui ha fatto a modo suo. In Queenie Eye afferma che non c'era un piano, che nessuno lo poteva aiutare e, alla fine ha dovuto fare da solo. Che dire?
Un'altro punto più volte ripreso da Bill è che lui non aveva capito qualcosa che lo ha messo nei guai. Un esempio è Maybe I'm Amazed: qui dice che forse è un uomo solo nel mezzo di qualcosa che non ha davvero capito e chiede alla sua donna di aiutarlo a capire.
Tanti anni dopo, in Ever present Past, dice che non aveva capito una parola di quello che gli altri dicevano ma è rimasto e alla fine ha capito, e ancora, che non voleva partecipare al "loro" gioco, ma è passato tutto in un flash. Ribadisco che ogni volta che ci sono questi concetti, nelle canzoni non si fa riferimento ad altro, non si può dedurre che si parli di qualcos'altro in particolare.
Riprendendo Queenie Eye, (io direi) Bill afferma che c'erano regole che non gli sono state rivelate, che non c'era un piano e che le storie che gli hanno venduto non lo hanno aiutato a capire (come in Maybe I'm Amazed), ma continua dicendo che non c'era nessuno che lo potesse aiutare e che alla fine ha dovuto far funzionare tutto da solo.
Che Bill stia continuando a raccontare ancora quella stessa storia? A me sembra di si, specie se consideriamo che, Maybe I'm Amazed è stata pubblicata nel 1970 e tutta la canzone è al presente: sta descrivendo una situazione in cui allora era coinvolto. Feet in the Clouds e Ever Present Past sono del 2007 e sono al passato, come se stessero raccontando fatti successi tempo fa, e lo stesso possiamo dire per Queenie Eye.
Per questa puntata abbiamo giocato abbastanza... Alla prossima!!!
venerdì 25 ottobre 2013
Seguendo Mr. Apollo e gli inaspettati ammiratori
AMICI!!!!!
Ricordate qualche tempo fa vi ho invitato a darmi una mano a pubblicizzare il libro?? Avveniva il 15 luglio e il post era QUESTO. Non potete aver dimenticato il mio piglio ottimista e il velato opportunismo così educatamente nascosto dietro la richiesta di una innocentissima condivisione!!!!
Allora vi avevo spiegato da cosa nasceva l'idea della prima campagna pubblicitaria per SEGUENDO MR. APOLLO e cioè che erano stati scelti dei personaggi a cui il libro, forse, sarebbe piaciuto e, pensando pensando, indovinate un po'? Ce ne sono venuti in mente degli altri!!!
Emmett "Doc" Brown, geniale scienziato, tra un viaggio e l'altro, avrebbe trovato il tempo, da dedicare a una rilassante lettura come Seguendo Mr. Apollo?
E la pacifica Miss Jane Murple, si sarebbe lasciata coinvolgere nell'intricatissima matassa della sostituzione di Paul McCartney? O avrebbe resistito alla tentazione, magari dedicandosi a un po' di giardinaggio?
E non potevano mancare loro: Sherlock Holmes e il dottor Watson. Non senza un filo di disappunto, forse, avrebbero condiviso le deduzioni di Seguendo Mr. Apollo.
Perciò ribadisco il mio invito: chi ne avesse voglia o piacere; a chi è piaciuto il blog o il libro; a chi è scappato un sorriso o avesse curiosità per l'argomento; chi volesse dare una mano per pubblicizzare questo blog e in definitiva Seguendo Mr. Apollo; chi fosse mosso da simpatia per l'autrice; chi fosse mosso da antipatia per i concorrenti; chi volesse partecipare a un bel gioco di società; chi fosse animato da spirito di volontariato; chi "non mi va, ma poi lo faccio"... siete tutti i benvenuti!!!
Basterà copiare e incollare queste immagini, salvarle e condividerle nei social network: Facebook, Twitter, Google+ o quello che preferite.
A chiunque vorrà collaborare, ovviamente, va il mio più sincero GRAZIE.
Per il lavoro di grafica e per la folle complicità in questo progetto, devo ASSOLUTAMENTE ringraziare Francesca A. Addis, che ha magistralmente interpretato e tradotto in immagini lo spirito della campagna.
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venerdì 18 ottobre 2013
Willie Campbell, Marylin e l'orfana nell'aeroporto
Eccoci qui. Pronti per una nuova tessera del puzzle?
Oggi torniamo a parlare delle origini di Bill, William Campbell, come dice di chiamarsi lui ascoltando al rovescio la canzone Gratitude.
C'è una canzone molto interessante nell'album Memory Almost Full, del 2008, che si intitola Only Mama Knows, solo mamma lo sa. Teniamo a mente una cosa: Apollo C. Vermouth sottolineava come in quel disco ci fossero parecchi indizi interessanti.
In Only Mama Know, Bill ci dice di essere stato abbandonato in uno squallido aeroporto, e che solo sua madre sapeva il motivo per cui lo aveva abbandonato. Probabilmente, anche lei era stata abbandonata dall'uomo che l'aveva messa incinta, perché altrimenti il motivo magari lo conosceva anche il padre e non solo la madre. Dice che forse era stata una storia di una notte o forse sua madre era in disgrazia. Alla fine, Bill si chiede se vedrà mai la faccia di suo padre. Potrebbe intendere, se mai saprà chi era suo padre e, magari, invece, che sapeva chi era sua madre.
Vi chiederete... come si fa a sapere se il testo non è casuale e invece ha un significato più reale?
A questo punto direi di riprendere in mano la nostra Stele di Rosetta, la copertina di Sgt. Pepper, e vedere se troviamo conferme.
Sulla destra della copertina, accanto a Diana Dors, compare la piccola Shirley Temple. Abbiamo già detto che la sua inclusione deve avere un senso preciso, visto che compare per ben tre volte. Non serve dire che Shirley è l'orfanella per eccellenza, ha interpretato tanti di quei film in cui interpretava quel ruolo che le è rimasto cucito addosso.
In questa immagine, Shirley è ritratta in un curioso abbigliamento da aviatrice, che è quello che indossava nel film Bright Eyes. Qui interpreta la parte di una bambina che rimane orfana di padre e vive con sua madre, Mary, che fa la domestica per una ricca famiglia. Il suo padrino è un aviatore e buona parte del film è girata in un aeroporto.
L'orfana nell'aeroporto, appunto.
Sulla copertina troviamo anche un'altra storia interessante: quella di Marylin Monroe. Norma Jane nacque in un ospedale per indigenti e non seppe mai con sicurezza chi fosse suo padre. L'uomo che probabilmente lo era, lasciò sua madre quando seppe della gravidanza. Né sua madre, né sua nonna potevano prendersi cura di lei, così Norma Jane venne data in affido ad una famiglia che per sopravvivere teneva bambini in affidamento, poi direttamente allo Stato. Da lì in poi, fece avanti e indietro tra l'orfanotrofio e almeno dodici famiglie affidatarie, finché non fu abbastanza grande da potersi sposare.
Nella cover c'è anche questo signore qui, nascosto parzialmente dietro Diana Dors. Apollo ci spiega che si tratta di un Legionario dell'Ordine dei Bufali. Questa è una associazione che aveva la finalità di promuovere la fratellanza, soprattutto sostenendo gli istituti che si occupavano del sociale, delle strutture per orfani e simili.
E per ultimo ricordiamo Sonny Liston, il pugile di colore che compare sulla sinistra della copertina. Liston veniva da una famiglia molto numerosa e poverissima, pare che sua madre lo avesse avuto da una relazione extraconiugale e che per nascondere il fatto che fosse illegittimo, non rivelò mai la data di nascita di suo figlio, evitando perfino di registrarlo all'anagrafe.
Mi sembra che questi riferimenti siano sufficienti a farci capire come ciò che Bill dice in Only Mama Knows sia già stato raccontato sulla cover di Sgt. Pepper e come già nel disco ci siano indizi sulla sua infanzia, figlio illegittimo abbandonato in un aeroporto. Che dite?
Oggi torniamo a parlare delle origini di Bill, William Campbell, come dice di chiamarsi lui ascoltando al rovescio la canzone Gratitude.
C'è una canzone molto interessante nell'album Memory Almost Full, del 2008, che si intitola Only Mama Knows, solo mamma lo sa. Teniamo a mente una cosa: Apollo C. Vermouth sottolineava come in quel disco ci fossero parecchi indizi interessanti.
In Only Mama Know, Bill ci dice di essere stato abbandonato in uno squallido aeroporto, e che solo sua madre sapeva il motivo per cui lo aveva abbandonato. Probabilmente, anche lei era stata abbandonata dall'uomo che l'aveva messa incinta, perché altrimenti il motivo magari lo conosceva anche il padre e non solo la madre. Dice che forse era stata una storia di una notte o forse sua madre era in disgrazia. Alla fine, Bill si chiede se vedrà mai la faccia di suo padre. Potrebbe intendere, se mai saprà chi era suo padre e, magari, invece, che sapeva chi era sua madre.
Vi chiederete... come si fa a sapere se il testo non è casuale e invece ha un significato più reale?
A questo punto direi di riprendere in mano la nostra Stele di Rosetta, la copertina di Sgt. Pepper, e vedere se troviamo conferme.
Sulla destra della copertina, accanto a Diana Dors, compare la piccola Shirley Temple. Abbiamo già detto che la sua inclusione deve avere un senso preciso, visto che compare per ben tre volte. Non serve dire che Shirley è l'orfanella per eccellenza, ha interpretato tanti di quei film in cui interpretava quel ruolo che le è rimasto cucito addosso.
In questa immagine, Shirley è ritratta in un curioso abbigliamento da aviatrice, che è quello che indossava nel film Bright Eyes. Qui interpreta la parte di una bambina che rimane orfana di padre e vive con sua madre, Mary, che fa la domestica per una ricca famiglia. Il suo padrino è un aviatore e buona parte del film è girata in un aeroporto.
L'orfana nell'aeroporto, appunto.
Sulla copertina troviamo anche un'altra storia interessante: quella di Marylin Monroe. Norma Jane nacque in un ospedale per indigenti e non seppe mai con sicurezza chi fosse suo padre. L'uomo che probabilmente lo era, lasciò sua madre quando seppe della gravidanza. Né sua madre, né sua nonna potevano prendersi cura di lei, così Norma Jane venne data in affido ad una famiglia che per sopravvivere teneva bambini in affidamento, poi direttamente allo Stato. Da lì in poi, fece avanti e indietro tra l'orfanotrofio e almeno dodici famiglie affidatarie, finché non fu abbastanza grande da potersi sposare.
Nella cover c'è anche questo signore qui, nascosto parzialmente dietro Diana Dors. Apollo ci spiega che si tratta di un Legionario dell'Ordine dei Bufali. Questa è una associazione che aveva la finalità di promuovere la fratellanza, soprattutto sostenendo gli istituti che si occupavano del sociale, delle strutture per orfani e simili.
E per ultimo ricordiamo Sonny Liston, il pugile di colore che compare sulla sinistra della copertina. Liston veniva da una famiglia molto numerosa e poverissima, pare che sua madre lo avesse avuto da una relazione extraconiugale e che per nascondere il fatto che fosse illegittimo, non rivelò mai la data di nascita di suo figlio, evitando perfino di registrarlo all'anagrafe.
Mi sembra che questi riferimenti siano sufficienti a farci capire come ciò che Bill dice in Only Mama Knows sia già stato raccontato sulla cover di Sgt. Pepper e come già nel disco ci siano indizi sulla sua infanzia, figlio illegittimo abbandonato in un aeroporto. Che dite?
venerdì 4 ottobre 2013
Tutti gli uomini del Sergente Pepper
Ok, chi non se lo è ancora chiesto ha trenta secondi di tempo per farlo ora. Ventinove, ventotto...
Fatto?
Allora possiamo cominciare.
Sgt. Pepper è, a mia opinione, ciò che segna uno spartiacque tra un prima e un dopo. Un salto da cui, una volta fatto, non si torna più indietro. Da un punto di vista simbolico, è una copertina molto forte: in tanti, ha sempre generato una certa scomodità, come se dietro a tutta quella roba nell'immagine ci dovesse per forza essere un significato nascosto, oscuro. A me, ad esempio, ha sempre inquietato, anche prima di sapere chi fossero i personaggi ritratti.
Quando venne pubblicato il disco, i più pensarono che si trattasse semplicemente di una legittima spinta al cambiamento da parte dei quattro, che fino a poco prima si erano presentati sempre vestiti uguali e in modo piuttosto monotono. Nel periodo precedente al disco poi, ognuno dei Beatles aveva fatto esperienze, musicali e cinematografiche, per conto proprio e ciò era bastato a inquadrare la stranezza come una necessità di distinzione.
Tornando ai personaggi sistemati dietro i Beatles, apparentemente sembrano non avere nulla a che fare gli uni con gli altri. Ad esempio, abbiamo attrici come Marlene Dietrich, Marilyn Monroe, Mae West; abbiamo scrittori come Edgar Allan Poe, William Burroughs, Oscar Wilde, o Lewis Carrol. Ma abbiamo anche il satanista Aleister Crowley e la piccola Shirley Temple. E poi ci sono i personaggi che dovevano comparire e non sono stati inseriti, come Gesù Cristo o Adolf Hitler.
Siete abbastanza confusi? Allora possiamo continuare.
La cosa più logica per capirci qualcosa fu quella di chiedere direttamente ai Beatles una spiegazione e le risposte furono le più disparate.
Lennon disse che avevano scelto tutte quelle persone tra i personaggi cui loro dovevano la loro formazione, i loro miti. Ora, se è facile capire Lennon per aver inserito Poe e Carrol, notoriamente tra i suoi autori preferiti, di certo ci viene un po' in salita immaginare i quattro che "impazziscono" per la piccola orfanella Shirley Temple, ritratta addirittura tre volte sulla copertina.
D'altra parte, McCartney spiegò che la scelta dei personaggi da includere era stata fatta sulla base del suono dei nomi delle persone inserite. Ovviamente nemmeno questa spiegazione soddisfa.
A Mr. Apollo stava molto a cuore che la copertina di Sgt. Pepper venisse interpretata nel modo corretto: spesso l'ha paragonata a un libro di cui nessuno ha letto l'ultimo capitolo. E', a mio parere, un capolavoro ancora incompreso, a prescindere dalla notevole importanza che gli è stata comunque attribuita.
Apollo spiega che la copertina narra ciò che i Beatles stavano vivendo, l'intera storia. Ogni oggetto o personaggio sulla copertina ha un senso. Perfino la posizione di tutti gli elementi ha importanza.
E così, per i singoli personaggi, per capire in che modo c'entrino con la storia che i Beatles vogliono raccontare, è necessario andare a guardare le loro vite, isolare il particolare che li riguarda e metterlo in connessione con gli altri.
Solo??!! Tutto qui??!!
Beh, io non garantisco che ci riusciremo... ma di certo ci proveremo.
By the way, volevo inserire ciò che, secondo me, rispose Bill alla domanda su come avessero scelto chi inserire sulla copertina di Sgt. Pepper. Nel libro di Miles, I Beatles attraverso le loro parole, l'autore riferisce che, a questo proposito, McCartney affermò che ognuno aveva scelto i propri personaggi e che George aveva deciso di inserire alcuni dei suoi compagni di scuola, quelli che gli piacevano di più, intendendo con tutta probabilità i guru indiani Sri Yukteswar Giri, Sri Mahavatar Babaji, Sri Paramahansa Yogananda, Sri Lahiri Mahasaya.
Ancora una volta: ma che dici??!! Come potevano essere compagni di scuola di George dei guru indiani vissuti tra la fine del 1800 e la prima metà del 1900? E poi, Paul frequentava la stessa scuola di George, se nella classe di George avessero frequentato dei guru indiani morti, lui di certo se ne sarebbe accorto!!!
Va bene, per ora lasciamo così. State in zona!!!
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