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mercoledì 8 luglio 2015
Keep calm, perché abbiamo finito con Come Together
E siamo all'ultima parte della nostra analisi di Come Together, una delle canzoni più misteriose dei Fab Four. Per chi ha già letto le prime tre parti, sto per affrontare la quarta strofa; per chi non le avesse ancora lette, i post da leggere sono qui, qui e qui: se fate veloci vi aspettiamo.
Quarta strofa.
"He roller coaster, He got early warning, He got muddy water, He one Mojo filter. He say one and one and one is three. Got to be good looking, cause he's so hard to see".
Il personaggio più ignorato nella storia che raccontiamo è sicuramente George Martin, eppure, come ho fatto notare più volte, doveva avere una grossa parte nella questione. Quest'ultima strofa secondo me è dedicata a lui.
Riassunto delle puntate precedenti. Apollo dice che tutti partecipano e si danno da fare per la sostituzione di Paul, ma qualche anno dopo, quando il bassista rivuole il suo posto, gli animi sono agitati e nessuno è più disposto a fare i salti mortali per un'altra sostituzione. George Martin, lo abbiamo dedotto da diversi indizi, solidarizza e sostiene Bill, che tuttavia non è mai diventato un Beatles a tutti gli effetti. Stando così le cose, il produttore si sarà opposto alla nuova sostituzione, suscitando così le ire di John, che non poteva essere certo troppo benevolo nei suoi confronti.
In questa situazione a me sembra giustificato il riferimento alle montagne russe (roller coaster), che fanno su e giù e non sono lineari, e alle acque torbide (muddy water), magari riferite alla scarsa trasparenza del comportamento di Sir George con loro. Piuttosto facile che Lennon abbia visto nel suo comportamento un vero e proprio tradimento.
Lui è un filtro magico (mojo filter). Un filtro è qualcosa che sta in mezzo tra una sostanza e un'altra. Questa ce la teniamo da parte, a futura memoria.
E poi arriva lei: la frase più famosa tra i fautori della PID. One and one and one is three. Anche tra i fautori dell'aritmetica: uno e uno e uno fa tre.
Ok, siamo seri.
Una frase simile detta da George Martin ha molto senso. Sa che Paul è uscito dal gruppo, Bill non è mai stato considerato un Beatles dagli altri e il rientro di Paul viene impedito. Quanto fa? Per me, fa tre. E lo possiamo ricondurre anche dallo stemma araldico di sir George, lo ricordate? In quell'occasione il produttore decide di includere nello stemma tre scarafaggi invece che quattro. Eppure il riferimento ai Beatles è scontato.
Got to be good looking cause he's so hard to see.
Deve essere di bell'aspetto perché è così difficile da vedere. O deve essere guardato bene (andandoci un po' larghi, lo ammetto). In ogni caso non si può negare che il ruolo di George Martin è decisamente difficile da vedere. E da capire.
Per ora abbiamo finito con Come Together ma sicuramente non con Abbey Road. Ci sono ancora parecchie tessere da aggiungere. Vi aspetto...
lunedì 22 giugno 2015
John, Yoko e gli stivali da tricheco
Negli ultimi due post (qui e qui) abbiamo analizzato le prime due strofe di Come Together, attribuendo i riferimenti della prima strofa a Paul e quelli della seconda a Bill.
Devo dire che andando avanti ho notato come in giro ci siano parecchi dubbi anche sulle parole ufficiali di questa canzone: al posto di monkey fingers, ho trovato in diversi posti, wonky fingers e persino funny fingers. Figurarsi!!!
Ma proviamo a dire qualcosa sulla terza strofa.
Terza strofa.
"He bag production; He got walrus gumboot; He got Ono sideboard; He one spinal cracker. He got feet down below his knees, Hold you in his armchair you can feel his disease.
Come together, right now, over me".
Al terzo verso, il riferimento a Ono ci spinge a dedurre che questi versi parlino di John. Lui ha gli stivali da tricheco: ci dice che il tricheco è ancora lui. A questo proposito ricordiamo che nel Magical Mistery Tour, John diceva di essere il tricheco, in Glass Onion ci rivelava che il tricheco era Paul, ma forse limitatamente alla scena del video in cui il tricheco si trova in piedi sulla sponda di ghisa.
Qui nel blog non ho ancora affrontato l'annosa questione del tricheco, o meglio, ho detto qualcosa su chi dovesse essere il tricheco ma non perché lo fosse. Qui diciamo che per me, quando Lennon fa riferimento al tricheco vuole indicare chi, in quel momento, tiene le fila del gioco.
He bag production. Io interpreterei quel bag in uno dei suoi significati idiomatici: abbandonare. Lui abbandona la produzione. John ha condotto il gioco e ora abbandona la produzione. Beh, se non altro quadra con il fatto che Abbey Road è l'ultimo disco dei Beatles, disco che si chiude con una canzone intitolata The End. E con tanto, tanto altro...
In compenso c'è quel riferimento a Yoko Ono, presenza totalizzante per John. He got Ono sideboard. Io qui ci vedo un giochino di parole abbastanza semplice. Separando side e board e sfruttando l'assonanza di Ono, abbiamo on his side e on board: entrambi significano che Ono è dalla sua parte. Sicuramente una cosa che nel 1969 per Lennon era fondamentale. Ci sta?
Al prossimo giro chiudiamo con Come Together... Vi aspetto!!
venerdì 29 maggio 2015
Bill DEVE essere libero
Nell'ultimo post avevamo cominciato ad analizzare il testo di Come together.
Alzi la mano chi ricorda la seconda strofa di Come Together. Ok, abbassate le mani.
Per sicurezza la riprendiamo?
Seconda strofa
"He wear no shoeshine. He got toe jam football. He got monkey finger. He shoot Coca Cola.
He say I know you, you know me. One thing I can tell you is you got to be free.
Come together, right now, over me."
I primi versi di questa seconda strofa parlano di scarpe, piedi, dita dei piedi, e dita da scimmia. Non sfuggirà certamente il collegamento con la copertina del disco.
Ricordiamo per i distratti che il più importante mistero di Abbey Road su cui ci si è concentrati è quello dei piedi scalzi di Paul nella copertina. Teniamolo d'acconto!!!
Eppure io direi che questa strofa parla di Bill... E tra un attimo vi spiego perché.
"He wear no shoeshine. He got toe jam football. He got monkey finger".
Lui non indossa lustrascarpe. E certo.
Se andiamo avanti con i giochi di parole che abbiamo già visto, qui ci starebbe che lui non indossa scarpe o che non indossa scarpe lucide. E il nostro pensiero va a McCartney scalzo in copertina.
Ma potrebbe anche dirci che "lui" è povero perché non ha scarpe lucide.
Anche il secondo verso fa ancora riferimento ai piedi e il terzo ci dice che lui ha le dita da scimmia. Senza avventurarmi troppo con la fantasia, a me ricorda un confronto che abbiamo fatto tempo fa tra i piedi di Paul e quelli di Bill, in questo post.
Le dita dei piedi nella foto in bianco e nero sono davvero strane, molto storte. Abbastanza da essere paragonate a quelle di una scimmia?
Il richiamo alla Coca cola sarebbe secondo i più, un riferimento alla cocaina e onestamente non ho elementi per dedurre né quello né altro.
"He say I know you, you know me. One thing I can tell you is you got to be free".
Lui dice ti conosco, tu mi conosci. Una cosa ti posso dire: tu devi essere libero. E qui la cosa si fa interessante per la nostra versione. In questo blog e, ovviamente, nel libro Seguendo Mr. Apollo, abbiamo dedotto, e ne parleremo ancora, che Bill fosse già conosciuto dal gruppo, anche prima che facessero successo.
Lennon aggiunge, quindi, che può dirgli una cosa: che deve essere libero. Vi dice niente?
QUI, QUI e QUI, abbiamo avanzato appena qualche dubbio sul fatto che Bill potesse essere un galeotto fatto evadere dal carcere per poter prendere il posto di Paul McCartney nei Beatles. E in Come Together, Lennon dice a "qualcuno" che DEVE essere libero.
Sicuri che sia il caso di interpretarlo in senso spirituale e trascendente?
Alzi la mano chi ricorda la seconda strofa di Come Together. Ok, abbassate le mani.
Per sicurezza la riprendiamo?
Seconda strofa
"He wear no shoeshine. He got toe jam football. He got monkey finger. He shoot Coca Cola.
He say I know you, you know me. One thing I can tell you is you got to be free.
Come together, right now, over me."
I primi versi di questa seconda strofa parlano di scarpe, piedi, dita dei piedi, e dita da scimmia. Non sfuggirà certamente il collegamento con la copertina del disco.
Eppure io direi che questa strofa parla di Bill... E tra un attimo vi spiego perché.
"He wear no shoeshine. He got toe jam football. He got monkey finger".
Lui non indossa lustrascarpe. E certo.
Se andiamo avanti con i giochi di parole che abbiamo già visto, qui ci starebbe che lui non indossa scarpe o che non indossa scarpe lucide. E il nostro pensiero va a McCartney scalzo in copertina.
Ma potrebbe anche dirci che "lui" è povero perché non ha scarpe lucide.
Anche il secondo verso fa ancora riferimento ai piedi e il terzo ci dice che lui ha le dita da scimmia. Senza avventurarmi troppo con la fantasia, a me ricorda un confronto che abbiamo fatto tempo fa tra i piedi di Paul e quelli di Bill, in questo post.
Il richiamo alla Coca cola sarebbe secondo i più, un riferimento alla cocaina e onestamente non ho elementi per dedurre né quello né altro.
"He say I know you, you know me. One thing I can tell you is you got to be free".
Lui dice ti conosco, tu mi conosci. Una cosa ti posso dire: tu devi essere libero. E qui la cosa si fa interessante per la nostra versione. In questo blog e, ovviamente, nel libro Seguendo Mr. Apollo, abbiamo dedotto, e ne parleremo ancora, che Bill fosse già conosciuto dal gruppo, anche prima che facessero successo.
Lennon aggiunge, quindi, che può dirgli una cosa: che deve essere libero. Vi dice niente?
QUI, QUI e QUI, abbiamo avanzato appena qualche dubbio sul fatto che Bill potesse essere un galeotto fatto evadere dal carcere per poter prendere il posto di Paul McCartney nei Beatles. E in Come Together, Lennon dice a "qualcuno" che DEVE essere libero.
Sicuri che sia il caso di interpretarlo in senso spirituale e trascendente?
sabato 9 maggio 2015
COME TOGETHER, PAUL
E sia. Cominciamo con Come Together.
Prima strofa.
"Here come old flat top, he come groovin' up slowly, He got joo-joo eyeball, He one holy roller;
He got hair down to his knee, got to be a joker he just do what he please".
Negli ultimi post (QUI e QUI) abbiamo introdotto qualche informazione preliminare su questa canzone e i suoi protagonisti. Abbiamo precisato che a questo punto della storia, con John molto arrabbiato, Paul che rivuole il suo posto nel gruppo e George Martin che difende Bill, i personaggi sono esattamente questi e sono gli stessi che troviamo in Come Together: Paul, Bill, John e Sir George.
Here come old flat-top, Groovin' up slowly.
E cominciamo proprio con Paul. Abbiamo visto che in Abbey Road altre due canzoni cominciano con here come: Here come the sun e Here come the Sun King e abbiamo anche visto come in tutti e due i casi i riferimenti portassero a Paul, sia con riguardo al sole sia al Re Sole.
In questa canzone John usa diversi giochi di parole, mischiando i vari significati che possono essere loro attribuiti, proprio come fa l'Uomo uovo. Così verosimilmente flat-top è un riferimento alla chitarra a cassa piatta (si chiama così? Mi scuso con chi è competente in materia per l'eventuale imprecisione).
Ma old top a me ricorda la "vecchia gloria"... ma andiamo avanti.
Groovin'up è un altro gioco di parole: groove è divertirsi, ma significa anche incidere dischi. E non possiamo ignorare quell'up e l'assonanza con growing up: crescendo. Ricordate l'Uomo uovo? Ecco.
He got joo joo eyeball.
Joo joo indica qualcosa di malevolo. L'intera locuzione è stata interpretata come occhiata malevola, che "porta male", ma eyeball (globo oculare?!) si pronuncia in modo molto simile a Apple.
Quindi siamo partiti dalla vecchia gloria che arriva (il primo strumento di Paul è la chitarra), crescendo, divertendosi e incidendo dischi e arriviamo al disastro della Apple. Al tempo di Come Together i nostri avevano già capito che creare la Apple era stata una pessima idea.
He got hair down to his knee, got to be a joker he just do what he please.
Lui ha i capelli sotto il ginocchio, deve essere un buffone, fa solo quello che gli va.
Mr. Apollo spiegò l'abitudine dei Beatles di ricorrere alle "assonanze" proprio riferendosi alla parola hair (capelli) nella canzone Don't Pass me by. In quest'ultima, si parla di una persona che ha perso i suoi capelli in un incidente stradale. Mr. Apollo spiega invece che hair si pronuncia allo stesso modo di heir (erede) e così la persona della canzone, nell'incidente, ha perso il "suo" erede, non i suoi capelli. Abbiamo già detto che l'erede a cui ci si riferisce è Tara Browne, l'erede della famiglia Guinness, morto in un incidente stradale il 18 dicembre 1966 e caro amico di Paul McCartney.
Anche in questo caso il riferimento ai capelli potrebbe nascondere lo stesso trucco: lui ha l'erede sotto il ginocchio, che si giustifica facilmente visto che il poveretto è seppellito sotto terra. Il resto è quello che è successo: per la morte di Tara, Paul si allontana dalle scene e solo dopo qualche tempo partecipa di nuovo, ma a comodo suo, alla vita del gruppo. In altre parole fa solo quello che gli va di fare.
A questo punto mi avanza un holy roller che non so ancora collocare, proprio quello che si dava per scontato... Mettiamolo via, magari prima o poi ci servirà...
Ripassate per la seconda strofa? Vi aspetto tra qualche giorno...
Prima strofa.
"Here come old flat top, he come groovin' up slowly, He got joo-joo eyeball, He one holy roller;
He got hair down to his knee, got to be a joker he just do what he please".
Negli ultimi post (QUI e QUI) abbiamo introdotto qualche informazione preliminare su questa canzone e i suoi protagonisti. Abbiamo precisato che a questo punto della storia, con John molto arrabbiato, Paul che rivuole il suo posto nel gruppo e George Martin che difende Bill, i personaggi sono esattamente questi e sono gli stessi che troviamo in Come Together: Paul, Bill, John e Sir George.
Here come old flat-top, Groovin' up slowly.
E cominciamo proprio con Paul. Abbiamo visto che in Abbey Road altre due canzoni cominciano con here come: Here come the sun e Here come the Sun King e abbiamo anche visto come in tutti e due i casi i riferimenti portassero a Paul, sia con riguardo al sole sia al Re Sole.
In questa canzone John usa diversi giochi di parole, mischiando i vari significati che possono essere loro attribuiti, proprio come fa l'Uomo uovo. Così verosimilmente flat-top è un riferimento alla chitarra a cassa piatta (si chiama così? Mi scuso con chi è competente in materia per l'eventuale imprecisione).
Ma old top a me ricorda la "vecchia gloria"... ma andiamo avanti.
Groovin'up è un altro gioco di parole: groove è divertirsi, ma significa anche incidere dischi. E non possiamo ignorare quell'up e l'assonanza con growing up: crescendo. Ricordate l'Uomo uovo? Ecco.
He got joo joo eyeball.
Joo joo indica qualcosa di malevolo. L'intera locuzione è stata interpretata come occhiata malevola, che "porta male", ma eyeball (globo oculare?!) si pronuncia in modo molto simile a Apple.
Quindi siamo partiti dalla vecchia gloria che arriva (il primo strumento di Paul è la chitarra), crescendo, divertendosi e incidendo dischi e arriviamo al disastro della Apple. Al tempo di Come Together i nostri avevano già capito che creare la Apple era stata una pessima idea.
He got hair down to his knee, got to be a joker he just do what he please.
Lui ha i capelli sotto il ginocchio, deve essere un buffone, fa solo quello che gli va.
Mr. Apollo spiegò l'abitudine dei Beatles di ricorrere alle "assonanze" proprio riferendosi alla parola hair (capelli) nella canzone Don't Pass me by. In quest'ultima, si parla di una persona che ha perso i suoi capelli in un incidente stradale. Mr. Apollo spiega invece che hair si pronuncia allo stesso modo di heir (erede) e così la persona della canzone, nell'incidente, ha perso il "suo" erede, non i suoi capelli. Abbiamo già detto che l'erede a cui ci si riferisce è Tara Browne, l'erede della famiglia Guinness, morto in un incidente stradale il 18 dicembre 1966 e caro amico di Paul McCartney.
Anche in questo caso il riferimento ai capelli potrebbe nascondere lo stesso trucco: lui ha l'erede sotto il ginocchio, che si giustifica facilmente visto che il poveretto è seppellito sotto terra. Il resto è quello che è successo: per la morte di Tara, Paul si allontana dalle scene e solo dopo qualche tempo partecipa di nuovo, ma a comodo suo, alla vita del gruppo. In altre parole fa solo quello che gli va di fare.
A questo punto mi avanza un holy roller che non so ancora collocare, proprio quello che si dava per scontato... Mettiamolo via, magari prima o poi ci servirà...
Ripassate per la seconda strofa? Vi aspetto tra qualche giorno...
lunedì 20 aprile 2015
JOHN LENNON E L'UOMO UOVO
Eccoci di nuovo!!!
Nell'ultimo post abbiamo parlato di Come Together e vi ho accennato al fatto che John adorasse i giochi di parole e i codici. Diciamo che questo è un fatto acquisito e lo sanno tutti. Per quanto riguarda i codici, per ora possiamo ricordare l'inclusione di Edgar Allan Poe, maestro in materia, tra i personaggi della copertina di Sgt. Pepper. Ma sul poeta torneremo per altri motivi, oggi invece ci soffermiamo su Lennon e i suoi giochi di parole.
Dobbiamo prenderla un po' da lontano.
Sappiamo dalle biografie e dai riferimenti nelle canzoni dei Beatles, che John Lennon e Paul McCartney erano appassionati di alcune favole particolari come Alice nel paese delle meraviglie e Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò. Bene, nella loro discografia ci sono molti riferimenti a queste favole: la citazione più famosa è sicuramente quella del tricheco in I am the Walrus. Ed è proprio a questa canzone che facciamo riferimento anche qui.
Sapete chi è questo signore?
Si chiama William Claude Fields ed era un attore. La sua presenza nella copertina di Sgt. Pepper si giustifica col fatto che era nel cast di Alice nel paese delle meraviglie, nella versione cinematografica del 1933. E sapete quale personaggio interpretava?
Esatto. Proprio lui. Humpty Dumpty. Per intenderci, quell'omino vagamente antipatico con la testa da uovo... o quell'uovo con le braccia e le gambe. Insomma, avete capito, quello qui di fianco.
In I am the Walrus, Lennon dice: "Io sono l'uomo uovo, loro sono gli uomini uovo, io sono il tricheco". Troviamo sia il tricheco che l'uomo-uovo in Attraverso lo specchio.
Qui Humpty Dumpty rivela ad Alice che fa un uso particolare delle parole. Dice: "Quando io uso una parola... essa significa esattamente ciò che io voglio che significhi". All'osservazione di Alice che le parole possono avere tanti significati, lui replica: "Quando faccio fare a una parola un simile lavoro... la pago sempre di più".
Quindi l'uomo uovo comanda sulle parole affinché abbiano diversi significati e precisa che è normale che Alice non sappia cosa significano finché non glielo spiega lui.
Quindi ricapitolando Lennon dice che lui è l'uomo uovo e che lo sono anche gli altri: stabilisce lui se una parola deve avere più significati. Qualche volta, peraltro, Lennon, riferendosi alle canzoni dell'epoca Beatles, ha spiegato che in diverse occasioni lui badava al suono delle parole e il significato veniva da sé.
Data questa spiegazione, vi starete chiedendo cosa c'entri questo preambolo con Come Together.
Beh, diciamo che questa era una premessa necessaria che ci sarà molto utile nelle prossime puntate.
The best is yet to come!!!
Nell'ultimo post abbiamo parlato di Come Together e vi ho accennato al fatto che John adorasse i giochi di parole e i codici. Diciamo che questo è un fatto acquisito e lo sanno tutti. Per quanto riguarda i codici, per ora possiamo ricordare l'inclusione di Edgar Allan Poe, maestro in materia, tra i personaggi della copertina di Sgt. Pepper. Ma sul poeta torneremo per altri motivi, oggi invece ci soffermiamo su Lennon e i suoi giochi di parole.
Dobbiamo prenderla un po' da lontano.
Sappiamo dalle biografie e dai riferimenti nelle canzoni dei Beatles, che John Lennon e Paul McCartney erano appassionati di alcune favole particolari come Alice nel paese delle meraviglie e Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò. Bene, nella loro discografia ci sono molti riferimenti a queste favole: la citazione più famosa è sicuramente quella del tricheco in I am the Walrus. Ed è proprio a questa canzone che facciamo riferimento anche qui.
Sapete chi è questo signore?
Si chiama William Claude Fields ed era un attore. La sua presenza nella copertina di Sgt. Pepper si giustifica col fatto che era nel cast di Alice nel paese delle meraviglie, nella versione cinematografica del 1933. E sapete quale personaggio interpretava?
Esatto. Proprio lui. Humpty Dumpty. Per intenderci, quell'omino vagamente antipatico con la testa da uovo... o quell'uovo con le braccia e le gambe. Insomma, avete capito, quello qui di fianco.
In I am the Walrus, Lennon dice: "Io sono l'uomo uovo, loro sono gli uomini uovo, io sono il tricheco". Troviamo sia il tricheco che l'uomo-uovo in Attraverso lo specchio.
Qui Humpty Dumpty rivela ad Alice che fa un uso particolare delle parole. Dice: "Quando io uso una parola... essa significa esattamente ciò che io voglio che significhi". All'osservazione di Alice che le parole possono avere tanti significati, lui replica: "Quando faccio fare a una parola un simile lavoro... la pago sempre di più".
Quindi l'uomo uovo comanda sulle parole affinché abbiano diversi significati e precisa che è normale che Alice non sappia cosa significano finché non glielo spiega lui.
Quindi ricapitolando Lennon dice che lui è l'uomo uovo e che lo sono anche gli altri: stabilisce lui se una parola deve avere più significati. Qualche volta, peraltro, Lennon, riferendosi alle canzoni dell'epoca Beatles, ha spiegato che in diverse occasioni lui badava al suono delle parole e il significato veniva da sé.
Data questa spiegazione, vi starete chiedendo cosa c'entri questo preambolo con Come Together.
Beh, diciamo che questa era una premessa necessaria che ci sarà molto utile nelle prossime puntate.
The best is yet to come!!!
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sabato 11 aprile 2015
UNO SGUARDO SU ABBEY ROAD
Questa settimana ho preso l'influenza. Niente di grave, soliti sintomi: mal di gola, raffreddore, tosse e una smodata attrazione per Come Together.
Come, non avete mai avuto questo ceppo?
Strano, molto strano.
Comunque, tutto è partito dagli ultimi post che ho scritto e sul prossimo, cioè questo.
Volevo raccontarvi di Abbey Road. Avrete sicuramente notato come sulla Home di questo blog siano riportate due copertine: Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band e Abbey Road. Il primo disco segna l'inizio della storia che racconto e il secondo, a suo modo, ne rappresenta la fine, ma rappresenta anche l'inizio di una nuova storia. Cambia il narratore, forse, di questo racconto, ma questa storia di certo non finisce sulle strisce pedonali di Abbey Road.
Sgt. Pepper e Abbey Road, a mio parere, sono entrambi concept album: segnano un contesto e si muovono al suo interno, raccontano la stessa cosa in ogni loro contenuto, nella copertina del disco e nei brani contenuti in esso. Tutto ci parla degli stessi eventi. La differenza è che mentre per Sgt, Pepper le peculiarità saltano agli occhi da subito ed è impossibile pensare che tutto sia casuale, non voluto o deciso e pianificato in ogni minimo particolare, per Abbey Road è diverso. La copertina è bella ma non così dirompente e l'unico particolare che può colpire l'attenzione di chi guarda è che Paul è scalzo. E anche qui, se non ci fosse stata la leggenda PID, tutti avrebbero considerato la cosa come una stranezza, una bizzarria, non certo come un indizio di un progetto più ampio. Ecco, diciamo che Abbey Road passa più inosservato, eppure...
Ricordate quando in questo POST avevo chiesto cosa sarebbe successo se ad un certo punto Paul McCartney avesse rivoluto il suo posto nel gruppo, nel clima teso che si era venuto a creare? Il disco di cui parliamo risponde a questa domanda.
E se vogliamo cominciare dalla notizia del ritorno di Paul, possiamo ricordare Here Comes the Sun e Sun King. Le due canzoni annunciano con lo stesso tenore il ritorno del sole e del Re Sole. QUI e QUI ne abbiamo parlato diffusamente e abbiamo notato come fosse molto strano che nello stesso disco ci fossero due canzoni dal contenuto così simile. Abbiamo anche ribadito più volte come i riferimenti al sole, ogni volta che sono stati fatti, abbiano sempre portato a Paul.
E troverete ancora più strano che un'altra canzone, Come Together, cominci proprio con "Here come..." Ci avete fatto caso? Anche la prima canzone del disco comincia con l'introduzione di qualcuno che arriva, in questo caso con le parole here come old flat top. Direte... cosa significa? E qui si deve fare un discorso più ampio.
Come Together è una delle canzoni più misteriose di Lennon, in tanti ritengono addirittura che John avesse fatto un cumulo dei suoi nonsense e li avesse messi tutti insieme in un'unica canzone.
A questo riguardo, il mio ragionamento è più possibilista: se arriva un eschimese e vi parla nella SUA lingua e voi non conoscete l'eschimese, cosa pensate? Che VOI non conoscete la sua lingua o che LUI sta dicendo cose senza senso? Ecco, per me Lennon aveva una SUA lingua, solo che, erroneamente, ha pensato che lo potessero capire, non dico tutti, ma sicuramente molti. Così non è stato. Ma Come Together è ancora là e quelli che si prendono questo ceppo di influenza ancora si avventurano nella sua interpretazione.
Come Together fu scritta da John per accompagnare i comizi di Timothy Leary, candidato come governatore della California. Tuttavia, la canzone non venne utilizzata e John scrisse un nuovo testo, molto criptico, dicendo che nella canzone parlava di loro.
E qui la domanda è d'obbligo: Loro chi? All'inizio pensavo che LORO stesse per i Beatles e, come tutti, provavo a ricollegare i singoli versi ai favolosi quattro. In giro si trovano esempi classici: He holy roller (lui un santo tritasassi) sarebbe George Harrison, perché si riferirebbe al suo fervore religioso. Mentre Walrus gumboot, (stivali di tricheco) sarebbe riferita a Paul, perché in Glass Onion, John dice che il tricheco era Paul. E comunque, nessuna di queste frasi ci dice nulla di più, per le teorie ufficiali.
A me questo ragionamento non mi ha portato troppo lontano.
E se parliamo di codici invece? John ne usava parecchi ed era un fanatico dei giochi di parole, tanto che in I am The Walrus cita, accanto al tricheco, anche l'Uomo Uovo, maestro dei giochi di parole.
Un altro elemento da considerare è che, se i ragionamenti fatti fino a qui sono giusti, i protagonisti della nostra storia non sono più solo i quattro Beatles e se John avesse voluto raccontare ciò che stava succedendo allora, non avrebbe potuto farlo senza chiamare in causa anche Bill e George Martin, anche in Come Together.
Ce n'è abbastanza per iniziare?
Allora vi aspetto qui.
Come, non avete mai avuto questo ceppo?
Strano, molto strano.
Comunque, tutto è partito dagli ultimi post che ho scritto e sul prossimo, cioè questo.
Volevo raccontarvi di Abbey Road. Avrete sicuramente notato come sulla Home di questo blog siano riportate due copertine: Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band e Abbey Road. Il primo disco segna l'inizio della storia che racconto e il secondo, a suo modo, ne rappresenta la fine, ma rappresenta anche l'inizio di una nuova storia. Cambia il narratore, forse, di questo racconto, ma questa storia di certo non finisce sulle strisce pedonali di Abbey Road.
Sgt. Pepper e Abbey Road, a mio parere, sono entrambi concept album: segnano un contesto e si muovono al suo interno, raccontano la stessa cosa in ogni loro contenuto, nella copertina del disco e nei brani contenuti in esso. Tutto ci parla degli stessi eventi. La differenza è che mentre per Sgt, Pepper le peculiarità saltano agli occhi da subito ed è impossibile pensare che tutto sia casuale, non voluto o deciso e pianificato in ogni minimo particolare, per Abbey Road è diverso. La copertina è bella ma non così dirompente e l'unico particolare che può colpire l'attenzione di chi guarda è che Paul è scalzo. E anche qui, se non ci fosse stata la leggenda PID, tutti avrebbero considerato la cosa come una stranezza, una bizzarria, non certo come un indizio di un progetto più ampio. Ecco, diciamo che Abbey Road passa più inosservato, eppure...
Ricordate quando in questo POST avevo chiesto cosa sarebbe successo se ad un certo punto Paul McCartney avesse rivoluto il suo posto nel gruppo, nel clima teso che si era venuto a creare? Il disco di cui parliamo risponde a questa domanda.
E se vogliamo cominciare dalla notizia del ritorno di Paul, possiamo ricordare Here Comes the Sun e Sun King. Le due canzoni annunciano con lo stesso tenore il ritorno del sole e del Re Sole. QUI e QUI ne abbiamo parlato diffusamente e abbiamo notato come fosse molto strano che nello stesso disco ci fossero due canzoni dal contenuto così simile. Abbiamo anche ribadito più volte come i riferimenti al sole, ogni volta che sono stati fatti, abbiano sempre portato a Paul.
E troverete ancora più strano che un'altra canzone, Come Together, cominci proprio con "Here come..." Ci avete fatto caso? Anche la prima canzone del disco comincia con l'introduzione di qualcuno che arriva, in questo caso con le parole here come old flat top. Direte... cosa significa? E qui si deve fare un discorso più ampio.
Come Together è una delle canzoni più misteriose di Lennon, in tanti ritengono addirittura che John avesse fatto un cumulo dei suoi nonsense e li avesse messi tutti insieme in un'unica canzone.
A questo riguardo, il mio ragionamento è più possibilista: se arriva un eschimese e vi parla nella SUA lingua e voi non conoscete l'eschimese, cosa pensate? Che VOI non conoscete la sua lingua o che LUI sta dicendo cose senza senso? Ecco, per me Lennon aveva una SUA lingua, solo che, erroneamente, ha pensato che lo potessero capire, non dico tutti, ma sicuramente molti. Così non è stato. Ma Come Together è ancora là e quelli che si prendono questo ceppo di influenza ancora si avventurano nella sua interpretazione.
Come Together fu scritta da John per accompagnare i comizi di Timothy Leary, candidato come governatore della California. Tuttavia, la canzone non venne utilizzata e John scrisse un nuovo testo, molto criptico, dicendo che nella canzone parlava di loro.
E qui la domanda è d'obbligo: Loro chi? All'inizio pensavo che LORO stesse per i Beatles e, come tutti, provavo a ricollegare i singoli versi ai favolosi quattro. In giro si trovano esempi classici: He holy roller (lui un santo tritasassi) sarebbe George Harrison, perché si riferirebbe al suo fervore religioso. Mentre Walrus gumboot, (stivali di tricheco) sarebbe riferita a Paul, perché in Glass Onion, John dice che il tricheco era Paul. E comunque, nessuna di queste frasi ci dice nulla di più, per le teorie ufficiali.
A me questo ragionamento non mi ha portato troppo lontano.
E se parliamo di codici invece? John ne usava parecchi ed era un fanatico dei giochi di parole, tanto che in I am The Walrus cita, accanto al tricheco, anche l'Uomo Uovo, maestro dei giochi di parole.
Un altro elemento da considerare è che, se i ragionamenti fatti fino a qui sono giusti, i protagonisti della nostra storia non sono più solo i quattro Beatles e se John avesse voluto raccontare ciò che stava succedendo allora, non avrebbe potuto farlo senza chiamare in causa anche Bill e George Martin, anche in Come Together.
Ce n'è abbastanza per iniziare?
Allora vi aspetto qui.
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giovedì 19 marzo 2015
...Alla deriva
Bentrovati!!
Se siamo tutti d'accordo, riprenderei a parlare dei Beatles... Si, ma da dove?
Vediamo...
A un certo punto del nostro discorso, abbiamo visto come già dal 1968, all'interno del gruppo, si fosse creato un clima particolarmente agitato. Ne abbiamo parlato QUI, poi in seguito abbiamo aggiunto dei particolari alla storia: il ruolo di Sir George Martin nell'intera faccenda, la posizione di Bill come corpo estraneo all'interno dei Beatles, ma anche il suo passato non troppo morigerato e il modo che ha usato per raccontare al pubblico la sua storia.
Ora riprendiamo dalla deriva del gruppo.
La deriva vera e propria è iniziata nel 1968 ma la situazione diventa ingestibile nel 1969: i litigi si moltiplicano e la manovra di John e George per eliminare Bill va avanti. Risultato che potrebbero ottenere denunciando apertamente il gioco di prestigio, ma ciò implicherebbe un'assunzione di responsabilità e, soprattutto, significherebbe creare un problema a Paul e nessuno vuole questo.
A questo punto della storia sono già entrate in scena Yoko Ono e Linda Eastman. Mentre Linda non sembra essere un elemento di rottura all'interno del gruppo, Yoko Ono ha un potere totalizzante su John, che le permette di prendere ogni sorta di decisione al suo posto. Gli eccessi sono noti: le foto nudi, il bed-in, il letto portato in sala d'incisione per non stare lontani. (Qui si potrebbe obiettare che potevano stare vicini anche in piedi o seduti, ma meglio non farsi troppe domande.)
Tra il pubblico, poi, i Beatles non godono più dello stesso favore di cui godevano fino a pochi anni prima, sebbene la loro musica fosse notevolmente migliorata nel frattempo. I motivi sono diversi: John stava con una giapponese e questo non era visto di buon occhio; le sue stesse dichiarazioni contro la Cristianità avevano suscitato un vespaio non da poco. A ciò possiamo aggiungere l'intervista in cui Paul (o Bill) ammette di fare uso di LSD. A posto.
A Gennaio del 1969, viene pubblicato il disco Yellow Submarine, che contiene canzoni scritte o addirittura registrate negli anni precedenti, segno che i quattro non lavorano più bene insieme.
E poi c'è il progetto Get Back, lo ricordate? Il gruppo ci lavora nei primi mesi del '69; John dice di essere stanco del modo in cui hanno lavorato fin lì, il suo desiderio era tornare ai vecchi sistemi, suonando il pezzo dall'inizio alla fine e scegliendo poi la versione migliore. Ciò comportava sessioni lunghissime di prove e potenziali suicidi per noia da parte degli altri tre (o quattro) componenti.
La competizione tra Lennon e "McCartney" metteva in difficoltà Ringo e George, ormai relegati a mere comparse. Soprattutto George risentiva della situazione creatasi visto che la sua musica veniva costantemente e ingiustamente sottovalutata nell'economia del gruppo.
Sia George che Ringo in questo periodo lasceranno il gruppo ma saranno comunque recuperati e sui relativi litigi verrà mezza una pezza.
Ad ogni buon conto, il progetto Get Back viene momentaneamente accantonato e i Beatles iniziano a lavorare su Abbey Road. Le cronache riportano una curiosità a proposito di Abbey Road e il clima ruvido di quel periodo: per portare a compimento il disco, ogni componente del gruppo avrebbe registrato la propria parte separatamente dagli altri e tutti avrebbero fatto il possibile per incontrarsi il minimo indispensabile.
Io, qui, avanzerei i miei dubbi su questa versione e potrete valutarlo tra qualche post, dopo che avremo parlato un po' più approfonditamente di Abbey Road.
Fin qui, un brevissimo resoconto della storia ufficiale, con qualche osservazione in più.
Ma cosa sarebbe successo se, nella situazione che abbiamo appena descritto, Paul McCartney, quello vero, volesse tornare al suo posto?
Se siamo tutti d'accordo, riprenderei a parlare dei Beatles... Si, ma da dove?
Vediamo...
A un certo punto del nostro discorso, abbiamo visto come già dal 1968, all'interno del gruppo, si fosse creato un clima particolarmente agitato. Ne abbiamo parlato QUI, poi in seguito abbiamo aggiunto dei particolari alla storia: il ruolo di Sir George Martin nell'intera faccenda, la posizione di Bill come corpo estraneo all'interno dei Beatles, ma anche il suo passato non troppo morigerato e il modo che ha usato per raccontare al pubblico la sua storia.
Ora riprendiamo dalla deriva del gruppo.
La deriva vera e propria è iniziata nel 1968 ma la situazione diventa ingestibile nel 1969: i litigi si moltiplicano e la manovra di John e George per eliminare Bill va avanti. Risultato che potrebbero ottenere denunciando apertamente il gioco di prestigio, ma ciò implicherebbe un'assunzione di responsabilità e, soprattutto, significherebbe creare un problema a Paul e nessuno vuole questo.
A questo punto della storia sono già entrate in scena Yoko Ono e Linda Eastman. Mentre Linda non sembra essere un elemento di rottura all'interno del gruppo, Yoko Ono ha un potere totalizzante su John, che le permette di prendere ogni sorta di decisione al suo posto. Gli eccessi sono noti: le foto nudi, il bed-in, il letto portato in sala d'incisione per non stare lontani. (Qui si potrebbe obiettare che potevano stare vicini anche in piedi o seduti, ma meglio non farsi troppe domande.)
Tra il pubblico, poi, i Beatles non godono più dello stesso favore di cui godevano fino a pochi anni prima, sebbene la loro musica fosse notevolmente migliorata nel frattempo. I motivi sono diversi: John stava con una giapponese e questo non era visto di buon occhio; le sue stesse dichiarazioni contro la Cristianità avevano suscitato un vespaio non da poco. A ciò possiamo aggiungere l'intervista in cui Paul (o Bill) ammette di fare uso di LSD. A posto.
A Gennaio del 1969, viene pubblicato il disco Yellow Submarine, che contiene canzoni scritte o addirittura registrate negli anni precedenti, segno che i quattro non lavorano più bene insieme.
E poi c'è il progetto Get Back, lo ricordate? Il gruppo ci lavora nei primi mesi del '69; John dice di essere stanco del modo in cui hanno lavorato fin lì, il suo desiderio era tornare ai vecchi sistemi, suonando il pezzo dall'inizio alla fine e scegliendo poi la versione migliore. Ciò comportava sessioni lunghissime di prove e potenziali suicidi per noia da parte degli altri tre (o quattro) componenti.
La competizione tra Lennon e "McCartney" metteva in difficoltà Ringo e George, ormai relegati a mere comparse. Soprattutto George risentiva della situazione creatasi visto che la sua musica veniva costantemente e ingiustamente sottovalutata nell'economia del gruppo.
Sia George che Ringo in questo periodo lasceranno il gruppo ma saranno comunque recuperati e sui relativi litigi verrà mezza una pezza.
Ad ogni buon conto, il progetto Get Back viene momentaneamente accantonato e i Beatles iniziano a lavorare su Abbey Road. Le cronache riportano una curiosità a proposito di Abbey Road e il clima ruvido di quel periodo: per portare a compimento il disco, ogni componente del gruppo avrebbe registrato la propria parte separatamente dagli altri e tutti avrebbero fatto il possibile per incontrarsi il minimo indispensabile.
Io, qui, avanzerei i miei dubbi su questa versione e potrete valutarlo tra qualche post, dopo che avremo parlato un po' più approfonditamente di Abbey Road.
Fin qui, un brevissimo resoconto della storia ufficiale, con qualche osservazione in più.
Ma cosa sarebbe successo se, nella situazione che abbiamo appena descritto, Paul McCartney, quello vero, volesse tornare al suo posto?
giovedì 10 aprile 2014
Sir George e le connessioni araldiche
Bene bene bene...
Che ne dite di continuare a parlare del "quinto Beatles", Sir George Martin, produttore e arrangiatore dei Beatles?
Nel post che ho citato ho avanzato un quesito particolare: cosa sarebbe successo se George Martin si fosse messo dalla parte del nuovo arrivato e avesse deciso di tenerlo sotto la sua protezione?
Beh, oggi vediamo una serie di indizi molto particolari, seminati dal caro Sir George, forse per farci capire qualcosa di questa storia. Esamineremo con un po' di curiosità e attenzione, spero, il simbolo araldico che George Martin scelse nel 1996, quando fu insignito del titolo di Cavaliere dell'Ordine dell'Impero Britannico.
Lo stemma araldico è questo. Cominciamo?
1. I tre scarafaggi. Rappresentano, con un certo grado di ovvietà, i Beatles. Ma altrettanto ovviamente, non sfuggirà che qui i quattro Beatles sono solo tre. Di questi, uno è più grande e potremmo dedurre che indichi Lennon, visto che la sua superiorità artistica non è mai stata messa in discussione. Gli altri due, in buona aprossimazione, io direi che sono George e Ringo. Siccome non è stato possibile un rientro di Paul tra le fila della band, possiamo ipotizzare che il Beatles mancante sia lui: Paul non è più un Beatles e Bill non lo è mai stato.
2. Il pentagramma. Identifica l'ambito di competenza di Sir George. Ma sotto e sopra il rigo musicale, c'è uno strano motivo, simile agli incastri di un puzzle, quasi a voler segnalare un enigma da risolvere.
3. L'uccellino. In cima allo stemma c'è un uccellino, un balestruccio, per l'esattezza. Certo, detto così non vi dice nulla. Ma in inglese si traduce martin. Indicherà quindi il suo cognome e la sua casata.
4. Il flauto. Nella discografia dei Beatles c'è un solo assolo di flauto ed è quello di The Fool on the Hill. Abbiamo visto in questo post, che questa canzone, nel nostro quadro, parla verosimilmente di Bill. E il flauto si trova proprio sotto l'ala dell'uccellino. Ci fa pensare quindi che Bill sia stato preso sotto l'ala protettrice di George Martin.
5. L'inclinazione del flauto. Nella simbologia araldica ha un significato anche il verso del flauto, si dice bend sinister e rappresenta la condizione della illegittimità. Apollo spiegava che i motivi per cui Sir George aveva scelto di mettere il flauto in quella posizione potevano essere due: il produttore si sentiva un bastardo o lavorava con un bastardo. Posto che stava facendo solo il suo lavoro, io escluderei la prima possibilità.
6. Lo stendardo. C'è una frase sullo striscione riprodotto verso la metà dello stemma: Amore Solum Opus Est. Tradotto, All you Need is Love. Prima o poi daremo un'occhiata anche a lei.
7. La zebra col bastone pastorale. Ultimo elemento da analizzare. Con il termine zebra viene indicato anche l'attraversamento pedonale e il bastone pastorale lo ha l'abate. Va da sè che questo indizio si riferisca a Abbey Road. Il riferimento alla copertina di questo disco è chiaro e significa che è importante anche per Sir George. Abbiatene cura, a futura memoria.
Scommetto che ora anche voi trovate terribilmente interessante questo indizio, come me. E scommetto anche che comincia a starvi molto simpatico Sir George Martin.
Bene bene bene...
Che ne dite di continuare a parlare del "quinto Beatles", Sir George Martin, produttore e arrangiatore dei Beatles?
Nel post che ho citato ho avanzato un quesito particolare: cosa sarebbe successo se George Martin si fosse messo dalla parte del nuovo arrivato e avesse deciso di tenerlo sotto la sua protezione?
Beh, oggi vediamo una serie di indizi molto particolari, seminati dal caro Sir George, forse per farci capire qualcosa di questa storia. Esamineremo con un po' di curiosità e attenzione, spero, il simbolo araldico che George Martin scelse nel 1996, quando fu insignito del titolo di Cavaliere dell'Ordine dell'Impero Britannico.
Lo stemma araldico è questo. Cominciamo?
1. I tre scarafaggi. Rappresentano, con un certo grado di ovvietà, i Beatles. Ma altrettanto ovviamente, non sfuggirà che qui i quattro Beatles sono solo tre. Di questi, uno è più grande e potremmo dedurre che indichi Lennon, visto che la sua superiorità artistica non è mai stata messa in discussione. Gli altri due, in buona aprossimazione, io direi che sono George e Ringo. Siccome non è stato possibile un rientro di Paul tra le fila della band, possiamo ipotizzare che il Beatles mancante sia lui: Paul non è più un Beatles e Bill non lo è mai stato.
2. Il pentagramma. Identifica l'ambito di competenza di Sir George. Ma sotto e sopra il rigo musicale, c'è uno strano motivo, simile agli incastri di un puzzle, quasi a voler segnalare un enigma da risolvere.
3. L'uccellino. In cima allo stemma c'è un uccellino, un balestruccio, per l'esattezza. Certo, detto così non vi dice nulla. Ma in inglese si traduce martin. Indicherà quindi il suo cognome e la sua casata.
4. Il flauto. Nella discografia dei Beatles c'è un solo assolo di flauto ed è quello di The Fool on the Hill. Abbiamo visto in questo post, che questa canzone, nel nostro quadro, parla verosimilmente di Bill. E il flauto si trova proprio sotto l'ala dell'uccellino. Ci fa pensare quindi che Bill sia stato preso sotto l'ala protettrice di George Martin.
5. L'inclinazione del flauto. Nella simbologia araldica ha un significato anche il verso del flauto, si dice bend sinister e rappresenta la condizione della illegittimità. Apollo spiegava che i motivi per cui Sir George aveva scelto di mettere il flauto in quella posizione potevano essere due: il produttore si sentiva un bastardo o lavorava con un bastardo. Posto che stava facendo solo il suo lavoro, io escluderei la prima possibilità.
6. Lo stendardo. C'è una frase sullo striscione riprodotto verso la metà dello stemma: Amore Solum Opus Est. Tradotto, All you Need is Love. Prima o poi daremo un'occhiata anche a lei.
7. La zebra col bastone pastorale. Ultimo elemento da analizzare. Con il termine zebra viene indicato anche l'attraversamento pedonale e il bastone pastorale lo ha l'abate. Va da sè che questo indizio si riferisca a Abbey Road. Il riferimento alla copertina di questo disco è chiaro e significa che è importante anche per Sir George. Abbiatene cura, a futura memoria.
Scommetto che ora anche voi trovate terribilmente interessante questo indizio, come me. E scommetto anche che comincia a starvi molto simpatico Sir George Martin.
Bene bene bene...
domenica 30 marzo 2014
Il quinto Beatles
La nostra tessera di oggi riguarda un personaggio che ancora non abbiamo preso in considerazione e che invece, secondo me, ha avuto un ruolo fondamentale in questa storia. Il nostro discorso sul quinto Beatles si lega a doppio nodo a quello sulla posizione di Bill nel gruppo, e quindi a ciò che vi ho raccontato nell'ultimo post.
Ora vi starete chiedendo chi sia il quinto Beatles, anche perché c'è da dire che l'appellativo in questione è stato dato, a più riprese, a diverse persone: i due roadies del gruppo, Mal Evans e Neil Aspinall, per esempio. Ma anche a Pete Best, il primo batterista dei Beatles, poi sostituito con Ringo Starr.
Per me, la persona che più di tutti meriterebbe il titolo, qualora lo desiderasse e non è detto, sarebbe il produttore e arrangiatore del gruppo, Sir George Martin. Questi ha avuto un ruolo fondamentale nel successo dei Beatles: è riuscito a incanalare le singole personalità verso un risultato unitario. Ha aggiunto al talento puro dei singoli, le necessarie competenze tecniche, che a loro mancavano. Tanto per darne un'idea, ricordiamo che nessuno dei Beatles ha mai imparato a leggere uno spartito o a scrivere la propria musica su un pentagramma. Perciò direi che l'apporto di George Martin è incontestabile.
Anche il suo peso sulle scelte del gruppo era notevole. In una intervista affermò che tra loro c'era una specie di democrazia e che si prendevano le decisioni solo se tutti e cinque erano d'accordo. Tutti e cinque.
Ma torniamo alla nostra storia. Paul si allontana e Bill entra nel gruppo, rimanendo sostanzialmente un corpo estraneo, diciamo così. Bill preferirebbe che nessuno si accorgesse della sua presenza, ma John racconta della sostituzione già con il disco Sgt. Pepper. Nessuno capisce e Bill resta là. Nel frattempo, le sue canzoni sono considerate alla stregua di quelle di John.
Cosa succede, in una situazione simile, se il quinto Beatles, George Martin, si schiera a favore del nuovo arrivato?
Buona parte dei dissapori di quel periodo hanno a che fare proprio con Sir George. Nel 1969, John e George affidano il disco che diventerà Let It Be ad un altro produttore, Phil Spector, senza consultare McCartney, che infatti la prende malissimo. Ancora prima, a un certo punto, Martin decide di non lavorare più col gruppo per i continui litigi ed è invece proprio McCartney (qui direi Bill) che lo convince a tornare, promettendogli di trovare un modo per far funzionare le cose. Non saprei dire come abbia fatto, ma le cose vanno esattamente così. I Beatles portano a termine Abbey Road andando a registrare le proprie parti separatamente. L'unico modo per lavorare insieme è non lavorare insieme. O così ce l'hanno raccontata.
Ricordiamo poi che dal 1968, lo abbiamo raccontato qui, Lennon e Harrison cominciano a boicottare McCartney, anche qui direi Bill e ora abbiamo anche qualche motivo in più per affermarlo. Lennon comincia a sminuire smaccatamente la musica di "McCartney", chiedendo addirittura di incidere le sue canzoni sul lato A dei dischi e quelle di McCartney sul lato B.
D'altra parte, George Martin lavora duro sui loro dischi e smorza spesso i loro eccessi. Ed è così che usa il suo potere per aiutare Bill. Lo aiuterà anche nel momento in cui dovrà incidere il suo primo disco solista. Per tenere la cosa segreta ed evitare clamori, George Martin, registra le sedute di Bill in sala d'incisione sotto il falso nome di Bill Martin. Curiosa la scelta del nome, che dite?
Per ora lasciamo così, ma ribadisco: questo lato della storia è ricco di sorprese... Vi aspetto a breve per scoprirne qualcun'altra!!
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domenica 2 marzo 2014
E' tornato il sole
Eccoci di nuovo.
Ho dedicato gli ultimi post al collegamento tra Paul e il sole (qui e qui). Oggi, invece, vorrei mettere l'accento su una cosa veramente particolare che magari è sfuggita e che si ricollega a quanto abbiamo già detto nel post su Sun King .
Su Abbey Road, oltre a Sun King, c'è un'altra canzone che parla del sole: Here Comes the Sun, uno dei capolavori di George Harrison.
Here comes the sun (Arriva il sole, 1969) annuncia il ritorno del sole al termine di un lungo inverno. Dice che sembrano passati anni da quando il sole è stato lì, che il sorriso ritorna sulle loro faccia, e che tutto va bene.
Ma scusa, non era la stessa cosa che diceva Sun King? In effetti, quest'ultima canzone dice che è tornato il Re Sole, tutti ridono e tutti sono contenti. Praticamente la stessa cosa.
A voi non sembra strano che nello stesso disco ci siano due canzoni che fanno lo stesso riferimento al sole e quasi con le stesse parole? E per di più provengono da due autori diversi: Sun King, da Lennon e Here Comes the Sun, da Harrison.
Abbiamo più volte affermato che Apollo C. Vermouth dice che Paul, ad un certo punto si allontana dal gruppo ma, trascorso qualche tempo, vuole riavere il suo posto a buon diritto. Ciò accade troppo tardi, quando gli umori delle persone coinvolte sono ormai esacerbati e si sta per chiudere lo show. Quindi il suo rientro diventa impossibile. Ora ricolleghiamo questa affermazione alle due canzoni che abbiamo appena visto e facciamo una domanda.
Se un amico fraterno avesse dei problemi che lo portano ad allontanarsi, quando questi ritorna, lo paragonereste al ritorno del sole dopo un lungo inverno? Anche io.
Ho dedicato gli ultimi post al collegamento tra Paul e il sole (qui e qui). Oggi, invece, vorrei mettere l'accento su una cosa veramente particolare che magari è sfuggita e che si ricollega a quanto abbiamo già detto nel post su Sun King .
Su Abbey Road, oltre a Sun King, c'è un'altra canzone che parla del sole: Here Comes the Sun, uno dei capolavori di George Harrison.
Here comes the sun (Arriva il sole, 1969) annuncia il ritorno del sole al termine di un lungo inverno. Dice che sembrano passati anni da quando il sole è stato lì, che il sorriso ritorna sulle loro faccia, e che tutto va bene.
Ma scusa, non era la stessa cosa che diceva Sun King? In effetti, quest'ultima canzone dice che è tornato il Re Sole, tutti ridono e tutti sono contenti. Praticamente la stessa cosa.
A voi non sembra strano che nello stesso disco ci siano due canzoni che fanno lo stesso riferimento al sole e quasi con le stesse parole? E per di più provengono da due autori diversi: Sun King, da Lennon e Here Comes the Sun, da Harrison.
Abbiamo più volte affermato che Apollo C. Vermouth dice che Paul, ad un certo punto si allontana dal gruppo ma, trascorso qualche tempo, vuole riavere il suo posto a buon diritto. Ciò accade troppo tardi, quando gli umori delle persone coinvolte sono ormai esacerbati e si sta per chiudere lo show. Quindi il suo rientro diventa impossibile. Ora ricolleghiamo questa affermazione alle due canzoni che abbiamo appena visto e facciamo una domanda.
Se un amico fraterno avesse dei problemi che lo portano ad allontanarsi, quando questi ritorna, lo paragonereste al ritorno del sole dopo un lungo inverno? Anche io.
domenica 23 febbraio 2014
Chi è Sun King?
Oggi ci ho messo un po' a decidere di cosa parlare, poi ho riguardato gli ultimi post e ho pensato che fosse ora di approfondire qualche concetto. Tanto c'è tempo per parlare di tutto...
Qualche post fa, abbiamo visto come i Beatles avessero questa simpatica abitudine di usare i giorni della settimana come codice al posto dei loro veri nomi. Nell'articolo su Lady Madonna, abbiamo dedotto che Paul era la Domenica, Sunday, per via dei tanti riferimenti al sole. Probabilmente questo risale al fatto che una famosa canzone scritta da Paul McCartney è I'll Follow The Sun.
Uno dei riferimenti più clamorosi al sole è sicuramente la canzone Sun King.
Sun King è una canzone di John Lennon contenuta nel disco Abbey Road, del 1969. Quest'ultima informazione teniamola a mente, perché ci servirà in futuro. In sostanza, la canzone dice solo che è tornato il Re Sole, tutti sono contenti e ridono per il suo ritorno. La seconda strofa è un'accozzaglia di parole apparentemente senza senso. Dico apparentemente perché il fatto che io non le abbia capite non implica che siano prive di significato in assoluto.
Ma veniamo al Re Sole. Quel simpaticone di Luigi XIV. Quello della Maschera di Ferro, per intenderci.
La Maschera di Ferro è un individuo realmente esistito, ma di cui si ignora la reale identità. Alexander Dumas padre aveva inserito questo personaggio in un suo romanzo, ispirandosi alle ricerche a suo tempo fatte da Voltaire.
Durante una breve prigionia, una guardia aveva raccontato al filosofo di un prigioniero che indossava una maschera di velluto con i bordi di metallo, affinché rimanesse sconosciuta la sua identità, la Maschera di Ferro, appunto. Il poveretto, tuttavia, riceveva un trattamento privilegiato rispetto agli altri prigionieri, vestiva abiti lussuosi, riceveva del cibo raffinato e poteva tenere libri e strumenti musicali nella sua cella.
Una volta uscito dal carcere, Voltaire aveva continuato le sue ricerche e aveva scoperto che l'uomo era morto nel 1703 ed era stato seppellito sotto falso nome.Voltaire era giunto a qualche punto fermo sulla questione. In primo luogo, doveva trattarsi di una persona che sapeva qualcosa di grave: doveva portare la maschera perché già il suo aspetto era in grado di creare dubbi e sospetti. In secondo luogo, non poteva essere ucciso o eliminato per motivi di ordine politico o affettivo.
Voltaire ne dedusse che doveva trattarsi del gemello del re: non poteva essere eliminato ma doveva essere tenuto nascosto, per evitare che avanzasse pretese sul trono. Questa è solo una delle ipotesi sull'identità della Maschera di Ferro, ma a noi non occorre dilungarci oltre.
Chiusa la parentesi storica, spero non troppo noiosa, ci chiediamo come mai John Lennon abbia sentito la necessità di scrivere una canzone sul Re Sole che, detto tra noi, non era proprio l'anima della festa. E per lo più sono tutti contenti per il suo ritorno. Mah.
La cosa comincia ad avere senso invece se il Re Sole è Paul. Prendiamo gli altri riferimenti al sole e ci aggiungiamo la questione del gemello nascosto: Bill, non necessariamente è il gemello di Paul, ma gli somiglia come se lo fosse e deve rimanere celato. La sua identità deve essere tenuta segreta e i Beatles lo fanno nel modo più sicuro: tenendolo in piena vista, che è sempre il modo migliore.
Che ne dite, interessante? Pillole di cultura dove meno te le aspetti. Io, invece, vi aspetto qui per la prossima puntata.
Qualche post fa, abbiamo visto come i Beatles avessero questa simpatica abitudine di usare i giorni della settimana come codice al posto dei loro veri nomi. Nell'articolo su Lady Madonna, abbiamo dedotto che Paul era la Domenica, Sunday, per via dei tanti riferimenti al sole. Probabilmente questo risale al fatto che una famosa canzone scritta da Paul McCartney è I'll Follow The Sun.
Uno dei riferimenti più clamorosi al sole è sicuramente la canzone Sun King.
Sun King è una canzone di John Lennon contenuta nel disco Abbey Road, del 1969. Quest'ultima informazione teniamola a mente, perché ci servirà in futuro. In sostanza, la canzone dice solo che è tornato il Re Sole, tutti sono contenti e ridono per il suo ritorno. La seconda strofa è un'accozzaglia di parole apparentemente senza senso. Dico apparentemente perché il fatto che io non le abbia capite non implica che siano prive di significato in assoluto.
Ma veniamo al Re Sole. Quel simpaticone di Luigi XIV. Quello della Maschera di Ferro, per intenderci.
La Maschera di Ferro è un individuo realmente esistito, ma di cui si ignora la reale identità. Alexander Dumas padre aveva inserito questo personaggio in un suo romanzo, ispirandosi alle ricerche a suo tempo fatte da Voltaire.
Durante una breve prigionia, una guardia aveva raccontato al filosofo di un prigioniero che indossava una maschera di velluto con i bordi di metallo, affinché rimanesse sconosciuta la sua identità, la Maschera di Ferro, appunto. Il poveretto, tuttavia, riceveva un trattamento privilegiato rispetto agli altri prigionieri, vestiva abiti lussuosi, riceveva del cibo raffinato e poteva tenere libri e strumenti musicali nella sua cella.
Una volta uscito dal carcere, Voltaire aveva continuato le sue ricerche e aveva scoperto che l'uomo era morto nel 1703 ed era stato seppellito sotto falso nome.Voltaire era giunto a qualche punto fermo sulla questione. In primo luogo, doveva trattarsi di una persona che sapeva qualcosa di grave: doveva portare la maschera perché già il suo aspetto era in grado di creare dubbi e sospetti. In secondo luogo, non poteva essere ucciso o eliminato per motivi di ordine politico o affettivo.
Voltaire ne dedusse che doveva trattarsi del gemello del re: non poteva essere eliminato ma doveva essere tenuto nascosto, per evitare che avanzasse pretese sul trono. Questa è solo una delle ipotesi sull'identità della Maschera di Ferro, ma a noi non occorre dilungarci oltre.
Chiusa la parentesi storica, spero non troppo noiosa, ci chiediamo come mai John Lennon abbia sentito la necessità di scrivere una canzone sul Re Sole che, detto tra noi, non era proprio l'anima della festa. E per lo più sono tutti contenti per il suo ritorno. Mah.
La cosa comincia ad avere senso invece se il Re Sole è Paul. Prendiamo gli altri riferimenti al sole e ci aggiungiamo la questione del gemello nascosto: Bill, non necessariamente è il gemello di Paul, ma gli somiglia come se lo fosse e deve rimanere celato. La sua identità deve essere tenuta segreta e i Beatles lo fanno nel modo più sicuro: tenendolo in piena vista, che è sempre il modo migliore.
Che ne dite, interessante? Pillole di cultura dove meno te le aspetti. Io, invece, vi aspetto qui per la prossima puntata.
domenica 24 novembre 2013
Seguendo Mr. Apollo in società
E' stata una bella presentazione. Niente da dire.
Ringrazio per prima cosa le Istituzioni, che mi hanno permesso di montare i tre maxischermi in Piazza Repubblica, in Piazza dei Centomila e in Piazza del Carmine. Sono stati indispensabili.
E ringrazio anche il Corpo della Polizia Municipale che, con il suo indefesso lavoro, ha evitato che si creassero più gravi problemi di circolazione e viabilità. Davvero insostituibili.
Un caro ringraziamento va a tutti coloro che per ore, al freddo e sotto la pioggia, hanno atteso di poter prender posto nella sala della presentazione di Seguendo Mr. Apollo. Grazie per la pazienza.
Un vero grazie di cuore va alle forze dell'ordine e agli operatori del 118, intervenuti sul posto quando il dibattito, imprevedibilmente, è diventato "un po' troppo caldo". Mi sento di rassicurare chi è andato via impaurito: anche il personale medico ha confermato che sembrava peggio di quanto non fosse realmente. No, in effetti, nemmeno io mi aspettavo che la vecchina nascondesse un coltello dentro la borsa...
Non ci credete? Dite che è inverosimile? Dove ha smesso di essere credibile? Dite dai maxischermi???
MA DAI!!!!!!!!!
Ok, ok, gente di poca fantasia. Non è andata esattamente così. E' stato tutto un pelino più... normale.
Ma ci siamo divertiti. Davvero. Who can ask for anything more?
Perciò un grazie, vero stavolta, va all'Associazione Musae, al suo presidente Maurizio Fuccaro e a Giovanni Carcassi che mi ha presentato; all'Hotel Regina Margherita; a chi c'era e si è divertito; a chi c'era, non si è divertito, ma ha detto di si per compiacermi; a chi avrebbe voluto esserci e non ce l'ha fatta; a chi non è venuto perché non ne aveva voglia e non si sarebbe divertito; a chi ha rinunciato a venire per via della pioggia. Era da matti uscire con quel tempo!!!
E grazie anche a me per esserci stata: con l'ansia che avevo, era cosa tutt'altro che scontata!!!
Vi aspetto qui al prossimo giro. Si torna a fare le persone serie. Si, beh, non più del solito, comunque.
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lunedì 28 ottobre 2013
Queenie eye, Queenie eye, who's got the ball...
Queenie eye, Queenie eye, who's got the ball...
Ma quanto rimane in testa il ritornello di Queenie Eye?
Forse il tanto giusto per chiederci se dietro, in effetti, ci sia qualcosa di più. Dai!! Nessuno se lo è chiesto? Solo io? Non ci credo.
Cominciamo dal video. Bello. Decisamente bello. La sala che si riempie di star senza che McCartney sembri accorgersene, e il dubbio, alla fine, che tutto ciò che è accaduto sia reale oppure no. Lui che suona come se la sala fosse vuota e loro che ballano come se lui non esistesse; ascoltano la musica e basta, qualcuno addirittura dalle cuffie. In tutto ciò, alla fine, il filo conduttore resta sempre la musica. Mi sembra molto delicato come concetto, questo.
Ma tornando a noi, qualcuno ha notato qualcosa di sospetto? Per dire, nell'abbigliamento?
Paul McCartney è vestito normalmente, ma basta qualche secondo per notare che indossa delle orribili ciabatte birkenstock. A parte, davvero, l'opportunità di farsi vedere in giro con delle scarpe simili, c'è qualcos'altro che fa pensare che la cosa non sia casuale.
I piedi vengono inquadrati, senza motivo, nelle agghiaccianti ciabatte, al minuto 0:34 la prima volta, ma che il richiamo sia voluto, lo capiamo nella seconda inquadratura, al minuto 0:44. Qui, infatti, lo scopo è quello di mostrare Johnny Depp che compare all'improvviso ai piedi del pianoforte, eppure, notiamo che l'unico elemento a fuoco nell'inquadratura è proprio il piede di Paul. Certo, si può pensare che sia casuale anche questo, se non ci fosse stata la prima inquadratura e se non ci fosse un'annosa questione sui "piedi scalzi di Paul".
E veniamo all'annosa questione, allora.
Sulla copertina di Abbey Road, come tutti sanno, Paul è scalzo. E' in effetti una stranezza eclatante e così è stata sempre vista: solo una stranezza. Se non fosse che, pochi mesi dopo la pubblicazione di Abbey Road, si diffuse la leggenda PID. Secondo i sostenitori della PID, i quattro Beatles che attraversavano sulle strisce di Abbey Road rappresentavano in realtà un funerale, dove John, vestito di bianco impersonava il ruolo del prete, Ringo, vestito in modo elegante era l'impresario di pompe funebri e George, ultimo nella fila e vestito in jeans, rappresentava il becchino. Paul, invece, era necessariamente il morto, perché era scalzo e, nella cultura orientale, il morto viene seppellito senza scarpe.
Aldilà del fatto di condividere, oppure no, questa teoria, resta che quell'indizio c'è eccome. Ovviamente, a McCartney è stata più volte fatta la fatidica domanda sul perché non avesse le scarpe sulla copertina di Abbey Road.
Una volta rispose che loro, i Beatles, avevano questa abitudine di mettere delle cose strane sui dischi, tanto per vedere se i fans se ne accorgevano.
Un'altra volte disse che, proprio quel giorno, portava un paio di scarpe strette e scomode che gli tagliavano i piedi, così aveva preferito toglierle e camminare scalzo.
Ancora. Un'altra volta raccontò di avere indossato dei sandali perché c'era caldo e per lo stesso motivo di averle levate al momento di fare le fotografie per la copertina, preferendo camminare scalzo sull'asfalto. Che è esattamente la prima cosa che viene in mente a tutti, giusto?
E visto che non ci si fa mancare proprio nulla nulla, bisogna dire che McCartney stesso ha provveduto di tanto in tanto a rinfrescare il sospetto sui piedi scalzi, riproponendo anche in alcuni dischi successivi il richiamo allo stesso indizio. Qualche esempio?
Ma quanto rimane in testa il ritornello di Queenie Eye?
Forse il tanto giusto per chiederci se dietro, in effetti, ci sia qualcosa di più. Dai!! Nessuno se lo è chiesto? Solo io? Non ci credo.
Cominciamo dal video. Bello. Decisamente bello. La sala che si riempie di star senza che McCartney sembri accorgersene, e il dubbio, alla fine, che tutto ciò che è accaduto sia reale oppure no. Lui che suona come se la sala fosse vuota e loro che ballano come se lui non esistesse; ascoltano la musica e basta, qualcuno addirittura dalle cuffie. In tutto ciò, alla fine, il filo conduttore resta sempre la musica. Mi sembra molto delicato come concetto, questo.
Ma tornando a noi, qualcuno ha notato qualcosa di sospetto? Per dire, nell'abbigliamento?
Paul McCartney è vestito normalmente, ma basta qualche secondo per notare che indossa delle orribili ciabatte birkenstock. A parte, davvero, l'opportunità di farsi vedere in giro con delle scarpe simili, c'è qualcos'altro che fa pensare che la cosa non sia casuale.
I piedi vengono inquadrati, senza motivo, nelle agghiaccianti ciabatte, al minuto 0:34 la prima volta, ma che il richiamo sia voluto, lo capiamo nella seconda inquadratura, al minuto 0:44. Qui, infatti, lo scopo è quello di mostrare Johnny Depp che compare all'improvviso ai piedi del pianoforte, eppure, notiamo che l'unico elemento a fuoco nell'inquadratura è proprio il piede di Paul. Certo, si può pensare che sia casuale anche questo, se non ci fosse stata la prima inquadratura e se non ci fosse un'annosa questione sui "piedi scalzi di Paul".
E veniamo all'annosa questione, allora.
Sulla copertina di Abbey Road, come tutti sanno, Paul è scalzo. E' in effetti una stranezza eclatante e così è stata sempre vista: solo una stranezza. Se non fosse che, pochi mesi dopo la pubblicazione di Abbey Road, si diffuse la leggenda PID. Secondo i sostenitori della PID, i quattro Beatles che attraversavano sulle strisce di Abbey Road rappresentavano in realtà un funerale, dove John, vestito di bianco impersonava il ruolo del prete, Ringo, vestito in modo elegante era l'impresario di pompe funebri e George, ultimo nella fila e vestito in jeans, rappresentava il becchino. Paul, invece, era necessariamente il morto, perché era scalzo e, nella cultura orientale, il morto viene seppellito senza scarpe.
Aldilà del fatto di condividere, oppure no, questa teoria, resta che quell'indizio c'è eccome. Ovviamente, a McCartney è stata più volte fatta la fatidica domanda sul perché non avesse le scarpe sulla copertina di Abbey Road.
Una volta rispose che loro, i Beatles, avevano questa abitudine di mettere delle cose strane sui dischi, tanto per vedere se i fans se ne accorgevano.
Un'altra volte disse che, proprio quel giorno, portava un paio di scarpe strette e scomode che gli tagliavano i piedi, così aveva preferito toglierle e camminare scalzo.
Ancora. Un'altra volta raccontò di avere indossato dei sandali perché c'era caldo e per lo stesso motivo di averle levate al momento di fare le fotografie per la copertina, preferendo camminare scalzo sull'asfalto. Che è esattamente la prima cosa che viene in mente a tutti, giusto?
E visto che non ci si fa mancare proprio nulla nulla, bisogna dire che McCartney stesso ha provveduto di tanto in tanto a rinfrescare il sospetto sui piedi scalzi, riproponendo anche in alcuni dischi successivi il richiamo allo stesso indizio. Qualche esempio?
Le copertine di Driving Rain e Off the Ground, io direi che sono abbastanza eloquenti.
Queenie Eye Queenie Eye, who's got the ball...
mercoledì 28 agosto 2013
Ma che dici??!!
Eccoci di nuovo.
Da qualche giorno sto rileggendo il libro di Miles "I Beatles attraverso le loro parole". E' la terza volta che lo prendo in mano perché secondo me contiene alcune perle piuttosto importanti per la nostra storia. Incappando in una di queste, ho deciso di scrivere un post su alcune affermazioni inverosimili fatte in diverse occasioni da Paul McCartney. Talmente inverosimili da rendere impossibile credere che le abbia dette davvero lui.
Avevo già affrontato l'argomento delle dichiarazioni dubbie di Bill: ne abbiamo parlato in questo post, avanzando l'ipotesi che, in effetti, in molti casi, soprattutto negli ultimi anni, certe gaffes non siano casuali, ma siano dei tentativi di richiamare l'attenzione e instillare qualche dubbio in chi lo ascolta.
La prima affermazione di cui intendo parlare, invece, non credo sia stata volontaria. Risale al 1969, quando i Beatles si stavano sciogliendo. Miles riferisce del litigio tra Paul McCartney e John Lennon alla riunione, tenutasi alla Apple, alla quale seguì la rottura.
Paul racconta che aveva preso atto della crisi nel gruppo: Ringo Starr aveva lasciato i Beatles durante la preparazione del White Album perché non si divertiva più a suonare con gli altri. George Harrison li aveva lasciati durante la registrazione di Abbey Road, perché non aveva abbastanza potere decisionale nei loro dischi. Entrambi furono convinti a rientrare nel gruppo, ma i malumori non erano finiti. Così -racconta Paul- a lui era venuta un'idea: tornare a fare musica dal vivo. Non per le folle, ma per platee limitate e selezionate, 100 persone al massimo alla volta. Dice:
"Così, un giorno, durante una riunione, parlai agli altri della mia idea e gli chiesi cosa ne pensavano. John disse: -Credo che tu sia pazzo.- Dissi: -Che cosa vuoi dire?- Voglio dire lui è John Lennon e sono un po' spaventato da tutte quelle battute pungenti che si sentono in giro su di lui."
Ma che dici??!! Tu sei Paul McCartney e conosci John Lennon da quando avevi quindici anni!!!! E hai paura per quello che hai sentito dire dalla gente su di lui??!! A meno che..
A meno che tu non sei Paul McCartney, non hai confidenza con Lennon, anzi hai qualcosa che somiglia alla paura e al timore reverenziale e lui ti ha appena trattato a pesci in faccia. Che dite, quadra?
Altro episodio. Ho letto questa dichiarazione sul Web, ma mi sembra che sia una battuta che McCartney ha detto in più di un'occasione. Il buon "Paul" afferma di aver scoperto di essere mancino quando ha imparato a suonare la chitarra.
E grazie. E quando hai imparato a mangiare, a scrivere, a soffiarti il naso, per dire, non hai mai notato di farlo con la mano sbagliata? Per capirlo sei dovuto arrivare a quattordici anni, quando hai notato che le corde della chitarra ti risultavano capovolte? Teniamo poi in considerazione che, a quei tempi, i mancini non erano certo ben considerati e la sinistra era considerata la "mano del diavolo". Tant'è che generalmente costringevano i bambini a usare esclusivamente la mano destra.
E' un altro conto se invece questa frase l'ha detta Bill. Lui ha dovuto imparare a suonare la chitarra da mancino, come Paul, ma prima di allora era destrorso o al più ambidestro. La sua, sarebbe quindi una battuta ironica: "Mi sono accorto di essere mancino quando ho imparato a suonare la chitarra". Chapeau.
Altri due pezzetti di puzzle anche oggi. State in zona per i prossimi...
Da qualche giorno sto rileggendo il libro di Miles "I Beatles attraverso le loro parole". E' la terza volta che lo prendo in mano perché secondo me contiene alcune perle piuttosto importanti per la nostra storia. Incappando in una di queste, ho deciso di scrivere un post su alcune affermazioni inverosimili fatte in diverse occasioni da Paul McCartney. Talmente inverosimili da rendere impossibile credere che le abbia dette davvero lui.
Avevo già affrontato l'argomento delle dichiarazioni dubbie di Bill: ne abbiamo parlato in questo post, avanzando l'ipotesi che, in effetti, in molti casi, soprattutto negli ultimi anni, certe gaffes non siano casuali, ma siano dei tentativi di richiamare l'attenzione e instillare qualche dubbio in chi lo ascolta.
La prima affermazione di cui intendo parlare, invece, non credo sia stata volontaria. Risale al 1969, quando i Beatles si stavano sciogliendo. Miles riferisce del litigio tra Paul McCartney e John Lennon alla riunione, tenutasi alla Apple, alla quale seguì la rottura.
Paul racconta che aveva preso atto della crisi nel gruppo: Ringo Starr aveva lasciato i Beatles durante la preparazione del White Album perché non si divertiva più a suonare con gli altri. George Harrison li aveva lasciati durante la registrazione di Abbey Road, perché non aveva abbastanza potere decisionale nei loro dischi. Entrambi furono convinti a rientrare nel gruppo, ma i malumori non erano finiti. Così -racconta Paul- a lui era venuta un'idea: tornare a fare musica dal vivo. Non per le folle, ma per platee limitate e selezionate, 100 persone al massimo alla volta. Dice:
"Così, un giorno, durante una riunione, parlai agli altri della mia idea e gli chiesi cosa ne pensavano. John disse: -Credo che tu sia pazzo.- Dissi: -Che cosa vuoi dire?- Voglio dire lui è John Lennon e sono un po' spaventato da tutte quelle battute pungenti che si sentono in giro su di lui."
Ma che dici??!! Tu sei Paul McCartney e conosci John Lennon da quando avevi quindici anni!!!! E hai paura per quello che hai sentito dire dalla gente su di lui??!! A meno che..
A meno che tu non sei Paul McCartney, non hai confidenza con Lennon, anzi hai qualcosa che somiglia alla paura e al timore reverenziale e lui ti ha appena trattato a pesci in faccia. Che dite, quadra?
Altro episodio. Ho letto questa dichiarazione sul Web, ma mi sembra che sia una battuta che McCartney ha detto in più di un'occasione. Il buon "Paul" afferma di aver scoperto di essere mancino quando ha imparato a suonare la chitarra.
E grazie. E quando hai imparato a mangiare, a scrivere, a soffiarti il naso, per dire, non hai mai notato di farlo con la mano sbagliata? Per capirlo sei dovuto arrivare a quattordici anni, quando hai notato che le corde della chitarra ti risultavano capovolte? Teniamo poi in considerazione che, a quei tempi, i mancini non erano certo ben considerati e la sinistra era considerata la "mano del diavolo". Tant'è che generalmente costringevano i bambini a usare esclusivamente la mano destra.
E' un altro conto se invece questa frase l'ha detta Bill. Lui ha dovuto imparare a suonare la chitarra da mancino, come Paul, ma prima di allora era destrorso o al più ambidestro. La sua, sarebbe quindi una battuta ironica: "Mi sono accorto di essere mancino quando ho imparato a suonare la chitarra". Chapeau.
Altri due pezzetti di puzzle anche oggi. State in zona per i prossimi...
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venerdì 23 agosto 2013
Due McCartney al Sgt. Pepper's Party
Come ho più volte raccontato, durante la ricerca che ha preceduto "Seguendo Mr. Apollo" ci sono stati dei momenti di svolta, diciamo così. Uno, il più importante, è stato certamente quello in cui ho trovato i post di Apollo C. Vermouth nei forum sulla PID. L'ultimo, in ordine di tempo, è stata l'intuizione sul significato della copertina di Abbey Road, mentre rientravo da Londra, dove ero stata in devoto pellegrinaggio nei luoghi dei Beatles. Su questo torneremo in futuro, giuro.
Un'altro momento particolarmente illuminante è stato quello di cui ho parlato nell'ultimo post: i due McCartney alla festa di presentazione del disco Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band. Ne vediamo qualche altra immagine?
Qui i quattro posano simpaticamente sulla porta di casa di Brian Epstein, ma anche qui possiamo notare che i Paul che vediamo nelle due foto sono piuttosto diversi. Un ingrandimento ci sarà d'aiuto.
Che dite? A me sembrano due persone differenti. Il ragazzo nella prima immagine, secondo me Paul, ha la testa tonda e la fossetta sul mento. Il ragazzo nella seconda, direi Bill, ha visibilmente la testa, il viso e il mento più lunghi. Teniamo sempre in considerazione che queste fotografie a rigore sono state scattate nell'arco di pochi minuti.
Ora, proviamo a superare qualche naturale obiezione in proposito. Mettiamo che sia solo un effetto della luce o della posa o dell'angolazione dell'obiettivo fotografico, che altera il viso di Paul McCartney, facendolo sembrare addirittura due persone diverse. Dovrebbe essere soltanto un caso fortuito, giusto? E se invece provassimo a confrontare separatamente i due possibili Paul?
La prima immagine è l'ingrandimento della foto sulle scale che abbiamo analizzato nell'ultimo post e la seconda è quella appena vista. Io direi che si tratta della stessa persona.
Anche qui direi che è ritratta la stessa persona, a mio avviso Bill.
La mia perplessità, ponendo che in quella festa ci fossero sia Paul che Bill, è che quella sera non c'erano solo i Beatles e Brian Epstein. C'erano i giornalisti e questo poteva essere un rischio. D'altra parte bisogna dire che la stampa inglese in quel periodo non osteggiava di certo i Beatles, ancora visti da tutti come la gallina dalle uova d'oro. E poi i soldi fanno grandi cose, qualora ce ne fosse stato bisogno.
Però c'era anche qualcun'altro di molto importante: c'era Linda Eastman a quella festa, in veste di fotografa. Ma mi sa che questa la raccontiamo un'altra volta.
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domenica 16 giugno 2013
Qualcosa su Bill?
Uno dei lati più interessanti di questa storia è sicuramente quello che riguarda l'identità del sostituto di Paul McCartney.
Mr. Apollo diceva che di sostituti ce ne sono stati diversi, almeno cinque, durante la carriera dei Beatles ma che la genesi dell'intera faccenda è rimasta sulle spalle di un solo "Bill", l'unico sopravvissuto allo scioglimento, quindi la nostra curiosità si concentrerà proprio su di lui, visto che il suo coinvolgimento nella storia è durato ben più di qualche sporadica apparizione.
Parto dal mio punto di vista. Le mie domande erano semplici: Chi è? Come si chiama? Quando è nato? Da dove viene? Cosa faceva prima? Lo conoscevano da tanto o è stato un colpo di fortuna trovarlo al momento del bisogno? Era sposato e aveva figli? Nessuno lo ha cercato? Non ha mai avuto un ripensamento dopo aver accettato di abbandonare la sua vita per prendere i panni di Paul McCartney?
Le domande sono tantissime e di riposte certe, come per tutto ciò che riguarda questa storia, sarà difficile averne in tempi brevi. O forse ne avremo qualcuna alla morte dei protagonisti, ma io non ho fretta e auguro lunga vita a tutti quanti. Meglio continuare a speculare sperando che qualcuno, prima o poi decida che si può spiegare qualcosa in più e far venir meno qualche contraddizione. Tanto per levarci la soddisfazione. Nel frattempo possiamo continuare a ragionare, speculare, sospettare e fare qualche volo pindarico. Chissà che tra un tentativo e un altro non si giunga abbastanza vicini alla verità. Progetto ambizioso, la verità.
Tornando a William Campbell, Bill, abbiamo parlato del suo nome qui, qui, qui e qui. Si, ok, forse mi sono dilungata un po' sull'argomento, ma tanto... chi ha fretta? Abbiamo comunque visto come ci sono forti probabilità che il suo nome sia William.
Oggi invece parleremo della sua data di nascita. Impossibile? Proviamo.
Durante un'intervista dei tempi dei Beatles, Bill afferma di considerare George Harrison come un suo fratello minore, perché lui è più grande di George di un anno e mezzo. Harrison allora lo corregge, dicendo che ha solo otto mesi in più, non un anno e mezzo. Infatti, George è nato a Febbraio del 1943 e Paul a Giugno del 1942.
E se non fosse un errore, quello di Bill? Se lui fosse di un anno e mezzo più grande di George, dovrebbe essere nato a Luglio o Agosto del 1941.
Tra le indicazioni di Mr. Apollo, una particolarmente fruttuosa è quella che suggerisce di controllare la presenza di indizi nelle canzoni di chi ha collaborato con i Beatles in qualche progetto "fuori dall'ovvio". Tra questi, cita i Bonzo Dog Doo Dah Band, i Badfinger, Klaatu, The Rutles e altri artisti della Apple. Aggiunge che la lista è lunga...
Nel 1974, Bill scrive una canzone che sarà incisa da John Cristie, intitolata 4th Of July, 4 Luglio, se ce ne fosse bisogno. Nella canzone, Bill dice che gli amici gli ricordano che è la sua festa. Da qui, la deduzione che la sua data di nascita potrebbe essere il 4 Luglio 1941.
Ora, prendiamo questa data e facciamo un altro rapido calcolo. Ricordate la copertina di Abbey Road? Va bene, domanda stupida. Ecco, una parte della targa della Volkswagen è 28 IF e per la PID starebbe a indicare che Paul avrebbe 28 anni, alla data di uscita del disco, se fosse ancora vivo. Salvo poi che, in effetti, Paul ne avrebbe 27, visto che il disco risale al settembre del 1969. A questo punto, è stata avanzata l'ipotesi che in alcune culture orientali si calcoli l'età dal concepimento e così tornano i conti. A me però sembra un po' troppo macchinoso, generico e opportunista.
Invece, se Bill fosse nato il 4 Luglio 1941, a Settembre del 1969 avrebbe proprio 28 anni, perciò il riferimento sulla targa, il 28 IF, potrebbe essere riferito a lui. Specie se supponiamo che sia stata inscenata la sua morte per fargli assumere l'identità di Paul. E anche se consideriamo che la Volkswagen nella copertina di Abbey Road identifica proprio Bill, ma questa la rinviamo ad un'altra puntata.
State in zona...
Mr. Apollo diceva che di sostituti ce ne sono stati diversi, almeno cinque, durante la carriera dei Beatles ma che la genesi dell'intera faccenda è rimasta sulle spalle di un solo "Bill", l'unico sopravvissuto allo scioglimento, quindi la nostra curiosità si concentrerà proprio su di lui, visto che il suo coinvolgimento nella storia è durato ben più di qualche sporadica apparizione.
Parto dal mio punto di vista. Le mie domande erano semplici: Chi è? Come si chiama? Quando è nato? Da dove viene? Cosa faceva prima? Lo conoscevano da tanto o è stato un colpo di fortuna trovarlo al momento del bisogno? Era sposato e aveva figli? Nessuno lo ha cercato? Non ha mai avuto un ripensamento dopo aver accettato di abbandonare la sua vita per prendere i panni di Paul McCartney?
Le domande sono tantissime e di riposte certe, come per tutto ciò che riguarda questa storia, sarà difficile averne in tempi brevi. O forse ne avremo qualcuna alla morte dei protagonisti, ma io non ho fretta e auguro lunga vita a tutti quanti. Meglio continuare a speculare sperando che qualcuno, prima o poi decida che si può spiegare qualcosa in più e far venir meno qualche contraddizione. Tanto per levarci la soddisfazione. Nel frattempo possiamo continuare a ragionare, speculare, sospettare e fare qualche volo pindarico. Chissà che tra un tentativo e un altro non si giunga abbastanza vicini alla verità. Progetto ambizioso, la verità.
Tornando a William Campbell, Bill, abbiamo parlato del suo nome qui, qui, qui e qui. Si, ok, forse mi sono dilungata un po' sull'argomento, ma tanto... chi ha fretta? Abbiamo comunque visto come ci sono forti probabilità che il suo nome sia William.
Oggi invece parleremo della sua data di nascita. Impossibile? Proviamo.
Durante un'intervista dei tempi dei Beatles, Bill afferma di considerare George Harrison come un suo fratello minore, perché lui è più grande di George di un anno e mezzo. Harrison allora lo corregge, dicendo che ha solo otto mesi in più, non un anno e mezzo. Infatti, George è nato a Febbraio del 1943 e Paul a Giugno del 1942.
E se non fosse un errore, quello di Bill? Se lui fosse di un anno e mezzo più grande di George, dovrebbe essere nato a Luglio o Agosto del 1941.
Tra le indicazioni di Mr. Apollo, una particolarmente fruttuosa è quella che suggerisce di controllare la presenza di indizi nelle canzoni di chi ha collaborato con i Beatles in qualche progetto "fuori dall'ovvio". Tra questi, cita i Bonzo Dog Doo Dah Band, i Badfinger, Klaatu, The Rutles e altri artisti della Apple. Aggiunge che la lista è lunga...
Nel 1974, Bill scrive una canzone che sarà incisa da John Cristie, intitolata 4th Of July, 4 Luglio, se ce ne fosse bisogno. Nella canzone, Bill dice che gli amici gli ricordano che è la sua festa. Da qui, la deduzione che la sua data di nascita potrebbe essere il 4 Luglio 1941.
Ora, prendiamo questa data e facciamo un altro rapido calcolo. Ricordate la copertina di Abbey Road? Va bene, domanda stupida. Ecco, una parte della targa della Volkswagen è 28 IF e per la PID starebbe a indicare che Paul avrebbe 28 anni, alla data di uscita del disco, se fosse ancora vivo. Salvo poi che, in effetti, Paul ne avrebbe 27, visto che il disco risale al settembre del 1969. A questo punto, è stata avanzata l'ipotesi che in alcune culture orientali si calcoli l'età dal concepimento e così tornano i conti. A me però sembra un po' troppo macchinoso, generico e opportunista.
Invece, se Bill fosse nato il 4 Luglio 1941, a Settembre del 1969 avrebbe proprio 28 anni, perciò il riferimento sulla targa, il 28 IF, potrebbe essere riferito a lui. Specie se supponiamo che sia stata inscenata la sua morte per fargli assumere l'identità di Paul. E anche se consideriamo che la Volkswagen nella copertina di Abbey Road identifica proprio Bill, ma questa la rinviamo ad un'altra puntata.
State in zona...
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domenica 19 maggio 2013
Strani errori al Giubileo della Regina
Un anno fa, a Londra. Beh, poco meno di un anno fa...
Con la mia traduttrice avevamo deciso che, avendo quasi finito le traduzioni di Seguendo Mr. Apollo, quello che ci voleva era un bel "sopralluogo", un viaggio nei luoghi dei Beatles alla ricerca di conferme alla mia teoria. Ammettiamolo pure: non potevamo certo aspettarci le impronte ancora fresche, ma tant'è, l'entusiasmo era proprio quello.
Guarda il caso, in Inghilterra si festeggiava il Giubileo di Diamante della Regina Elisabetta II, cioè i sessant'anni di regno della Regina. Il giorno del nostro arrivo, il 4 Giugno, coincideva con il concerto che si teneva in suo onore davanti ai cancelli di Buckingham Palace.
Potevamo mancare?
Si, ma l'idea non ci piaceva, così pianificammo tutto: in aereo fino a Manchester, dall'aeroporto al centro città in treno, e fino a Londra in corriera. Se tutto avesse funzionato alla perfezione, saremmo state puntuali per l'inizio del concerto.
Con molte mosse, poco calibrate, alla fine siamo riuscite a perderci il concerto, a fare un certo numero di trasferimenti inutili e a regalare un po' di soldi ai trasporti inglesi.
Così, il nostro soggiorno iniziava con un po' di delusione sciolta in un pittoresco e gaio festeggiamento.
Con la mia traduttrice avevamo deciso che, avendo quasi finito le traduzioni di Seguendo Mr. Apollo, quello che ci voleva era un bel "sopralluogo", un viaggio nei luoghi dei Beatles alla ricerca di conferme alla mia teoria. Ammettiamolo pure: non potevamo certo aspettarci le impronte ancora fresche, ma tant'è, l'entusiasmo era proprio quello.
Guarda il caso, in Inghilterra si festeggiava il Giubileo di Diamante della Regina Elisabetta II, cioè i sessant'anni di regno della Regina. Il giorno del nostro arrivo, il 4 Giugno, coincideva con il concerto che si teneva in suo onore davanti ai cancelli di Buckingham Palace.
Potevamo mancare?
Si, ma l'idea non ci piaceva, così pianificammo tutto: in aereo fino a Manchester, dall'aeroporto al centro città in treno, e fino a Londra in corriera. Se tutto avesse funzionato alla perfezione, saremmo state puntuali per l'inizio del concerto.
Con molte mosse, poco calibrate, alla fine siamo riuscite a perderci il concerto, a fare un certo numero di trasferimenti inutili e a regalare un po' di soldi ai trasporti inglesi.
Così, il nostro soggiorno iniziava con un po' di delusione sciolta in un pittoresco e gaio festeggiamento.
E il concerto? Lo abbiamo visto in televisione, commentando, di tanto in tanto, che c'era troppa gente, che doveva essere proprio scomodo essere lì in mezzo... che in fondo non ci saremmo nemmeno divertite...
...E tutto questo, solo per introdurre l'indizio di oggi.
Ovviamente, il concerto a Buckingham Palace era un grosso evento e veniva chiuso dal più alto in grado tra tutti i cantanti inglesi: Paul McCartney.
I cantanti, prossimi a salire sul palco, venivano presentati in vario modo, alcuni in modo affettuoso, altri in modo simpatico. McCartney, in modo decisamente strano.
Dal video possiamo vedere che Paul McCartney è stato presentato dal comico Peter Keye, vestito da buffone (suppongo), e fin qui niente di strano. Tuttavia, alla fine della presentazione possiamo sentire distintamente il nome che pronuncia Keye: Paul Winston McCartney!!! Come tutti sanno, il suo nome per esteso è James Paul McCartney, mentre Winston era il secondo nome di John Lennon. Mistero.
Sul significato dell'episodio, nessuna spiegazione: Paul, se l'ha notato, non ha dimostrato di esserci rimasto male o di rimanerne nemmeno stupito o offeso. La stampa non si è interessata minimamente della cosa, sebbene fiumi di inchiostro siano stati versati a proposito del colore dei vestiti o dei capelli delle altre star.
Solo su Internet ci si è posti il dubbio: è stato un errore? O piuttosto qualcuno ha voluto ricordare a Sir Paul che se stava sul QUEL palco era per via di quel Winston con cui aveva lavorato tanto tempo fa? Può essere, e a me è stato chiaro qualche giorno dopo a Londra, quando, alla nostra domanda su dove fosse Abbey Road, una simpatica signora ci chiese: "Quella del disco dove Lennon attraversa sulle strisce?", come se gli altri tre avessero attraversato da un'altra parte. Mah.
Ad ogni modo, io ho fatto una mia considerazione, che rimane solo un'opinione. Bill, da anni ormai cerca di far capire la verità, spesso richiamando l'attenzione con qualche stranezza. Se questa fosse una di quelle volte, l'ipotesi sarebbe sostenuta dalla mancata presa di posizione di McCartney dopo l'"errore" di Keye.
Se fosse una di quelle volte, è rimasta inascoltata e incompresa al pari di tutte le altre. Peccato.
lunedì 22 aprile 2013
Sgt. Pepper: il capolavoro rinnegato
Chiunque entri nel blog Seguendo Mr. Apollo avrà notato che il disco Sgt. Pepper and the Lonely Hearts Club Band è indicato come "il capolavoro rinnegato". Che sia un capolavoro non è mai stato messo in discussione, soprattutto se consideriamo che il disco occupa la prima posizione della classifica dei 500 migliori album di sempre secondo Rolling Stones.
Sgt. Pepper è un concept album: un disco che si presenta come un tutto, un disco che tratta, in ogni sua parte, dello stesso argomento. Si, ma quale? E qui c'è un certo disaccordo. Per dire, tutti riconoscono che, nella copertina di Sgt. Pepper, i quattro siano in posa davanti a una tomba composta da fiori rossi, giacinti, secondo Apollo C. Vermouth. Ma se andate a guardare le versioni ufficiali, non si parla minimamente di ciò: è piuttosto interpretata come la parata di una banda musicale, oltre che ovviamente essere vista come una nuova prospettiva del mondo secondo i Beatles.
E allora, direte, perché sarebbe un capolavoro rinnegato? Perché tutto il disco racconta una storia. Apollo dice che ogni elemento sulla copertina, ogni personaggio e ogni oggetto è messo lì per un motivo, niente è casuale. Un capolavoro d'arte e dì ingegneria creativa. Ma siamo daccapo a dodici: quale storia racconta? Quella della morte di Paul McCartney? Chi crede nella PID pensa di si. Io, ovviamente penso di no.
Ma la storia c'è eccome: nella copertina, nelle foto all'interno del disco, nelle canzoni e, io direi, nelle fotografie del lancio del disco. Ogni singolo personaggio e ogni oggetto racconta un pezzetto della loro storia. Anzi, ogni personaggio è stato scelto proprio perché poteva rappresentare quel pezzetto di storia.
La copertina di Sgt. Pepper è a buon diritto la madre di tutti gli indizi. Tutti gli indizi successivi puntano indietro a Pepper, tranne forse la copertina di Abbey Road, che è piuttosto autonoma, se possiamo dire così.
Mr. Apollo dice che il Magical Mistery Tour punta indietro a Sgt. Pepper, usando lo stesso linguaggio e contando sul fatto che chi era distratto al primo giro, finalmente capisse tutto al secondo giro. Ma nessuno capì comunque nulla. A dirla con Mr. Apollo, è stato come aver scritto il libro più bello del mondo e nessuno aveva letto l'ultimo capitolo.
Dal 1968 in poi, però, le cose cominciano a cambiare, gli animi si agitano e i dissapori si inaspriscono. Sorvoliamo per ora su quali fossero i protagonisti dei dissapori, basta sapere che i messaggi nei dischi, in questo periodo non sono tra le priorità dei nostri protagonisti. Perciò non troviamo tanti indizi nel White Album. A parte uno piuttosto grosso.
Nel 1970, durante la celebrazione del processo a Charles Manson per la strage di Malibù, il criminale giustificò gli omicidi dicendo di avere seguito i messaggi nascosti nelle canzoni dei Beatles: Helter Skelter, soprattutto. Non è roba da poco, così a loro non resta altro da fare che negare in toto l'esistenza di qualsiasi messaggio o indizio o riferimento di qualsiasi tipo.
A questo punto, dice Apollo, viene stabilita una versione comune da cui nessuno si deve discostare. Ma per distrazione o per reale interesse a che tutto venga svelato, diversi dei protagonisti di questa storia si "lasciano sfuggire" qualcosa.
Da ciò che è stato lasciato in vista, si può ancora giungere alla verità. Progetto ambizioso la verità, ma tant'è, continua a valere la pena tentare...
Sgt. Pepper è un concept album: un disco che si presenta come un tutto, un disco che tratta, in ogni sua parte, dello stesso argomento. Si, ma quale? E qui c'è un certo disaccordo. Per dire, tutti riconoscono che, nella copertina di Sgt. Pepper, i quattro siano in posa davanti a una tomba composta da fiori rossi, giacinti, secondo Apollo C. Vermouth. Ma se andate a guardare le versioni ufficiali, non si parla minimamente di ciò: è piuttosto interpretata come la parata di una banda musicale, oltre che ovviamente essere vista come una nuova prospettiva del mondo secondo i Beatles.
E allora, direte, perché sarebbe un capolavoro rinnegato? Perché tutto il disco racconta una storia. Apollo dice che ogni elemento sulla copertina, ogni personaggio e ogni oggetto è messo lì per un motivo, niente è casuale. Un capolavoro d'arte e dì ingegneria creativa. Ma siamo daccapo a dodici: quale storia racconta? Quella della morte di Paul McCartney? Chi crede nella PID pensa di si. Io, ovviamente penso di no.
Ma la storia c'è eccome: nella copertina, nelle foto all'interno del disco, nelle canzoni e, io direi, nelle fotografie del lancio del disco. Ogni singolo personaggio e ogni oggetto racconta un pezzetto della loro storia. Anzi, ogni personaggio è stato scelto proprio perché poteva rappresentare quel pezzetto di storia.
La copertina di Sgt. Pepper è a buon diritto la madre di tutti gli indizi. Tutti gli indizi successivi puntano indietro a Pepper, tranne forse la copertina di Abbey Road, che è piuttosto autonoma, se possiamo dire così.
Mr. Apollo dice che il Magical Mistery Tour punta indietro a Sgt. Pepper, usando lo stesso linguaggio e contando sul fatto che chi era distratto al primo giro, finalmente capisse tutto al secondo giro. Ma nessuno capì comunque nulla. A dirla con Mr. Apollo, è stato come aver scritto il libro più bello del mondo e nessuno aveva letto l'ultimo capitolo.
Dal 1968 in poi, però, le cose cominciano a cambiare, gli animi si agitano e i dissapori si inaspriscono. Sorvoliamo per ora su quali fossero i protagonisti dei dissapori, basta sapere che i messaggi nei dischi, in questo periodo non sono tra le priorità dei nostri protagonisti. Perciò non troviamo tanti indizi nel White Album. A parte uno piuttosto grosso.
Nel 1970, durante la celebrazione del processo a Charles Manson per la strage di Malibù, il criminale giustificò gli omicidi dicendo di avere seguito i messaggi nascosti nelle canzoni dei Beatles: Helter Skelter, soprattutto. Non è roba da poco, così a loro non resta altro da fare che negare in toto l'esistenza di qualsiasi messaggio o indizio o riferimento di qualsiasi tipo.
A questo punto, dice Apollo, viene stabilita una versione comune da cui nessuno si deve discostare. Ma per distrazione o per reale interesse a che tutto venga svelato, diversi dei protagonisti di questa storia si "lasciano sfuggire" qualcosa.
Da ciò che è stato lasciato in vista, si può ancora giungere alla verità. Progetto ambizioso la verità, ma tant'è, continua a valere la pena tentare...
giovedì 14 febbraio 2013
PID: il grande scherzo
Quello che succede dopo lo scoop del disc jokey è la psicosi
collettiva. I fan, impazziti per la notizia della morte di Paul, reagiscono in
modo inconsulto e disperato ma, soprattutto, da subito comincia a diffondersi
la frenesia per la ricerca degli indizi nei dischi. Se ne trovano di tutti i
tipi, molti dei quali davvero macabri.
In poco tempo e in modo davvero tragico tutta questa storia
si trasforma in una cinica caccia al tesoro.
E i Beatles? Saranno stati travolti dalla faccenda. Non proprio.
Alle domande dei giornalisti sapete che cosa rispondono? "E' tutta vecchia
spazzatura". Attenzione: non dicono che non è vero nulla, è come se quella
spazzatura, loro la conoscessero già.
E McCartney? Ecco, qui la cosa è più complicata. Si rifugia
nella sua casa in Scozia con sua moglie e le due figlie. Quando i giornalisti
lo avvicinano, li accoglie con una secchiata d'acqua gelata e li caccia dalla sua
terra, poi, organizzando una reazione più ragionevole, non solo li accoglie in
casa, ma rilascia loro un'intervista in cui, tra le altre cose, ammette di non
essere morto e annuncia lo scioglimento del gruppo.
Si, perché tutto, guarda i casi della vita, succede nello
stesso periodo di tempo. Abbey Road, l'ultimo disco registrato dai Beatles,
viene pubblicato il 26 Settembre 1969, lo scoop alla radio è del 12 Ottobre,
l'intervista con cui McCartney scioglie i Beatles viene pubblicata il 7
Novembre. Non è strano?
Quindi, da quello che abbiamo detto, la cosa più probabile è
che si tratti di uno scherzo, giusto? Tutto si riduce a una manovra pubblicitaria dei Beatles per
rilanciare le vendite dei loro dischi perché sapevano che da lì a breve si
sarebbero sciolti?
Sarebbe certamente la cosa più logica. Se non fosse..
Se non fosse che gli indizi, la maggior parte almeno, ci
sono eccome.
E che negli ultimi tre anni ci sono stati molti cambiamenti
nella band, dallo stile delle canzoni al fatto che Lennon e McCartney non
scrivono più insieme.
Ma anche che McCartney ora ha gli occhi verdi, la testa più
lunga, i denti più dritti, è più alto, non ha più la fossetta sul mento, il suo
tono di voce è più alto di un paio di toni e ha un atteggiamento più impacciato
rispetto a qualche tempo prima.
Infine, ora tutti odiano Paul, mentre fino a tre anni prima andavano
d'amore e d'accordo, proprio come fratelli.
Insomma, le stranezze sono tante e tutto ci induce a non
liquidare l'argomento come un mucchio di fesserie. Ma non ne avevamo certo
l'intenzione, giusto?
domenica 3 febbraio 2013
Benvenuti
Per prima cosa voglio dare il benvenuto su questo blog a tutti quelli che volessero fermarsi a dare un'occhiata. Mettetevi pure comodi.
Questo blog nasce essenzialmente per raccontare una storia, la stessa che ho raccontato col mio primo libro: "Seguendo Mr. Apollo".
Fino a qualche anno fa non avrei mai pensato di aprire un blog. Ne ho seguiti un paio per diverso tempo ma per la mia indole, piuttosto riservata, non mi sono mai sentita di aprire un diario pubblico e raccontare qualcosa. Forse, più semplicemente non avevo niente che valesse la pena di essere condiviso, prima di "Seguendo Mr. Apollo".
Così come non avrei mai immaginato di appassionarmi tanto ai Beatles da voler pubblicare un libro su di loro e sul loro genio. In effetti non conoscevo nemmeno tantissime canzoni, mea culpa. A dirla tutta, non ricordavo nemmeno mai tutti i nomi (sic); quello di George Harrison mi sfuggiva sempre, prima di "Seguendo Mr. Apollo".
E inaspettato è stato anche il viaggio in Inghilterra, alla ricerca delle ultime tessere del mio puzzle. Per quanto possa sembrare assurdo, le ho trovate proprio davanti all'attraversamento pedonale di Abbey Road, là dove tutto finisce e ricomincia.
Ecco, diciamo che la storia contenuta in questo libro è arrivata di soppiatto, è passata come un ciclone e ha lasciato una gran voglia di raccontare le mie scoperte ai curiosi interessati. Ovviamente spero ce ne siano davvero tanti, perchè penso ne valga la pena.
Questo blog nasce essenzialmente per raccontare una storia, la stessa che ho raccontato col mio primo libro: "Seguendo Mr. Apollo".
Fino a qualche anno fa non avrei mai pensato di aprire un blog. Ne ho seguiti un paio per diverso tempo ma per la mia indole, piuttosto riservata, non mi sono mai sentita di aprire un diario pubblico e raccontare qualcosa. Forse, più semplicemente non avevo niente che valesse la pena di essere condiviso, prima di "Seguendo Mr. Apollo".
Così come non avrei mai immaginato di appassionarmi tanto ai Beatles da voler pubblicare un libro su di loro e sul loro genio. In effetti non conoscevo nemmeno tantissime canzoni, mea culpa. A dirla tutta, non ricordavo nemmeno mai tutti i nomi (sic); quello di George Harrison mi sfuggiva sempre, prima di "Seguendo Mr. Apollo".
E inaspettato è stato anche il viaggio in Inghilterra, alla ricerca delle ultime tessere del mio puzzle. Per quanto possa sembrare assurdo, le ho trovate proprio davanti all'attraversamento pedonale di Abbey Road, là dove tutto finisce e ricomincia.
Ecco, diciamo che la storia contenuta in questo libro è arrivata di soppiatto, è passata come un ciclone e ha lasciato una gran voglia di raccontare le mie scoperte ai curiosi interessati. Ovviamente spero ce ne siano davvero tanti, perchè penso ne valga la pena.
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